Archivi del mese: ottobre 2012

Report settimanale 184

29 ottobre – 4 novembre

Per capire cosa sta dietro come trend di fondo anche ai risultati elettorali siciliani, va letto dal sito di Ilvo Diamanti lo studio di Bordignon e Ceccarini sugli elettori di Grillo http://www.demos.it/a00749.php
che è pubblicato integrale sul n. 5/2012 del Mulino.
Al flusso originario proveniente soprattutto dal centrosinistra si è aggiunto dalla primavera 2011 un flusso ingente proveniente direttamente dal centro-destra, che purtroppo il Pd sin qui non è stato in grado di intercettare.

Principali appuntamenti della prossima settimana

In Aula la settimana prossima vanno tra l’altro le modifiche al Regolamento in materia di statuto e contributi ai Gruppi parlamentari di cui sono relatore; in Commissione si vota su riforma elettorale e riforma del Titolo V (vedi sotto)
Giovedì 8 alle 18 a S. Ivo alla Sapienza, Corso Rinascimento 40, Marco Ivaldo e Luigi Accattoli presentano il libro di Angelo Bertani “Bacheet. Testimoniare da cristiani nella vita e nella politica”. Organizza Città dell’Uomo, sarà presente l’autore.

Screening degli emendamenti al ddl di riforma del Titolo Quinto

A- Interventi su articoli ulteriori
Ci sono anzitutto 3 emendamenti che toccano altri articoli del testo della Costituzione: due ideologici della Lega vorrebbe rivedere l’articolo 1 e il 5 e uno di Del Pennino (Pri) sul 114 per superare la distione tra Stato e Repubblica.
Altri 2 emendamenti della Lega ripropongono il Senato federale e un altro modifiche al procedimento legislativo.
Seguono poi 4 emendamenti leghisti che ritoccano il vigente art. 116, anch’esso non modificato dalla riforma, sul regionalismo asimmetrico, per espanderlo e uno di Rutelli per sopprimerlo.
Ci sono poi tre interventi sul 119: due della Lega in senso più favorevole alle regioni ed uno meridionalista di Viespoli e Poli Bortone.
Un altro della Lega costituzionalizza il ricorso a una legge ordinaria per limitare numero e indennità dei consiglieri regionali e un altro ancora, sempre della Lega, modifica il 132.2 sul distacco dei Comuni.
Uno di Palmizio, Viespoli e Poli Bortone riscrive per intero il Titolo Quinto ed un altro di medesimi istituisce tre marcoregioni.
Un altro di Saltamartini (Pdl) amplia i possibili comnflitti di attribuzione, legittomando anche i Comuni.
Infine un altro della Lega si propone di spostare maggiormente le funzioni amministrative sui Comuni. Continua a leggere

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Documentazione post-voto

1. Prima di tutto leggere Fabbrini su Sole sugli assestamenti del sistema politico

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1MM0AP

2. Analisi mirate sul voto siciliano

I flussi a Palermo secondo l’Istituto Cattaneo
http://www.cattaneo.org/images/comunicati_stampa/Analisi%20Istituto%20Cattaneo%20-%20Elezioni%20regionali%20Sicilia%202012%20-%20Flussi%20Palermo%20-%2030%20ottobre%202012.pdf
Il Cise sui grillini che sfondano nel voto urbano siciliano
http://cise.luiss.it/cise/2012/10/30/regionali-in-sicilia-la-geografia-del-voto-grillo-sfonda-nelle-citta/
Il Cise su voti e seggi in Sicilia
http://cise.luiss.it/cise/2012/10/30/regionali-in-sicilia-crocetta-vince-nellisola-degli-astenuti-boom-del-movimento-5-stelle/
Il Cise sul voto di preferenza in Sicilia: http://cise.luiss.it/cise/2012/10/31/elezioni-regionali-in-sicilia-il-voto-di-preferenza/
Mannheimer sul Corsera
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1MM0G2
Ilvo Diamanti su Repubblica
http://www.demos.it/a00773.php
Corbetta, Biorcio e Ignazi su Europa
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1MM2JM
D’Alimonte sul Quotidiano nazionale
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1MLZ26

3. Altri articoli rilevanti post-voto: primarie, sistema dei partiti e simili

Folli sul Sole 24 Ore
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1MM0I6
Ventura su su Europa
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1MM1WM
Ichino su Italia Oggi
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1MM2EO

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Nuovo qdr

http://www.qdrmagazine.it Cose da pazzi! È on line qdR_82, il webzine dei riformisti italiani, quelli che vogliono cambiare tutto e subito. Cose da pazzi di Antonio Funiciello La variante Monti di Luciano Fasano Quell’uso improprio delle primarie di Claudio Petruccioli Lombardia: patto civico o Vasto? di Marco Campione Il gattopardo tra i gattopardi di Stefania Gasparini Obama, Romney & Sandy di Valeria Mencarelli Lo strano caso dell’art. 18 di Patrizio Caligiuri Come studiare le primarie di Marco Valbruzzi Dalla rottamazione alle idee di Vito Costa Riforme. Non solo uno slogan di Danilo Di Matteo Contro finanza, economia e denaro? di Alberto Bitonti E’ un’iniziativa di LIBERTA’eguale.

