Archivi del mese: luglio 2012

Dichiarazione congiunta Hollande – Monti

http://www.elysee.fr/president/mediatheque/videos/videotheque.10.html?itemid=29765

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Nuovo Qdr

On line qdR_72, il webzine dei riformisti italiani, quello che vogliono cambiare tutto e subito e non salgono sull’Aventino (che pure la prima volta, salirci non fu proprio una genialata). Noi guardiamo all’America di Gabriele De Giorgi Quella collaborazione necessaria di Alessandro Maran Draghi che spengono gli incendi di Marco Martorelli L’Ilva e il black out delle istituzioni di Gianfranco Borghini Le (ottime) ragioni di Area C di Emanuele Lazzarini Perché continuare a scommettere sul Pd di Marco Campione Il Pd, i filosofi e il riformismo di Corrado Ocone L’equazione della governabilità di Claudio Petruccioli Cool Britannia di Fasano & Rodriguez Nasce il brevetto unico europeo di Elisa Filippi La porti un bacione a Londra di Cosimo Pacciani Legge elettorale: l’Italia viene prima di Francesco Clementi Napoli. Italia. Europa di Gino Cimmino E’ un’iniziativa di LIBERTA’eguale.

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Riforma elettorale – una mia intervista al quotidiano nazionale

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1IEX2Q

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Spending review -la dichiarazione di voto per il Pd di Enrico Morando

MORANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Signora Presidente, il voto del Partito Democratico sarà favorevole, in primo luogo perché vogliamo rafforzare il Governo Monti nella sua iniziativa in Europa e nel mondo, per affrontare la più lunga fase di difficoltà economiche dalla grande depressione del 1929 ad oggi.
Ogni giorno abbiamo importanti conferme della ritrovata credibilità del Paese nel difficile confronto in corso nella dimensione globale ed europea. Abbiamo potuto apprezzare i risultati del vertice di fine giugno, ma sappiamo che le settimane e i mesi che ci stanno di fronte sono decisivi per tradurre quei risultati effettivamente in atto. Mi riferisco, in primo luogo, all’unione finanziaria, con un sistema di vigilanza e di regolazione sul sistema bancario in capo alla Banca centrale europea, come premessa per un sistema europeo di intervento diretto sulle crisi bancarie, non intermediato – cioè – dal bilancio del rispettivo Stato. A sua volta, questa è la condizione per avere finalmente una garanzia europea sui depositi.
Mi riferisco, inoltre, all’effettiva trasformazione del meccanismo europeo di stabilità in un soggetto in grado di piegare la speculazione quando essa attacca i titoli di uno Stato che rispetta pienamente le regole fissate dal Patto di stabilità, dai Trattati e dalla sua Costituzione e, perciò, non si merita differenziali troppo grandi nei rendimenti richiesti per finanziare il suo debito.
Infine, mi riferisco alle nuove misure di sostegno alla crescita, tra cui spiccano quei project bond che – diciamo le cose come stanno -, quasi irrilevanti sotto il profilo quantitativo, hanno invece un enorme rilievo politico qualitativo, perché aprono finalmente la porta che introduce nel mondo dei titoli di debito emessi sul merito di credito dell’euro-area, in quanto tale, e non su quello dei singoli Stati. Tutto ciò è stato convenuto a giugno, ma quasi nulla di tutto ciò potrà diventare operativo – altro che elezioni anticipate – se il Governo Monti, che ha avuto un grande ruolo per giungere a quegli accordi, non fosse messo in grado di svolgerne adesso uno altrettanto grande e, per certi aspetti, più difficile per la sua attuazione. (Applausi dal Gruppo PD).
Ecco, in primo luogo, il senso della nostra fiducia. Il nostro voto, però, sarà favorevole anche per ragioni che hanno più direttamente a che fare con i due decreti al nostro esame. Per l’essenziale, queste ragioni sono due. La prima nasce dalla conferma dei caratteri e degli obiettivi di fondo del complesso degli interventi di politica economica e fiscale realizzati dal Governo Monti tra dicembre ed oggi. La seconda nasce, invece, dal nostro convinto apprezzamento – non vi è contraddizione tra queste due cose, come cercherò di dire – per una chiara correzione che il Governo ha voluto introdurre con questi due decreti nella composizione della manovra e non nella sua entità (cioè nel rapporto tra il contributo fornito alla manovra stessa dagli aumenti di pressione fiscale rispetto a quello fornito dai risparmi di spesa).
Quanto alla prima ragione, basteranno poche parole. Il ciclo economico sta peggiorando e la recessione sarà – purtroppo – più duratura e profonda di quanto fosse previsto nell’ottobre-novembre scorso. La maggiore caduta del prodotto produrrà minori entrate e, in qualche misura (pensiamo, per esempio, alla spesa per ammortizzatori sociali), produrrà maggiori spese. Perché, allora, il Governo conferma gli obiettivi della manovra di dicembre? Perché non usa i due decreti al nostro esame per effettuare una manovra di ulteriore correzione ad integrazione della correzione dei saldi già operata dalla manovra di dicembre?
La risposta è semplice: perché sia il fiscal compact, sia il nuovo Patto di stabilità e crescita, sia il nuovo articolo 81 della Costituzione obbligano a definire obiettivi in termini strutturali, cioè al netto degli effetti sul bilancio pubblico del ciclo economico.
Di qui, l’adesione ai due decreti che nasce da una conferma. Avevamo ragione noi quando abbiamo sostenuto che le nuove regole lasciavano spazio – in un quadro orientato alla stabilizzazione – a politiche anticicliche. Ammesso che ciò sia utile a lenire le nostre preoccupazioni (forse in qualche caso lo è), possiamo quindi concludere che, in buona sostanza, contrariamente a quello che avevano detto quelli che avevano torto, cioè che già bisognava recitare il de profundis per le politiche anticicliche, noi oggi abbiamo (che nasce dal fatto che l’obiettivo viene confermato, malgrado il peggioramento del ciclo induca un effetto negativo sul bilancio) la prova provata – lo dico un po’ scherzosamente – che Keynes è vivo e lotta insieme a noi. Non è vero che ci siamo preclusi la strada per politiche anticicliche.
La seconda ragione di consenso, invece, nasce dal fatto che, con questi due decreti, il Governo si dimostra sensibile alla principale (e – fatemelo dire, colleghi del Governo – più fondata) delle critiche che sono state rivolte alla sua politica fiscale: «va bene la stabilizzazione (potremmo riassumere così questa critica), ma imponete troppe tasse per realizzare questa stabilizzazione e realizzate troppo pochi risparmi di spesa».
Forse a dicembre non si poteva fare altrimenti, e infatti non si è fatto diversamente. Ma ora che si profilava lo spettro dell’aumento dell’IVA sui consumi che languono, ora si veniva materializzando il rischio (questo è il nucleo fondamentale del provvedimento in termini di politica economica e fiscale che stiamo discutendo) di trasformare, con una ulteriore stangata fiscale, la dura recessione in una vera e propria depressione di lungo periodo. Questo perché, in presenza di un elevato livello di spesa pubblica e di un elevato livello di pressione fiscale, è vero che qualsiasi manovra di correzione (e noi dobbiamo fare una manovra di correzione per le ragioni che sappiamo) ha un effetto recessivo, ma quello indotto da una manovra prevalentemente concentrata sull’aumento della pressione fiscale è certamente più grande rispetto ad una manovra concentrata sulla riduzione della spesa, perché (siccome si concentrano sul lavoro e sull’impresa, cioè sui produttori) in Italia le tasse distorcono direttamente l’attività produttiva, mentre una troppo grande quota della spesa pubblica è invece improduttiva. È per questo che la manovra tutta concentrata sul versante delle tasse ha un effetto recessivo superiore rispetto alle manovre organizzate dal lato della spesa. Non è questione di teoria economica; è questione di considerazione sulla reale natura del sistema produttivo italiano, del sistema fiscale italiano e dei suoi effetti distorcenti.
Bisognava quindi agire e bisognava farlo subito, non a ridosso del 1° ottobre, perché nell’economia contemporanea – anche in quella antica – contano le aspettative; e le aspettative di una stangata fiscale inducono comportamenti economici negativi. Il Governo ha agito e ha corretto significativamente la sua manovra. A regime, minori spese per 10 miliardi di euro coprono un’equivalente riduzione della pressione fiscale. Deve essere il primo di una serie di passi nella direzione giusta e i prossimi dovranno riguardare l’alleviamento del peso fiscale sui produttori, sui lavoratori e sull’impresa, che pagano troppo in rapporto a ciò che ricevono.
La riduzione della spesa è ancora troppo dipendente da tagli lineari? Sì e no. Sì, se il complesso delle amministrazioni non agirà nei prossimi mesi, sfidando il Governo ad una localizzazione più selettiva degli obiettivi di risparmio: se si farà questo, alla fine non resterà che il ricorso alla mannaia del taglio lineare, che ai migliori taglia la testa e ai peggiori il dito mignolo. No, se tutti raccogliamo la sfida di una vera revisione della spesa: bilancio a base zero, valutazione di tutto e di tutti, comparazione dei costi e dei risultati, obiettivi figli di questa comparazione, premi e penalizzazioni.
È un processo che aveva avviato il ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Poi, non solo per responsabilità, anche se per prevalente responsabilità, del Governo di centrodestra, è seguita una colpevole fase di inazione. E le dichiarazioni di voto dei partiti che oggi qui abbiamo ascoltato, che avevano appoggiato in origine il Governo e oggi, proprio a causa di questo provvedimento, non l’appoggiano più e quindi voteranno in modo contrario o si asterranno dal voto, è la dimostrazione che, dopo quel tentativo di Padoa-Schioppa, c’é stata una potentissima reazione dei portatori di interessi incistati su una spesa pubblica troppo grande in rapporto ai risultati che consegue.
È stato il Senato della Repubblica, nel settembre scorso, prima della formazione del Governo Monti, attraverso emendamenti presentati da noi e accolti dal Governo di centrodestra, a riprendere la strada che aveva percorso il povero ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
Oggi sono convinto che se il Governo Monti farà ora bene la sua parte, nella concreta gestione di queste norme e di quelle convergenti – ha ragione il senatore Massimo Garavaglia e sono assolutamente d’accordo – sul federalismo fiscale, chi verrà dopo la primavera del 2013 non vorrà, e se vorrà non potrà, tornare al vecchio vizio della spesa facile vanamente inseguita dalle tasse che aumentano. (Applausi dal Gruppo PD).

