Archivi del mese: novembre 2013

http://www.huffingtonpost.it/stefano-ceccanti/nulla-di-scontato-sulla-legge-elettorale-ma-alla-consulta-non-siedono-degli-irresponsabili_b_4360286.html?utm_hp_ref=italy

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29/11/2013 · 23:28

http://www.radioradicale.it/scheda/397390/presentazione-del-fascicolo-paradoxa-su-e-democracy

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29/11/2013 · 23:23

http://fucitrieste.wordpress.com/2013/11/28/la-costituzione-e-intoccabile-dibattito-in-universita/

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28/11/2013 · 23:13

Convegno riforme 5 dicembre

Consiglio Regionale del Lazio                                                Università La Sapienza di Roma

 

LE REGIONI E LA RIFORMA COSTITUZIONALE

TRA FEDERALISMO E PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

5 dicembre 2013

 

Sala Mechelli – Consiglio regionale del Lazio – Via della Pisana 1301

BOZZA

 

9.30 SENATO DELLE REGIONI E RIFORMA DEL TITOLO V NELLA RELAZIONE DEI SAGGI

 

Saluti introduttivi

Daniele Leodori, Presidente del Consiglio regionale del Lazio

Gaetano Quagliariello*, Ministro per le Riforme Istituzionali

 

Interventi

Fulco Lanchester, Università La Sapienza – Roma

Stefano Ceccanti, Università La Sapienza, componente della Commissione per le Riforme costituzionali

Luciano Violante, già Presidente della Camera dei Deputati, componente della Commissione per le Riforme costituzionali

Giovanni Guzzetta, Università Roma Tor Vergata

Piero Fassino*, Sindaco di Torino, Presidente ANCI

                Interventi di Consiglieri regionali e Sindaci del Lazio

 

Coordinano

Teresa Petrangolini, Consigliere Segretario – Consiglio regionale Lazio

Gianluca Quadrana, Consigliere Segretario – consiglio regionale Lazio

 

13.30 Buffet

 

14.30 REGIONI ED ENTI LOCALI: QUALE RIFORMA?

 

Saluti introduttivi

Graziano Delrio, Ministro Affari Regionali

Concettina Ciminiello, Assessore Enti Locali – Regione Lazio

Francesco Storace, Vicepresidente – Consiglio regionale Lazio

 

Interventi

Pietro Barbieri*, Portavoce Forum Terzo Settore

Francesco Clementi, Università di Perugia, componente della Commissione per le Riforme costituzionali

Baldassarre Favara, Presidente Commissione I – Consiglio regionale Lazio

Marco Filippeschi*, Sindaco di Pisa, Presidente Legautonomie

Ida Nicotra, Università di Catania, componente della Commissione per le Riforme costituzionali

Donato Robilotta, Presidente del Consiglio Autonomie Locali del Lazio

Alessandro Sterpa, Vice Segretario generale – Regione Lazio

Interventi di Sindaci e Consiglieri regionali del Lazio

 

Coordina

Massimiliano Valeriani, Vicepresidente – Consiglio regionale del Lazio

Giuseppe Simeone, Consigliere Segretario – Consiglio regionale del Lazio

 

Conclusioni

Ignazio Marino*, Sindaco di Roma Capitale

Nicola Zingaretti*, Presidente della Giunta regionale del Lazio

 

18.00 Chiusura dei lavori

 

*In attesa di conferma

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Intervento sul numero di Paradoxa sulla e-democracy

28 novembre

Presentazione del numero di “Paradoxa” sulla e-democracy

  1. Giusta la sottolineatura dell’ambiguità delle domande

 

Il tema della democrazia elettronica come illustrato da questo numero di “Paradoxa”, se si escludono le tesi enfatiche di Paolo Becchi, mostrano tutte le ambiguità del fenomeno, soprattutto nel caso italiano dove sono già molti, credo troppi, i poteri di veto (e qui il rischio di eccitare “minoranze intense” su parole d’ordine negative e semplicistiche è reale, come segnala Dino Cofrancesco) e dove vi è difficoltà a seguire logiche decisionali di medio lungo-periodo (che sarebbero incrementate da strumenti quali il recall). Queste contraddizioni le troviamo in almeno tre aspetti del regolamento del Gruppo 5 Stelle: l’espulsione dal Gruppo che è decisa non dai membri del gruppo stesso ma con plebiscito on-line; il dovere di dimettersi nel caso di condanna di primo grado in modo del tutto automatico, l’autoesclusione dalla possibilità di stipulare alleanze politiche

 

  1. I due livelli di intervento e la loro gerarchia interna

Pertanto mi sembra che queste istanze andrebbero considerate tenendo però presente, come spiega Enrico Morando, che possono essere incanalate solo con un irrobustimento delle istituzioni e, quindi, dei partiti. Il primo è però gerarchicamente più importante perché, nelle condizioni date di debolezza estrema dei partiti, con numeri simili a quelli francesi, è l’elemento istituzionale a dover fare da traino.