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letture del voto: documentazione

Lettura del voto
Mannheimer Il Corriere
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1MJY3M
D’Alimonte Il Sole 24 Ore http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1MJXEN
Gualmini La Stampa
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1MJXPG
Diamanti la Repubblica
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1MJW7R

Conseguenze politiche
Tonini Europa
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1MK2E2
Follini Europa
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1MK2GP
Meli Corsera
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1MJXPW

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#openparlamento Un’interpellanza su spending review e società pubbliche

INTERPELLANZA

(29 ottobre 2012)

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze

Premesso che:

in funzione del contenimento e della riqualificazione della spesa pubblica, l’articolo 4 del decreto-legge n. 95 del 2012 (cd “Spending review”) ha introdotto una nuova disciplina della società pubbliche, orientata a realizzare – attraverso la riorganizzazione, la messa in liquidazione o la privatizzazione delle stesse società – una generalizzata riduzione del loro perimetro di operatività;

fin dalla sua entrata in vigore, tale disciplina ha posto agli amministratori e agli enti interessati numerose incertezze interpretative, che ne stanno a tutt’oggi ritardando o condizionando l’attuazione, anche in relazione al rischio che un’interpretazione non conforme delle nuove norme possa recare pregiudizio all’esercizio stesso della funzione amministrativa;

ad essere coinvolta è infatti una vasta platea di società controllate dalle amministrazioni statali e territoriali, in larga misura costituitesi negli anni per effetto dei reiterati blocchi del turnover e in generale per fronteggiare quelle misure di progressivo irrigidimento dei bilanci pubblici che hanno finito talora per imporre il ricorso a queste forme organizzative anche per l’esercizio delle funzioni ordinarie proprie delle amministrazioni controllanti;

considerato, nel merito, che:

la nuova disciplina dispone che le società controllate direttamente e indirettamente dalle pubbliche amministrazioni, che abbiano conseguito nell’anno 2011 un fatturato superiore al 90 per cento dell’intero fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni (indipendentemente se tale fatturato derivi all’amministrazione controllante) debbano procedere alternativamente: a) allo scioglimento entro il 31 dicembre 2013; b) alla privatizzazione entro il 30 giugno 2013, attraverso l’alienazione, con procedure di evidenza pubblica, dell’intera partecipazione della pubblica amministrazione;

l’obbligo di scioglimento/privatizzazione enunciato in via generale è espressamente derogato per alcune tipologie di società: in primo luogo le società che svolgono servizi di interesse generale, anche aventi rilevanza economica. Tale formulazione sembra orientata a far salve dall’applicazione della nuova disciplina tutte le società che erogano servizi pubblici locali, per le quali – tuttavia – non è chiaro quale sia la disciplina di riferimento dopo l’abrogazione dell’articolo 4 del decreto-legge n. 138/2011 da parte della Corte Costituzionale (sentenza n. 199 del 20 luglio 2012);

inoltre, a prescindere dalla posizione sul mercato e dalla natura dell’oggetto sociale, l’articolo 4 della “spending review” prevede che l’obbligo di scioglimento/privatizzazione previsto non operi qualora – per le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto, anche territoriale, di riferimento – non sia possibile per l’amministrazione pubblica controllante un efficace e utile ricorso al mercato. In tal caso, l’amministrazione è tenuta a predisporre un’analisi del mercato e a trasmettere conseguentemente una relazione all’Antitrust, in tempo utile per rispettare i termini dettati dalla legge. A questo proposito, non è chiaro se la norma si riferisca al termine del 30 giugno 2013 per procedere alla privatizzazione ovvero al termine massimo del 31 dicembre 2013, visto che il divieto di mantenere gli affidamenti diretti in essere opera solo a decorrere dal 1° gennaio 2014;