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Spendng review- il relatore Pd Giaretta

RELAZIONE AULA REVISIONE DELLA SPESA
30 luglio 2012

Partiamo da un dato di fatto. La spesa pubblica italiana al netto degli oneri per il debito sta nella media europea, con riferimento a paesi paragonabili al nostro per struttura del welfare.
Più che la quantità ciò che non va della spesa primaria è la qualità, il rapporto tra il livello della spesa (cresciuta di cinque punti negli ultimi 5 anni) e la quantità ed il livello dei servizi che vengono prodotti.
La relazione del ministro Giarda presentata al Parlamento mette in luce a questo proposito molti elementi critici. In sintesi: i costi di produzione sono aumentati, la spesa corrente si è mangiata quella per gli investimenti, la vischiosità dei processi di spesa lascia scoperti nuovi bisogni e rende squilibrato il sistema del welfare, vi è una enorme disparità di efficienza tra i diversi comparti e le diverse “fabbriche territoriali dei servizi”.
E’ una questione che ha a che fare con l’essenza della democrazia, del rapporto tra il cittadino e le sue istituzioni. Se normalmente all’espressione “spesa pubblica” si associa la parola “spreco” vi è un oggettivo indebolimento della reputazione delle pubbliche istituzioni: difficile avere l’autorità di chiedere sacrifici se non si ha la percezione diffusa che a quel sacrificio possa corrispondere una spesa efficacie.

