Archivi del mese: giugno 2012

La sintetica relazione che ho fatto stamani sull’anticorruzione alle Commissioni I e II

Relazione sul ddl anticorruzione (n. 2156-B)
Il provvedimento giunge dalla Camera fortemente modificato, in termini di ampliamento quantitativo ma anche qualitativo, rispetto alla precedente lettura del Senato: ai 10 articoli originari, peraltro modificati, se ne aggiungono ulteriori 17.
Ripercorriamo rapidamente le modifiche intervenute.
L’articolo 1 è espanso, in particolare rispetto alle finalità dell’autorità nazionale anticorruzione e alle modalità con cui è congegnato il piano nazionale anticorruzione.
E’ inserito un nuovo art. 2 ai fini della copertura del funzionamento della Civit.
Il precedente art. 2 diventa art. 3 e, rispetto alla formulazione originaria sulla trasparenza dell’attività amministrativa, si aggiunge una delega molto dettagliata al Governo per il riordino della relativa disciplina.
Un nuovo art. 4 inserisce modifiche alla legge sul procedimento amministrativo in relazione agli obblighi dei soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrative.
Il nuovo art. 5 interviene sulla medesima legge in relazione al provvedimento conclusivo del procedimento.
Il nuovo art. 6 inserisce norme relative alla trasparenza delle attribuzioni di posizioni dirigenziali.
Il nuovo art. 7 inserisce nella legge sul procedimento una normativa relativa al conflitto di interesse.
Il precedente art. 3 diventa art. 8 e, tra l’altro, specifica puntualmente il codice di comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione.
Il nuovo art. 9 interviene anch’esso sulla legge sul procedimento in relazione alla motivazione degli accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento.
Il nuovo art. 10 introduce una delega al Governo per gli illeciti e le sanzioni rispetto ai termini dei procedimenti.
Un’ulteriore delega è inserita dal nuovo art. 11 sulla non conferibilità e incompatibilità degli incarichi dirigenziali.
Il precedente art. 4 diventa art. 12 e puntualizza maggiormente le modalità di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti.
L’art. 5 diventa art. 13 e dettaglia ulteriormente le attività di imprese particolarmente esposte al rischio di infiltrazione mafiosa.
Il nuovo art. 14 va a modificare il codice dei contratti pubblici.
L’art. 6 diventa art. 15 e, oltre a occuparsi di prevenzione della corruzione nei livelli pubblici sub-statali si occupa anche dei soggetti di diritto privato soggetti al controllo dei relativi enti.
L’art. 7 diventa 16 con lievi modifiche in relazione alla Corte dei Conti.
L’art. 8 diventa 17 con qualche modifica relativa alla delega su incandidabilità e divieti a ricoprire cariche pubbliche.
Il nuovo art. 18 è relativo ai collocamenti fuori ruolo di magistrati e avvocati e procuratori dello Stato.
L’art. 9 relativo alle modifiche al codice penale diventa 19 con alcune modifiche di contenuto che ne ampliano la portata.
Il nuovo art. 20 introduce modifiche al codice civile sulla corruzione tra privati.
Il nuovo art. 21 introduce modifiche al decreto legislativo sulla responsabilità amministrativa.
I nuovi artt. 22 e 23 introducono varie modifiche al codice di procedura penale.
I nuovi artt. 24 e 25 introducono alcune modifiche al Testo Unico Enti Locali.
Il nuovo art. 26 introduce una modifica alla legge sul giudicato penale relativo ai dipendenti pubblici.
L’art. 10 si trasforma in art. 27 riproponendo la medesima clausola di invarianza rispetto agli oneri.

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CORRUZIONE: SENATO, AL VIA ESAME DDL IN COMMISSIONE =

(AGI) – Roma, 28 giu. – Al via l’iter in Senato del ddl
anticorruzione. Il provvedimento, approvato dalla Camera con la
fiducia posta dal governo, e’ stato incardinato in commissione
Giustizia. Relatori Stefano Ceccanti, per il Pd, e Alberto
Balboni, per il Pdl.
Secondo quanto si e’ appreso in ambienti parlamentari, il
ministro della Giustizia, Paola Severino, che si trova negli
Stati Uniti, ha fatto sapere al presidente della commissione,
Filippo Berselli, di avere intenzione di seguire personalmente
l’esame del provvedimento, che riprendera’ da martedi’
prossimo. (AGI)

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PARTITI: BIANCO-CECCANTI, DA GOVERNO IMPEGNO PER DL TAGLIO RIMBORSI =

E PER DESTINARE RISORSE A TERREMOTATI

Roma, 28 giu. (Adnkronos) – “Il governo si e’ impegnato, su
richiesta del Pd, condivisa da tutti i gruppi della commissione Affari
Costituzionali del Senato, ad emanare un decreto legge che consenta
l’immediata applicazione della norma che diminuisce il finanziamento
pubblico ai partiti e restituisce le risorse ai terremotati”. Lo
dichiarano Enzo Bianco e Stefano Ceccanti del Pd.

“Ancora oggi il Governo ha ribadito che intende approvare quel
decreto nel prossimo Consiglio dei Ministri. Non abbiamo ragione di
dubitare. Ma se cosi’ non fosse, il Pd e’ pronto ad approvare martedi’
in commissione e mercoledi’ in aula il disegno di legge. Anche senza
le modifiche de i miglioramenti che avremmo voluto apportare”,
concludono.

