Archivi del mese: luglio 2014

sull’Huffingtonpost “La regola del Canguro” di Salvatore Curreri

http://www.huffingtonpost.it/salvatore-curreri/regola-canguro-dignita-tempo_b_5636719.html?utm_hp_ref=italy

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in diario

su Federalismi “LA RIFORMA COSTITUZIONALE E I SUOI AVVERSARI”

http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=27165&dpath=document&dfile=30072014160645.pdf&content=Primo+piano+-+La+riforma+costituzionale+e+i+suoi+avversari+-+stato+-+dottrina+-

Lascia un commento

Archiviato in diario

Ostruzionismo, Presidenti di assemblea e riforme costituzionali: rileggere Frasca Polara su NIlde Jotti http://www.fondazionenildeiotti.it/iniziative_1.php?eventi_id=45

Lascia un commento

Archiviato in diario

L’ostruzionismo di oggi: frutto malato della propaganda sulla deriva autoritaria

Su http://www.federalismi.it uscirà un mio pezzo sulla riforma costituzionale dalla commissione dei saggi fino ad oggi, cercando di proporre una chiave di lettura complessiva.
Mi limito ad anticipare qui un piccolo punto, di cui tratterò stasera a Rai News 24, che spiega cosa sta accadendo oggi, con un ostruzionismo in cui le opposizioni credono di essere in diritto di bloccare sine die la maggioranza, nonostante il tentativo di mediazione tentato da Chiti.
Il problema è che sin dall’inizio gli oppositori del progetto hanno falsato il dibattito col ricorso ad argomenti propagandistici sproporzionati (la deriva autoritaria, il Piano della P2, e così via).
Una volta che si utilizza tale armamentario risulta poi difficile tornare indietro ad atteggiamenti negoziali con coloro che sono stati denunciati di perseguire tale deriva autoritaria. Tant’è che quella propaganda ha già prodotto un’originalissima marcia verso il Quirinale…Questa deriva tende quindi a far diventare vera un’analisi falsa: se si denuncia una deriva autoritaria pressoché impossibile a dimostrarsi coi contenuti della riforma, bisogna comportarsi in modo da far reagire frontalmente Governo e maggioranza, addebitando a questi ultimi una chiusura totale.
Ma a questo punto il passaggio parlamentare rischia di ridursi a una somma di monologhi. Per questa ragione il Presidente Napolitano, nel suo intervento alla cerimonia del Ventaglio aveva anzitutto insistito sull’abbandono dell’ingiustificata campagna sulle presunta deriva autoritaria e invitato le forze politico-parlamentari a non scaricare su una riforma ormai matura nei suoi assi portanti legittime perplessità esistenti invece sulla più discussa proposta di legge elettorale. Una sollecitazione a cui aveva poi prontamente risposto il Presidente del Consiglio Renzi con una lettera ai senatori della maggioranza in data di ieri che enunciava ampia disponibilità a rivedere quest’ultima. Solo rientrando nei cardini dell’intervento del Presidente della Repubblica saranno possibili, almeno più avanti, sintesi più alte e più condivise. In alternativa, se persistesse una divisione rigida, volendo escludere lo scenario traumatico di elezioni anticipate, le ragioni finiranno comunque per confrontarsi nel referendum finale che in quel caso presenterà da una parte le ragioni della riforma e dall’altra solo una sterile propaganda tesa a difendere lo status quo.

Lascia un commento

Archiviato in diario

L’ufficio Legislativo Pd Senato sul decreto competitività

SENATO DELLA REPUBBLICA
Gruppo Partito Democratico
Ufficio Legislativo
_____________________________
DECRETO LEGGE N. 91 DEL 2014
“COMPETITIVITA’ ”
Sintesi dei contenuti, le proposte del PD
e le modifiche approvate al Senato
Luglio 2014
2
INDICE
1. Introduzione pag. 3
2. Sintesi dei contenuti
2.1 Sostegno allo sviluppo delle imprese pag. 6
2.2 Le misure in tema di energia pag. 13
2.3 Semplificazione ambientale pag. 15
2.4 Rilancio Agricoltura pag. 17
2.5 Le altre misure pag. 19
3. Le proposte del PD al Senato
3.1 Razionalizzazione ed efficienza del sistema energetico pag. 19
3.2 Sostegno alle imprese pag. 21
3.3 Ambiente pag. 22
3.4 Agricoltura e altri interventi pag. 23
4. Le principali modifiche approvate dal Senato
4.1 Agricoltura pag. 24
4.2 Ambiente pag. 26
4.3 Imprese pag. 28
4.4 Energia pag. 33
4.5 Le altre proposte pag. 35
APPENDICE
Allegato 1: Tavola sinottica delle principali novità per le imprese del settore agricolo pag. 36
Allegato 2: Tavola sinottica delle principali novità per le imprese pag. 37
Allegato 3: I pareri approvati dalle Commissioni competenti pag. 39
Allegato 4: Gli interventi in Aula del Governo, dei Relatori e dei Senatori del PD pag. 46 Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in documenti