La revisione globale e continuativa della spesa è perciò questione eminentemente politica. Ha bisogno di una strumentazione tecnica che va progressivamente implementata. Cosa che il Governo ha progressivamente attuato. Sono disponibili strumenti nuovi, con le previsioni dell’art. 01 del decreto 138/2011 sui criteri e le procedure per la revisione della spesa, il decreto 32/2012 con la creazione della struttura commissariale, le previsioni della nuova legge di contabilità con procedure e strumenti orientate meno sugli aspetti giuridico contabili e di più sulla conoscibilità dei risultati.
Non sarà tuttavia la moltiplicazione delle norme di legge che ci porterà a risultati. Anzi: rischiamo di avere sedimentazioni normative destinate a restare inapplicate. Serve sviluppare una cultura generale della buona amministrazione, mobilitando le energie presenti nelle amministrazioni pubbliche, costruendo pratiche virtuose di concertazione nelle amministrazioni e tra le amministrazioni, serve la determinazione di una azione continua nel tempo, con possibile misurazioni periodiche dei risultati.

Il decreto fa una scelta di fondo pienamente condivisibile. Riduce le spese per impedire una aumento dal prossimo ottobre di due punti dell’IVA (che aggraverebbe la tendenza depressiva del quadro economico) e per liberare risorse per affrontare l’emergenza terremoto, con la creazione di un fondo di due miliardi e l’attivazione di strumenti creditizi agevolati e garantiti dallo stato per sei miliardi di euro a favore di cittadini ed imprese.
Parte delle risorse sono inoltre destinate ad allargare di 55.000 unità la platea dei lavoratori esodati che potranno godere delle agevolazioni pensionistiche.
Ci avviamo perciò sulla strada giusta: riqualificare la spesa per ridurre gli eccessi della pressione fiscale e ricavare risorse a favore della crescita e della coesione sociale.

Resta un punto critico. Il decreto positivamente porta con sé una profonda riorganizzazione del sistema delle autonomie locali, recependo aspetti importanti della Carta delle Autonomie su cui ha lavorato con passione la Prima Commissione e ridisegnando la mappa delle province italiane, con la previsione di un dimezzamento. Non è mai facile toccare aspetti identitari che hanno radici storiche, ma penso che si debba vivere questa trasformazione con energia creatrice di chi vuole misurarsi con una occasione piuttosto che con il senso di una privazione.
E tuttavia resta uno squilibrio tra i tagli che si realizzano nella spesa degli apparati centrali e nella spesa delle autonomie. Per il 2013 si taglia l’1,8% della spesa centrale rispetto al 3% della spesa locale. E’ uno squilibrio nella partecipazione alla revisione della spesa che occorre correggere nell’immediato futuro.
Il decreto però incomincia ad impostare un criterio innovativo nella ripartizione dei tagli tra i soggetti delle autonomie. Se lo vorranno potranno superare la logica dei tagli lineari utilizzando i dati relativi alla analisi della spesa effettuata dal Commissario e quelli raccolti per la definizione dei fabbisogni standard.

Si sarebbe potuto fare di più in questa direzione, utilizzando anche le proposte contenute in emendamenti sia della maggioranza che dell’opposizione. Il tempo limitato non ha consentito di affrontare questo aspetto decisivo. Formuliamo la raccomandazione al Governo di muoversi con più coraggio su questo terreno, tenendo conto che la prossima legge di stabilità può offrire il veicolo adatto.

Concludendo: cacciare la cattiva spesa per promuovere quella buona e sostenibile, per restaurare un accettabile e condiviso rapporto tra ciò che il cittadino da e ciò che riceve è una operazione più che mai politicamente necessaria. Con questo decreto si fanno dei passi in avanti nella giusta direzione.

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L. ELETTORALE: CECCANTI, DI PIETRO IRRAGIONEVOLE, ACCOGLIERE MORAL SUASION COLLE

“Anche la giornata di oggi registra la consueta sgammaticatura di Di Pietro, il quale trasforma il legittimo dissenso di merito sui provvedimenti del Governo in un attacco alla loro costituzionalità, rivolto sia al Presidente del Consiglio sia al Presidente della Repubblica”. Lo afferma il senatore del Pd Stefano Ceccanti.

“Ora, se è sorto un Governo tecnico – aggiunge – è esattamente perché ci si trova in un contesto di necessità e urgenza e, proprio per questo, non può certo stupire l’uso dei decreti e delle fiducie. Ne è consapevole anche il gruppo del Senato dell’Idv che non a caso non ha presentato oggi una pregiudiziale di costituzionalità contro la conversione del decreto sulla revisione della spesa”.