  1. Attenzione alle risposte solo difensive..sulle istituzioni

Ovviamente non dobbiamo rinunciare al divieto di mandato imperativo, cosa che di per sé tenderebbe non a dar forza all’elettorato, ma a dare un eccesso di potere a vertici di partito peraltro poco responsabili. Tuttavia non possiamo nemmeno fare della difesa del divieto di mandato imperativo una trincea cieca che legittima l’irresponsabilità di singoli o di micro-gruppi trasformisti. Non è affatto obbligatorio istituire i gruppi misti nelle Camere (chi non sta nei gruppi può benissimo essere un eletto individuale senza gruppo), non è poi ancor meno obbligatorio riconoscere componenti politiche al loro interno né esigere lo stesso numero di parlamentari per forze che si sono presentate agli elettori col loro nome e per altri raggruppamenti che sono nati dopo. Tutte scelte che non discendono dal divieto di mandato imperativo e che costituiscono potenti incentivi per il trasformismo, di cui non si sente affatto il bisogno.  Il recall dei governanti attivato da minoranze di elettori che rendono impossibile ai governanti prescindere dal breve periodo non è di per sé peggiore del recall di minoranze parlamentari corsare che abbattono i Governi. Accanto all’art. 67 esistono anche gli articoli 1 e 49 e c’è una legittima domanda di far pesare il ruolo degli elettori. Se non usciamo da un paradigma assemblearistico, che consente che qualsiasi spostamento di singoli e di gruppi (spesso mai votati da come tali dagli elettori) determini conseguenze in termini di Governo, senza deterrenti istituzionali forti, a cominciare dal potere di indire elezioni anticipate da parte del vertice dell’esecutivo, restiamo dentro una paralisi inconcludente. Ha pertanto ragione Lanchester quando spiega che nel contesto dato, purtroppo, il divieto di mandato imperativo non funziona normalmente come una mera valvola di sicurezza per il singolo dentro un sistema che non funziona, ma mi sembra poi troppo marcata la distinzione che fa tra soluzione francese (razionalizzazione accettabile) e modello neoparlamentare (non accettabile perché troppo rigido). Per inciso mi chiedo: quest’ultimo giudizio vale anche per la variante di modello di “forma di governo parlamentare del Primo Ministro della relazione della Commissione governativa” che prevede legittimazione diretta e non elezione diretta e che non prevede l’automatismo del simul stabunt simul cadent ma norme comunque flessibili che oscillano tra Spagna e Germania? Ovviamente si può preferire l’una soluzione o l’altra, ma esse hanno in comune, specie dopo i cambiamenti francesi del 2000-2001 (quinquennato e inversione dell’ordine delle elezioni) molto più di quanto non le distingua, ovvero la fuoriuscita dal paradigma assembleare con una scelta di Governo affidata agli elettori.

  1. E sui partiti 

Qui ha ragione Enrico Morando: al di là delle singole modalità pratiche, non c’è niente di strano che le possibilità offerte dalla rete, come ha fatto il Pd italiano, possano essere utilizzate per espandere il rapporto oltre gli iscritti tradizionali anche a elettori più sciolti da legami di appartenenza, utilizzando regole larghe per il cosiddetto selettorato, ovvero per selezionare i candidati alle cariche pubbliche, specie (io direi anzi esclusivamente) ove esse siano monocratiche e soprattutto dove l’iscrizione tradizionale sia in maggior crisi, come ha fatto il Psf per il candidato Presidente e come sta per fare il Psoe per il candidato Presidente del Governo. Proprio i partiti a sinistra del centro, che ereditano appartenenze passate forti, hanno bisogno di aprirsi, per non restare ostaggi più di altri delle logiche identitarie declinandole in modo introverso.

 

 

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Archiviato in diario

Giorgio Armillei: ha torto D’Alema, non Renzi

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24/11/2013 · 23:44

cattolicesimo democratico tra eredità della lega democratica e contesto attuale: intervento per c3dem

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21/11/2013 · 21:26