Augusto Barbera al Quotidiano Nazionale 27 luglio Nessuna svolta autoritaria. Il voto segreto è un pretesto

Andrea Cangini
ROMA
Augusto Barbera, tra i più autorevoli costituzionalisti italiani,
nel 1988 seguì per il Pei la .stesura del regolamento del Senato: quello che vieta il voto segreto su norme che ri¬guardano organi costituzionali. Co¬me la riforma del Senato medesi¬mo. Â cosa si deve qyul divieto, professore?

«La riscrittura dei regolamenti par¬lamentari seguì la battaglia dì Craxi e poi del governo De Mita in favore del voto palese. Una battaglia giu¬sta, perché obbliga il parlamentare ad assumersi la responsabilità delie proprie scelte così come avviene in tutti gli ordinamenti europei, dove il voto segreto è previsto solo sulle persone».
Alla Camera si può votare se-gretamente su organi costitu-zionali, perché al Senato no?
«Perché l’idea di abolire o riformare il Senato non è un’improvvisazione di Renzi; già i costituenti ipotizzaro¬no un sistema monocamerale, e il Pci era d’accordo…».
Dunque? «Dunque, sul finire degli anni Ot¬tanta c’era la speranza di trasforma¬re in fatto un’ambizione decennale: abolire il Senato. E Spadolini, allo¬ra presidente di palazzo Madama, per salvaguardare la dignità dell’isti¬tuzione volle inibire il voto segreto sugli organi costituzionali. Un mo¬do per evitare che i senatori lo usas¬sero per salvare se stessi».
Eppure,, il presidente Grasso
ho previsto modi voti segreti»,
«Col pretesto delle minoranze lin¬guistiche, cioè uno dei pochi casi in cui il regolamento del Senato con¬sente di votare segretamente».
Perché dice «pretesto»? «Perché la tutela delle minoranze maschera questioni che non potreb¬bero essere votate segretamente, co¬me il numero dei deputati o l’elettività dei senatori».
Se è un pretesto, Grasso pote¬va scongiurarlo, «Un presidente deve sempre bilan¬ciare la tutela dei diritti delle mino¬ranze e il diritto-dovere della, mag¬gioranza a decidere, ma…», Ma?
«Ma credo che Grasso dovrà affron¬tare con forza la situazione. Potreb¬be ispirarsi a Nilde lotti, che come presidente della Camera applicò di¬verse tecniche parlamentari per di-sinnescare l’ostruzionismo dei radi¬cali e dello stesso Pci».
Ad esempio? «Far votare l’aula sul principio ispiratore comune a un pacchetto di
emendamenti, facendoli così deca¬dere in blocco».
C’è chi troverebbe conferma della «svolta autoritaria» in attoto, «Questi sono discorsi assurdi. Il te¬sto di riforma del Senato non ha nulla di autoritario e peraltro rical¬ca la principale proposta della com-missione dei saggi, rappresentativa di tutti gli orientamenti del costitu-zionalismo italiano».
Allora perché mezzo Senato è in rivolta?
«Per altre ragioni: per combattere una guerra preventiva sulla legge elettorale e per opporsi ai decisioni¬smo di Renzi».
L’idea di un leader che decide
non va giù a certa sinistra,,. «Non solo a certa sinistra: il potere politico che decide allarma i portato¬ri di interesse e i grappi dì pressio¬ne, che naturalmente preferiscono avere una politica debole e perciò malleabile».
E il sacro principio del Senato elettivo?
«In nessun paese occidentale la se¬conda camera è eletta direttamente. Se il. nuovo Senato fosse elettivo do¬vrebbe avere competenze simili a quelle della Camera: passeremmo allora dal bicameralismo perfetto al bicameralismo imperfetto. Dopo decenni dì attesa, non mi sembre¬rebbe una conquista».