a fronte di questo quadro, applicabile a tutte le società controllate dalla pubblica amministrazione indipendentemente dal fatto che rendano o meno servizi strumentali all’amministrazione controllante, la nuova disciplina sembra ritagliare una procedura ad hoc per le società cosiddette in house. Il comma 3-sexies dell’articolo 4 prevede infatti che entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, le pubbliche amministrazioni controllanti possano predisporre appositi piani di ristrutturazione e razionalizzazione delle società controllate, nell’ambito dei quali sono individuate le attività connesse esclusivamente all’esercizio di funzioni amministrative di cui all’articolo 118 della Costituzione che possono essere riorganizzate e accorpate attraverso società che rispondono ai requisiti della legislazione comunitaria in materia di in house. Si può pertanto ritenere che per le società che rispondono a queste caratteristiche l’obbligo di scioglimento/privatizzazione non operi e al suo posto si ponga, a carico dell’amministrazione interessata, un mero onere di riorganizzazione o accorpamento, in quanto le funzioni amministrative di cui all’articolo 118 della Costituzione ineriscono attività di produzione di beni o di servizi strettamente necessari per il perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente, attività che -ancorché erogate in favore dell’ente e non dell’utente – sono valutate dallo stesso ente essenziali per il soddisfacimento dei bisogni primari della comunità di riferimento;

d’altra parte, per valutare pienamente gli effetti della nuova disciplina sulle società in house, la disposizione del comma 3-sexies deve essere letta congiuntamente a quella del comma 8 dello stesso articolo 4, secondo cui: “a decorrere dal 1º gennaio 2014 l’affidamento diretto può avvenire solo a favore di società a capitale interamente pubblico, nel rispetto dei requisiti richiesti dalla normativa e dalla giurisprudenza comunitaria per la gestione in house e a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto dell’affidamento sia complessivamente pari o inferiore a 200.000 euro annui”;

questa norma pone dunque un limite economico al valore degli affidamenti diretti che un’amministrazione pubblica può conferire ad una società in house a capitale interamente pubblico. Tale limite deve intendersi riferito al complesso degli affidamenti effettuati alla medesima società, considerato il divieto di frazionamento dei lavori o dei servizi posto dal Codice dei contratti pubblici (art. 125 del D.Lgs. n. 163/2006);

per come formulata, la norma pone due ordini di problemi interpretativi. La disciplina e la giurisprudenza comunitarie dell’in house providing negano la sussistenza di un rapporto contrattuale tra la pubblica amministrazione e la società in house che ne sia diretta articolazione organizzativa. Tra loro sussiste infatti un rapporto organico (o di delegazione interorganica), fondato sul principio di auto-organizzazione amministrativa, che vale di per sé a giustificare la sottrazione all’obbligo di gara per procedere all’affidamento (o meglio alla delegazione) di servizi;

in tal senso, la fissazione di un limite economico agli affidamenti diretti tra soggetti comunque interni all’amministrazione e legati tra loro da delega interorganica risulterebbe in contraddizione con la stessa qualificazione comunitaria dell’in house providing, che pure la nuova disciplina dell’articolo 4 richiama espressamente;

in definitiva, se niente avrebbe impedito al legislatore nazionale di adottare una disciplina più stringente di quella comunitaria ed eventualmente di vietare in toto la fattispecie organizzativa dell’in house providing, la scelta di limitarne soltanto l’operatività – vincolandola ad un valore economico massimo del servizio delegato alla società – rischia di non apparire adeguatamente giustificata, visto che il ricorso a tale forma organizzativa si giustifica proprio in relazione alla complessità e alla dimensione dei servizi delegati (tanto più se si assume a riferimento una soglia tipica della disciplina degli affidamenti applicabile a soggetti effettivamente terzi all’amministrazione);

il limite suddetto non sembra pertanto applicabile a società ed organismi che svolgono “attività connesse esclusivamente all’esercizio di funzioni amministrative di cui all’articolo 118 della Costituzione”, per le quali il comma 3-sexies dispone la riorganizzazione o l’accorpamento “attraverso società che rispondono ai requisiti della legislazione comunitaria in materia di in house providing”. Diverso è il caso dell’acquisizione di lavori e servizi diversi dalle attività amministrative proprie dell’ente, per i quali il Codice dei contratti pubblici ammette l’acquisizione in economia per valori non superiori a 200mila euro (art. 125, D.Lgs. n. 163/2006), secondo una soglia coincidente – non casualmente – con quella introdotta dall’articolo 4 per l’affidamento diretto alle società in house;

in tal senso, l’unica interpretazione della nuova disciplina compatibile con l’impostazione comunitaria dell’istituto dell’in house providing e con la disciplina vigente degli appalti pubblici (anch’essa di derivazione comunitaria) sembrerebbe essere quella secondo cui il limite superiore di 200mila euro agli affidamenti diretti, previsto dal comma 8, si applica alle società in house limitatamente a quest’ultimo tipo di lavori e servizi e, in generale, alle sole attività estranee all’esercizio di funzioni amministrative proprie dell’ente;