“A testimonianza poi che le forze politiche possono e debbono giocare un ruolo significativo fuori da decreti e fiducie – prosegue – vi è oggi il chiaro richiamo del Presidente della Repubblica che tutti dovrebbero comprendere e assumere. Per un verso si tratta di rimuovere rigidità che impediscono un impianto condiviso dato che una maggioranza ristretta può esservi solo su dettagli, non sui cardini, altrimenti il Paese non conoscerà mai una legge stabile che resista alle alternanze”.

“Per altro verso – conclude Ceccanti – si tratta di evitare di prospettare, impropriamente dal punto di vista costituzionale e irresponsabilmente dal punto di vista politico, ritorsioni sul Governo Monti e sulla durata della legislatura”.

Dichiarazione del Presidente Napolitano

Negli incontri che ho avuto nei giorni scorsi con il Presidente del Senato e il Presidente della Camera, abbiamo constatato come a distanza di oltre 20 giorni lo sforzo da me sollecitato con lettera del 9 luglio non abbia purtroppo prodotto i risultati attesi. Altre settimane sono trascorse senza che abbia avuto inizio in Parlamento l’esame di un progetto di legge elettorale sulla base dell’intesa, pure annunciata come imminente da parte dei partiti rappresentanti attualmente la maggioranza e aperta al confronto tra tutte le forze politiche.

L’ipotesi che avevo prospettato all’inizio di luglio ai Presidenti delle Camere, perché la ponessero all’attenzione dei Presidenti dei gruppi parlamentari, era quella della formalizzazione di un testo di riforma largamente condiviso, anche se non definito su alcuni punti ancora controversi. Ma nei giorni scorsi anziché chiarirsi e avvicinarsi, le posizioni dei partiti da tempo impegnati in consultazioni riservate, sono apparse diventare più sfuggenti e polemiche. Debbo dunque rinnovare il mio forte appello a un responsabile sforzo di rapida conclusiva convergenza in sede parlamentare. Ciò corrisponderebbe con tutta evidenza al rafforzamento della credibilità del paese sul piano internazionale in una fase di persistenti gravi difficoltà e prove.

In quanto a ipotesi che appaiono sulla stampa di possibile anticipazione delle elezioni politiche normalmente previste per il prossimo aprile, ritengo di dover sollecitare la massima cautela e responsabilità in rapporto all’esercizio di un potere costituzionale di consultazione e decisione che appartiene solo al Presidente della Repubblica.

Roma, 30 luglio 2012

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Report settimanale 174

23-29 luglio
1. Principali appuntamenti dei prossimi giorni
Aula: Lunedì ddl nn. 3382 – decreto-legge n. 87, dismissioni patrimonio pubblico e 3396 – decreto-legge n. 95, revisione spesa pubblica; da martedì a venerdì informativa Ilva, ddl n. 3402 – Decreto-legge n. 74, eventi sismici in Emilia, Ddl n. 3414 – Decreto-legge n. 89, proroga termini in materia sanitaria, Doc. VIII, nn. 9 e 10 – Bilancio interno e rendiconto del Senato e Ddl n. 3426 – Decreto-legge n. 83, crescita e sviluppo
Commissione: Lunedì decreto crescita e sviluppo, Martedì ddl 3147 di riforma del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la disciplina del segreto; da mercoledì a venerdì ddl 2156-bis anticorruzione, 2347 ineleggibilità magistrati, atto governo 483 codice antimafia, 3290 rappresentanza di genere in comuni e regioni
2. Attenzione-documentazione: sulla Gazzetta Ufficiale del 25 luglio è stata ripubblicata in forma definitiva (ovvero corredata con le note) la legge di riforma del finanziamento dei partiti (LEGGE 6 luglio 2012, n. 96)
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-07-25&task=dettaglio&numgu=172&redaz=12A08250&tmstp=1343401157894
che era stata pubblicata provvisoriamente senza note nella Gazzetta del giorno 9, per produrre subito il dimezzamento della rata di luglio.
3. Qualche breve commento su scomparsa consigliere Loris D’ambrosio e su riforma elettorale Continua a leggere

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