Li

STOCCATA AGLI OPPOSITORI

La politica che decide allarma i portatori di interesse e i gruppi di pressione, cui fa comodo una leadership debole
Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.

Lascia un commento

Archiviato in diario

Tonini e Amendola: cosa fare per Gaza

Intervento italiano in Libano un esempio per fermare la guerra nella striscia di Gaza

Articolo pubblicato su “Il Messaggero” del 26 luglio

La guerra di Gaza continua a mietere vittime, ma gli appelli alla tregua finora non hanno sortito alcun effetto. Le condizioni poste dalle due parti sembrano reciprocamente inaccettabili: il governo israeliano vuole lo
smantellamento degli arsenali di Hamas; i palestinesi la riapertura dei valichi di accesso a Gaza. Ma non si può smettere di cercare una via d’uscita politica e diplomatica da questa trappola mortale: per i civili
palestinesi, ridotti a scudi umani e presi tra il fuoco israeliano e il mare, ma anche per Israele e per i suoi vicini. E per l’Europa, per gli Stati Uniti, per la comunità internazionale e le sue istituzioni, a cominciare dall’ONU.

Otto anni fa, nell’agosto del 2006, il governo Prodi fu protagonista di una iniziativa che pose fine ad un altro conflitto nell’area, quello che opponeva Israele al Libano. Anche allora, i villaggi israeliani erano bersaglio di attacchi missilistici da parte dei miliziani di Hezbollah, che controllavano il sud del paese. L’esercito israeliano rispose con i bombardamenti, che arrivarono fino a Beirut. L’iniziativa italiana, sostenuta da un’Europa mai così unita e dagli Stati Uniti, ottenne il consenso delle due parti in conflitto e approdò al Consiglio di sicurezza.
Per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, una risoluzione del Palazzo di vetro fermò una guerra. Al confine tra Israele e Libano, fu dispiegata una robusta forza di interposizione, a salvaguardia della sicurezza di Israele e a supporto dell’esercito libanese, che riprese il controllo del territorio, riconducendo le milizie di Hezbollah entro limiti
accettabili. Pochi giorni fa, c’è stato il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo comandante di UNIFIL, entrambi italiani, a segnare la continuità di una missione unanimemente considerata di successo.
Un settimanale chiese all’allora ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, se lo schema utilizzato per affrontare la crisi israelo-libanese potesse essere adottato anche per affrontare la questione di Gaza: “Dobbiamo procedere per
gradi”, fu la risposta. “Se le cose funzioneranno in Libano, gli israeliani potrebbero comprendere che anche altrove una presenza della comunità internazionale è un fattore di garanzia per loro”.
Con angoscia e speranza, ci domandiamo, e domandiamo al nostro governo, se non si possano creare le condizioni per una iniziativa italiana, europea, internazionale, che affronti la crisi di Gaza, anche sulla base della positiva esperienza di quella israelo-libanese, pur nella realistica considerazione delle evidenti diversità tra le due situazioni. Solo attraverso un forte presidio della comunità internazionale e delle Nazioni Unite a Gaza sembra infatti possibile corrispondere a tutte e due le condizioni, entrambe vitali, che le parti in conflitto pongono per accettare
la tregua: consentire la prosecuzione, il completamento e il mantenimento del disarmo della striscia, senza costringere Israele ad una nuova, lunga fase di occupazione; e rendere praticabili le richieste palestinesi di
riapertura dei valichi di frontiera.

Nelle conclusioni del vertice europeo di giugno, l’Unione europea si è dichiarata pronta a contribuire ad una soluzione della crisi di Gaza che faccia incontrare le richieste di israeliani e palestinesi, anche riattivando la missione europea EUBAM a presidio del valico di Rafah. È un appiglio, un punto d’appoggio sul quale fare leva, per provare a smuovere qualcosa. Prima che sia troppo tardi.

GIORGIO TONINI, capogruppo Pd, Commissione Esteri Senato
ENZO AMENDOLA, capogruppo Pd, Commissione Esteri Camera

Lascia un commento

Archiviato in diario