Perché sì- Stefano Ceccanti- Quotidiano Nazionale

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W. Veltroni- Le riforme necessarie (L’Unità) #bastaunsì

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Le motivazioni di voti di Giorgio Armillei #bastaunsì

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La dichiarazione di voto di Michele Nicoletti #bastaunsì

Perché votare Sì al referendum

E’ da molti anni che attendiamo la riforma delle nostre istituzioni. Ero appena laureato quando seguivo i tentativi di Roberto Ruffilli, mio professore a Bologna, in Commissione Bozzi assieme a Scoppola, Andreatta, Pasquino, Barbera e tanti altri.

Era il 1983. Da allora in molti hanno cercato, senza successo, di superare l’anomalia italiana di un bicameralismo paritario che non ha eguali in Europa e che, soprattutto negli ultimi anni, ha incredibilmente affaticato le nostre politiche indebolendo sia il Parlamento che il Governo.

Oggi più che mai difronte alle sfide globali delle grandi disuguaglianze, del dramma dei migranti, dei conflitti internazionali e del terrorismo abbiamo bisogno di istituzioni responsabili che consentano ai cittadini di indirizzare col proprio voto i governi nazionali ed europei.

Istituzioni deboli e confuse sia a livello regionale che nazionale non fanno un buon servizio alla democrazia. La riforma che abbiamo votato in Parlamento non è perfetta ma va in questa direzione.

In queste settimane in tanti incontri in Trentino, in altre regioni italiane e in altri Paesi europei ho trovato centinaia di persone, giovani, studenti, cittadini, colleghi stranieri interessati a capire le ragioni del cambiamento.

Laddove è stato possibile spiegare ho trovato sempre ascolto e disponibilità a darci una mano in questa campagna. A tutte le persone che ho incontrato un sincero GRAZIE. Per rafforzare il potere dei cittadini e il potere dell’Italia in Europa è importante votare Sì.

In diversi articoli che trovate di seguito cerco di spiegare in modo più articolato le ragioni di questa scelta.

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La replica di Giorgio Tonini a Lucia Annunziata #bastaunsì

LUCIA ANNUNZIATA, IL NO E IL COMMA 22
Lucia Annunziata ha scritto sull’Huffingtonpost che voterà No. E onestamente nessuno si è meravigliato: si era capito da tempo quale fosse il suo pensiero. Ha invece colpito, almeno me, il ragionamento col quale Annunziata ha motivato la sua opzione: la riforma sarebbe inficiata da una sorta di peccato originale, quello di non essere stata proposta da un governo legittimato da un chiaro mandato elettorale. Del resto, osserva Annunziata, è dalla caduta di Berlusconi nel 2011 che l’Italia vive una condizione di sospensione della fisiologia democratica, non avendo più conosciuto un governo figlio di una elezione popolare. “Di sicuro – conclude Annunziata – si può dire che far fare una riforma costituzionale a un premier eletto avrebbe assicurato un percorso di scrittura della riforma più trasparente, più corretto, e sicuramente più solido”. Il problema che Annunziata sembra non vedere è che se avessimo potuto avere quello che lei chiama, un po’ sbrigativamente, “un premier eletto”, non ci sarebbe stato bisogno di nessuna riforma. Se ci si è dovuti imbarcare nell’impresa della riforma costituzionale ed elettorale, prima con Letta e poi con Renzi, è proprio perché l’attuale sistema non è in grado, per ragioni strutturali e non occasionali, di produrre governi legittimati dal voto degli elettori. Il bicameralismo paritario e una legge elettorale (al Senato) di fatto proporzionale, insieme ad un sistema politico che è diventato almeno tripolare, non possono infatti produrre nessun premier eletto. Gli unici governi possibili, in questo sistema politico-istituzionale, sono quelli generati in Parlamento da un qualche, fragile e precario accordo tra forze politiche. La riforma oggetto del referendum di domenica punta a rimuovere questo impedimento strutturale, mediante la previsione del famigerato “combinato disposto” del superamento del bicameralismo paritario, con la limitazione del potere di fiducia alla sola Camera, e di una legge elettorale maggioritaria (che sia l’Italicum o un’altra qui poco importa). Votare No a questa riforma vuol dire decidere che anche la prossima legislatura debba nascere senza un “premier eletto”, che invece avremmo se vincesse il Sì. Dunque Lucia Annunziata si è infilata in una sorta di “comma 22”: voterà No perché la riforma non è stata proposta da un premier eletto, ma votando No rende impossibile l’investitura popolare del governo, anche nella prossima legislatura.

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02/12/2016 · 19:34

Una doverosa precisazione sull’ultima bufala sulla legge Senato #bastaunsì

La nuova legge elettorale per il Senato è approvabile subito dopo l’entrata in vigore della riforma

Contrariamente all’ultima bufala diffusa (e in attesa della prossima) il testo della riforma è chiaro.

La riforma costituzionale per l’approvazione della legge elettorale che regolerà il nuovo Senato ha limpidamente previsto due scadenze:

la prima è la data a partire dalla quale si può approvare la legge e da cui quindi una minoranza parlamentare può ricorrere alla Corte in via preventiva per farne valutare la costituzionalità;

la seconda è la data finale entro cui approvarla.

La prima è collocata nell’articolo 39 comma 11 della riforma dove si regolamenta il ricorso preventivo alla Corte sulle leggi elettorali nella fase transitoria, che consentirà anche il vaglio dell’Italicum: è la data di entrata in vigore della legge, cioè il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, in seguito ai risultati favorevoli al Sì.

La seconda è collocata nell’articolo 39 comma 6: si tratta di sei mesi dopo l’elezione della nuova Camera dei deputati.

Il nuovo Senato e la nuova Camera partiranno insieme: la nuova legge che prevede il voto dei cittadini sui consiglieri-senatori sarà concretamente applicabile alle Regioni man mano che essere rinnoveranno i loro consigli. Nel frattempo si applicherà la norma transitoria perché l’unica alternativa sarebbe stata quella di sciogliere anticipatamente d’imperio i Consigli regionali violando la loro autonomia.

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