Archivi del mese: maggio 2013

uscito sul forum di quaderni mio testo su semipresidenzialismo, nono resto dall’alto

Annunci

Lascia un commento

31/05/2013 · 10:12

uscito sul forum di quaderni mio testo su semipresidenzialismo, nono resto dall’alto

Lascia un commento

31/05/2013 · 10:12

sabato al tempio di adriano per il sistema francese

Lascia un commento

30/05/2013 · 11:50

da sabato 1 per il semioresidenzialismo

Lascia un commento

30/05/2013 · 05:58

l’intervento a Trento sulle prospettive del federalismo

Presentazione del volume di Marcantoni e Baldi “Regioni a geometria variabile. Quando, dove e perche’ il regionalismo funziona”, Donzelli

intervento di Stefano Ceccanti, Trento, 30 maggio

Vorrei sottolineare 5 punti: due di ricostruzione e di consenso, due di critica puntuale sugli aspetti e uno di prospettiva.

1. Il volume e’ un inno al federalismo differenziato. Un principio che nel nostro ordinamento, oltre alle Regioni a Statuto speciale, si e’ poi teoricamente allargato a tutte, sia pure al momento senza conseguenze pratiche, col terzo comma dell’art. 116 che intende applicare cosi’ i principi di sussidiarieta’ (dato che una Regione piu’ efficiente puo’ gestire di piu’) e di uguaglianza (trattare in modo diverso situazioni diverse). Ovviamente cio’ puo’ avvenire entro vari limiti di materie, ovvero quelle concorrenti nonche’ giustizia di pace, norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente e dei beni culturali, con una sorta di negoziato su iniziativa delle Regioni, con parere non vincolante degli enti locali e una legge votata dalle Camere a maggioranza qualificata. Una logica che non difende quindi le autonomie speciali come un’isola intoccabile, ma che consente a tutte di muoversi in tale direzione facendo tutte i conti con la sostenibilita’ finanziaria. Nessuna rendita di posizione, ma sfida, come richiamava De Gasperi alla Costituente il 29 gennaio 1948 (il suo secondo intervento dopo quello sull’art. 7) a partire dalla vostra regione a dimostrare “di essere migliori della burocrazia statale” con “un’amministrazione piu’ forte che costi meno”.

2. La tesi e’ in linea generale condivisibile anche se urta con schemi mentali consolidati sin dall’unificazione nazionale, fondati sull’idea che uguaglianza significhi uniformita’ assicurata direttamente dallo Stato. Schemi solo debolmente intaccati dopo il 1989. I rapporti tra centro e periferia sono stati infatti gestiti sino ad allora come una variabile dipendente dal sistema politico nazionale: per chiudere a una valorizzazione forte delle autonomie intermedie al momento della Costituente e per riaprire limitatamente le prospettive nella legislatura della solidarieta’ nazionale. Dopo il 1989, piu’ esattamente a partire dalle elezioni regionali dell’aprile 1990, l’esigenza di un patto tra territori si manifesta invece in modo piu’ marcato, peraltro anche sulla spinta della programmazione europea introdotta da Delors, pur se non scompare la connessione stretta con le dinamiche del sistema politico. Ne deriva un cambiamento contraddittorio, per un verso indirizzato nella direzione giusta di rottura dell’uniformita’ e per altro condizionato da esigenze tattiche nei confronti della Lega, ora con aperture persino eccessive (ad esempio nell’elenco di materie del nuovo 117) ora con improvvise velleita’ di ritorno indietro allo “Stato tutore” denunciato da Carlo Fusaro, secondo cui ad ogni difficolta’, vera o presunta, occorrerebbe rispondere con un sobbalzo all’indietro di uniformita’.

3. Quest’ultima tentazione c’e’ ancora nelle mentalita’ diffuse nelle classi dirigenti, sia politiche sia amministrative. In questa chiave e’ giusta la denuncia che fanno anche gli autori del libro all’inizio del testo, anche se le tabelle a pagg. 94 e 95 non rilevano una domanda diffusa tra i cittadini di piu’ accentramento, quanto piuttosto una crescita della sfiducia equidistribuita su Stato e Regioni, mentre il Comune resta piu’ direttamente accessibile e quindi piu’ consensuale.

4. Bisogna poi distinguere piu’ chiaramente dov’e’ nelle Regioni e nelle Province autonome il vecchio che rischia di trascinare il nuovo. L’elemento piu’ nuovo e trainante e’ in realta’, contrariamente a quanto scrive De Rita nella prefazione, esattamente il rafforzamento della forma di governo con l’elezione diretta del vertice dell’esecutivo, esteso a pressoche’ tutte le Regioni in modo da poter competere alla pari. Senza quella garanzia in termini di governabilita’, come segnalano anche la recente ricerca sulle Regioni dell’Istituto Cattaneo curata da Salvatore Vassallo “Il divario incolmabile” e le riflessioni di Massimo  Rubechi sulla forma di governo regionale, tutto sarebbe rimesso a sistemi di partito di coesione territoriale diversa, che renderebbero impossibile una differenziazione regolata. Invece il vecchio e’ rappresentato dal voto di preferenza sulla dimensione di scala troppo grande della provincia in luogo dei collegi uninominali (l’esigenza di finanziare quelle campagne ha incentivato gli scandali) e la pratica assenza di sbarramenti nelle coalizioni e nei regolamenti per la costituzione dei gruppi fino al paradosso dei cosiddetti gruppi monocellulari (tanto che per ridimensionare questi fenomeni senza crearsi problemi con le proprie maggioranze frammentate  i Presidenti hanno dovuto chiedere un decreto al Governo che incideva sulla loro autonomia). Il problema della spesa si e’ posto purtroppo solo dopo, dalla legge delega sul federalismo fiscale del 2009, e si e’ inquadrata in questo assetto istituzionale strabico, per un verso reso governabile tramite il vertice dell’esecutivo e per altro verso indebolito da frammentazione di preferenze e di liste.

5. Per rendere praticabile oggi, in un periodo di crisi, la strada del federalismo differenziato, ovvero una scelta che sembra andare controcorrente, occorre pero’ un forte bilanciamento al centro che renda permanenti le prestazioni di unita’ che il Governo da solo non sembra in caso di fornire e che il Quirinale, legittimato dalla sola elezione parlamentare, e’ costretto a dare senza poter stabilizzare il quadro in modo fisiologico. In altri termini credo che il federalismo differenziato e il semi-presidenzialismo, come gia’ suggeriva per l’Italia Delors nel 1996, si tengano insieme come prospettiva di futuro. Non e’ tempo ne’ di ritorni indietro ne’ di microriforme. Per questo il libro e’ utile, ci mette sulla buona strada, che pero’ va percorsa tutta.

 

Lascia un commento

Archiviato in diario

un week-end al bivio tra riformatori e conservatori

Lascia un commento

29/05/2013 · 22:31

convegno Bachelet impegno dei laici e crisi dei partiti

Lascia un commento

29/05/2013 · 22:22