l’altro problema è quello posto dall’autonomia organizzativa degli enti locali nell’esercizio delle loro funzioni amministrative (quelle di cui all’articolo 118 della Costituzione, espressamente richiamato dal comma 3-sexies dell’articolo 4). Si può infatti sostenere che l’istituto dell’in house providing, più che una eccezione al diritto comunitario degli appalti e delle concessioni, è a sua volta espressione di un principio generale, ben radicato sia nel diritto comunitario che nell’ordinamento nazionale: il principio di auto-organizzazione o di autonomia istituzionale, in virtù del quale gli enti pubblici -soprattutto gli enti locali dotati di un’autonomia costituzionalmente garantita – possono organizzarsi nel modo ritenuto più opportuno per offrire i loro servizi o per reperire le prestazioni necessarie alle loro finalità istituzionali;

anche sotto questo profilo, un’interpretazione letterale ed estensiva (applicabile a tutte le attività svolte in house) dell’operatività dei limiti posti dalla nuova disciplina agli affidamenti diretti rischierebbe di risultare lesiva dei principi di autonomia istituzionale e di autodeterminazione degli enti locali, di cui agli articoli 5, 114, 117 e 118 della Costituzione (gli stessi principi invocati dagli enti territoriali che hanno promosso di fronte la Corte Costituzionale il giudizio conclusosi con la citata sentenza n. 199 del 2012);

infine, un’ulteriore disposizione di carattere generale dispone, al comma 7, che “al fine di evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori nel territorio nazionale”, a decorrere dal 1º gennaio 2014, le pubbliche amministrazioni, le stazioni appaltanti, gli enti aggiudicatori e i soggetti aggiudicatori, nel rispetto della disciplina del Codice dei contratti pubblici, debbano acquisire sul mercato i beni e servizi strumentali alla propria attività mediante le procedure concorrenziali previste dallo stesso Codice. A questo proposito, il riferimento ai beni e servizi strumentali può ingenerare confusioni rispetto alla disciplina speciale dell’in house providing. Tuttavia, il comma 7 non può ritenersi applicabile alle società in house (per le quali il comma 8 detta diverse e specifiche limitazioni) e si deve supporre riferito ai casi in casi in cui le amministrazioni intendano rivolgersi al mercato per l’acquisizione di beni e servizi, scegliendo il modello alternativo dell’outsourcing;

si chiede di sapere

se, con riferimento a ciascuna delle questioni interpretative segnalate in premessa relative all’effettiva natura e portata della disciplina delle società pubbliche di cui all’articolo 4 del decreto-legge n. 95 del 2012, il Governo non ritenga indispensabile fornire alle amministrazioni interessate i necessari chiarimenti, offrendo – se del caso – un’interpretazione coerente e costituzionalmente orientata delle singole norme ovvero segnalando al Parlamento le innovazioni legislative eventualmente necessarie per la piena operatività del nuovo regime; Continua a leggere

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L’ufficio legislativo Pd Senato spiega le modifiche al ddl rettifica

Nota breve sulle novità in materia di rettifica introdotte del testo del ddl A.S. 3491-A approvato in Commissione e dagli emendamenti già approvati dall’Aula

1) Con le modifiche comma 1 e al comma 4 dell’articolo 8 della legge sulla stampa viene precisato il contenuto dell’obbligo che grava sul direttore/responsabile che è tenuto:

a) a pubblicare (il testo attuale della legge sulla stampa recita fare inserire) gratuitamente sul quotidiano o sul periodico le rettifiche o le dichiarazioni dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità; Continua a leggere

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L’ufficio legislativo Pd Senato spiega le novità del decreto sanità

IL DECRETO LEGGE IN MATERIA SANITARIA

A cura di Stefania Lanzone

Ottobre 2012 

Il decreto-legge reca disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute tenendo conto tuttavia della necessità di contenere la spesa sanitaria e farmaceutica attraverso la riorganizzazione della stessa.

Le norme in materia di contenimento della spesa pubblica hanno determinato negli ultimi anni una notevole riduzione delle risorse finanziarie destinate al Servizio sanitario nazionale (Ssn).

PROVVEDIMENTO 2011
(in milioni di euro) 2012
(in milioni di euro) 2013
(in milioni di euro) 2014
(in milioni di euro) a decorrere dal 2015
(in milioni di euro)
decreto-legge n. 78 del 2010
(Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica) Continua a leggere

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