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RIFORME: CECCANTI, RACCOGLIERE SUBITO L’INVITO DI NAPOLITANO, L’OTTIMO E’ NEMICO DEL BENE

“Sulle riforme costituzionali ogni forza politica nel dar vita all’accordo originario aveva ceduto qualcosa che riteneva ottimale per dar luce a un’intesa possibile, comunque migliorativa dello status quo, senza vinti né vincitori”. Lo afferma il senatore del Pd Stefano Ceccanti che poi continua: “Il Presidente Napolitano ci ricorda ora saggiamente che l’ottimo è nemico del bene perché il gioco al rialzo produrrebbe inevitabilmente il nulla. Un nulla senza vincitori col Paese radicalmente sfiduciato dopo riforme promesse e non mantenute. Riprendiamo quindi subito senza esitazioni il filo spezzato ieri ritornando all’intesa precedente, l’unica – conclude Ceccanti – che possa ottenere i due terzi in Parlamento”

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Il testo dell’emendamento che ha affondato la riforma costituzionale

Questo è il testo dell’emendamento approvato in Aula (col relativo sub-emendamento incorporato) che stravolgendo l’art. 2 con un Senato pseudo-federale ha affondato la riforma costituzionale.

La riforma non ha alcunché di federale, come dimostrato dal permanere del rapporto fiduciario.

Complica la vita del Senato che opera con due composizioni: una standard da 250 senatori a cui si aggiungono 21 delegati regionali e delle province di Trento e Bolzano che votano quasi sempre perché sono chiamati a farlo sia quando si vota sulle materie concorrenti sia per le materie “di interesse degli enti territoriali” (quasi tutto). Per superare la loro possibile opposizione si moltiplicherà la necessità del Governo di porre la fiducia, da cui essi sono esclusi.

«Art. 2. – (Senato Federale della Repubblica). – 1. L’articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

“Art 57. – Il Senato Federale della Repubblica è composto da duecentocinquanta senatori eletti a suffragio universale e diretto su base regionale.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta Valle d’Aosta uno.

La ripartizione dei seggi fra le Regioni previa applicazione delle disposizioni del secondo comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

L’elezione del Senato Federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

Partecipa ai lavori del Senato Federale della Repubblica, secondo le modalità e con gli effetti previsti dal suo regolamento, con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali, un rappresentante per ogni Regione, eletto fra i propri componenti, all’inizio dI ogni legislatura regionale, da ciascun consiglio o assemblea regionale. Per la Regione Trentino-Alto-Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome eleggono ciascuno un rappresentante. I rappresentanti delle Regioni nel Senato Federale della Repubblica non sono membri del Parlamento, non ricevono la relativa indennità e ad essi si applica la prerogativa di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione».

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DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE su referendum di indirizzo

SENATO DELLA REPUBBLICA

———– XVI LEGISLATURA ———–

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE
d’iniziativa dei senatori CECCANTI E CHITI, BIANCO, ADAMO, AGOSTINI, CABRAS, CHIAROMONTE, CHIURAZZI, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, FOLLINI, MARIA PIA GARAVAGLIA, GIARETTA, ICHINO, INCOSTANTE, LEGNINI, MORANDO, MORRI, MUSI, NEGRI, PALMIZIO, PASSONI, PEGORER, PETERLINI, PINOTTI, PROCACCI, RANUCCI, SANNA, TONINI, VIMERCATI, VITALI, MUSSO, SALTAMARTINI

Indizione di un Referendum di indirizzo sulla riforma della forma di governo prevista dalla Parte II della Costituzione

Relazione illustrativa

Colleghi senatori! Il rischio di un ennesimo stallo sulle riforme costituzionali ed elettorali, dopo l’eventuale fallimento del tentativo sperimentato in questi mesi, non sarebbe senza effetti per il Paese. Le forze politiche presenti in Parlamento si giocano su questo terreno larga parte della loro credibilità. Continua a leggere

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RIFORME: CECCANTI E CHITI, DDL PER REFERENDUM COSTITUZIONALE =

Roma, 27 giu. (Adnkronos) – “Questa mattina abbiamo depositato
un disegno di legge costituzionale che precisa la proposta di
referendum costituzionale di indirizzo sulla forma di governo e
l’abbiamo inviata per l’adesione a tutti i senatori di tutti i
gruppi”. Lo affermano i senatori Stefano Ceccanti e Vannino Chiti del
Partito democratico.

“Se su punti qualificanti dell’accordo originario, in
particolare sulla forma di governo, non si riesce a mantenere un
accordo sarebbe pertanto preferibile – sostengono Ceccanti e Chiti –
da un lato scorporare le parti su cui il consenso permane approvandole
a maggioranza di due terzi e nel contempo, dall’altro lato,
predisporre uno strumento per condurre comunque in porto la riforma
anche sul resto, evitando di tenere ulteriormente aperta la questione
istituzionale. Non si tratta di ripartire da zero. Sulla forma di
governo esistono da tempo due proposte coerenti gia’ istruite. Da un
lato quella del Primo Ministro concordata originariamente e basata sui
pilastri del testo costituzionale tedesco. Dall’altro quella
semi-presidenziale che si ispira al testo vigente nella V Repubblica
francese, tenendo conto del testo Salvi approvato a suo tempo nella
Commissione Bicamerale” .

“Il referendum di indirizzo – concludono Ceccanti e Chiti – si
basa su due precedenti. Il primo e’ quello varato in Francia nel 1945
per dirimere il conflitto tra visioni diverse del processo costituente
e il secondo e’ quello italiano della legge costituzionale 2/1989 sui
poteri costituenti al Parlamento europeo. Riflettiamoci bene. Il
rischio di un ennesimo stallo sulle riforme costituzionali ed
elettorali, dopo l’eventuale fallimento del tentativo sperimentato in
questi mesi, non sarebbe senza effetti per il Paese”.

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