Archivi del mese: ottobre 2014

http://www.radioradicale.it/scheda/425152/de-magistris-ritorna-sindaco-di-napoli-intervista-al-prof-stefano-ceccanti

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Sulla Severino gli argomenti di De Magistris e Berlusconi sono diversi- breve nota di chiarimento

La parola identica “retroattività” contestata per la legge Severino ha prodotto una notevole confusione. In realtà De Magistris ha posto un problema diverso rispetto a Berlusconi.
Per De Magistris il punto è che il decreto Severino è entrato in vigore dopo la sua elezione e che quindi gli viene imposto retroattivamente un requisito.
Per Berlusconi, eletto dopo l’entrata in vigore del decreto, la retroattività riguardava invece i fatti, intervenuti prima.
Vi è poi una differenza ulteriore: per gli amministratori locali le sanzioni si applicano anche rispetto a sentenze non definitive, mentre per i parlamentari no.
Infine tutti sembrano dimenticarsi che Berlusconi sarebbe decaduto comunque perché la condanna comportava anche l’interdizione dai pubblici uffici. Anzi, se il tribunale di Milano non avesse sbagliato a calcolare il tempo dell’interdizione e non fosse stato costretto al ricalcolo da parte della Cassazione sarebbe decaduto subito per quel motivo e non per il decreto Severino.

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5 Novembre 2014
XV Assemblea annuale di LIBERTA’eguale

1000 giorni di riforme
XV Assemblea annuale di LIBERTA’eguale
Orvieto 15-16 novembre 2014
Palazzo del Capitano del Popolo

Programma di massima

Sabato 15 novembre, ore 10,30
Focus tematico “Jobs Act e futuro del mercato del lavoro in Italia”
Introduce:
Tommaso Nannicini
Previsti gli interventi di:
Giuliano Poletti
Elsa Fornero
Pietro Ichino
Filippo Taddei
Tito Boeri
Marco Leonardi
Michele Faioli

Sabato 15 novembre, ore 15,30
Dibattito “1000 giorni di riforme: l’Italia e l’occasione del cambiamento”
Introduce:
Stefano Ceccanti
Previsti gli interventi di:
Michele Salvati
Gennaro Migliore
Andrea Romano
Giorgio Armillei
Giacomo Leonelli

Domenica 16 novembre, ore 9,30
Seguito del dibattito “1000 giorni di riforme: l’Italia e l’occasione del cambiamento”

Previsti gli interventi di:
Pier Carlo Padoan
Lorenzo Guerini
Giorgio Tonini
Lia Quartapelle
Dario Parrini
Alessandro Maran

Conclude:
Enrico Morando

per informazioni 0668809455 – 3462139283
http://www.libertaeguale.com

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http://www.europaquotidiano.it/2014/10/30/lo-scontro-con-il-sindacato-una-novita-solo-per-litalia/

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Requiem per il populismo giudiziario dopo la seconda sconfitta- qualche breve considerazione

Al di là delle volontà dei singoli, e della possibile buona fede di alcuni di loro, quella di oggi è stata la seconda puntata di uno scontro alimentato da quella particolare forma di populismo giudiziario che cerca di riscrivere l’equilibrio dei poteri.

Uscito già ammaccato con la sentenza 1/2013 dal tentativo di diffondere conversazioni private del Presidente e quindi di riscrivere unilateralmente in modo restrittivo i poteri del Quirinale a favore del giudiziario, questo populismo ha cercato di caricare di un sovraccarico di aspettative una testimonianza destinata invece inevitabilmente a deludere i complottasti di ogni tipo.

Per questo l’esemplare comportamento del Presidente Napolitano segna un secondo colpo decisivo per il populismo giudiziario che a questo punto, al di là di qualche residuo consenso a vocazione minoritaria, ha inevitabilmente e definitivamente perso la sua spinta propulsiva.

Il comunicato del Quirinale

Il Presidente Napolitano ha reso la testimonianza richiesta nel processo in corso davanti alla II Sezione della Corte d’Assise di Palermo

Si è svolta stamattina nel Palazzo del Quirinale l’udienza del processo in corso davanti alla II Sezione della Corte d’Assise di Palermo nella quale il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che aveva dato la sua disponibilità a testimoniare, ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa.

L’udienza è durata circa tre ore.

La Presidenza della Repubblica auspica che la Cancelleria della Corte assicuri al più presto la trascrizione della registrazione per l’acquisizione agli atti del processo, affinché sia possibile dare tempestivamente notizia agli organi di informazione e all’opinione pubblica delle domande rivolte al teste e delle risposte rese dal Capo dello Stato con la massima trasparenza e serenità.

Roma, 28 ottobre 2014

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Leopolda.

Sul week-end tra Leopolda e Cgil rinvio alle riflessioni di Giorgio Tonini e Vittorino Ferla su http://www.landino.it provocanti e quindi utili
Aggiungo qui solo qualche riga di più personale.

Non ero mai andato alla Leopolda.
Ci sono andato solo ieri pomeriggio.
Sono stato francamente impressionato per la presenza di massa di giovani di tutta Italia, soprattutto tra i 25 e 35.
Molto preparati e vivaci a cominciare da quelli che facevano le domande in gruppo.
Quasi tutti universitari o laureati, con una forte propensione all’intervento in pubblico e una cultura consolidata di sinistra liberale.
Indistinguibili le provenienze familiari, le culture originarie, la linea di frattura per appartenenza religiosa.
Se parlassimo loro di queste cose, per loro irrilevanti, sarebbe come parlare di Jurassik Park.
Da questo punto di vista l’attuale configurazione dei sindacati che risale alla Guerra Fredda mi sembra che per loro rientri in questa categoria.
Insomma ho visto lì un’impressione di vitalità che non vedo in altri luoghi sociali, anche in quelli più meritevoli.
Sembra l’opposto degli anni ’80 quando molti di noi preferirono l’associazionismo anziché la morta gora dei partiti.

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Con Francesco si torna a Montini?

Convegno della Facoltà di Scienze Politiche – La Sapienza – Roma     su “Paolo VI, il Concilio Vaticano II e la terza ondata democratica”

Sala delle Lauree – Mercoledì 15 ottobre 2014 – ore 15.00

Tolgo il punto interrogativo al tema che mi è stato assegnato e modifico l’affermazione: Francesco non torna a Montini ma a lui si richiama per aspetti centrali della propria azione e predicazione.

Francesco è novità e va decisamente al nuovo senza ritorni programmatici a nessuno dei predecessori “conciliari” – e questo sia come figura papale, sia come predicazione, sia come governo. Ma è vero che tra i predecessori conciliari quello a cui si richiama di più è Paolo VI. Anche più che a Giovanni XXIII.

Francesco ricorda spesso Montini “con affetto e con ammirazione” e lo qualifica abitualmente come “il grande Paolo VI”. Ne ha favorito la beatificazione, ne richiama come “insuperato” l’insegnamento sull’evangelizzazione e sul “servizio all’uomo”, ne riprende il programma riformatore.

Bisogna dire che un Papa si richiama sempre ai predecessori e Francesco in questo non fa eccezione. Oggi poi vige una regola non scritta – che io invero non apprezzo – che vuole che ogni Papa si faccia proclamatore della santità dei predecessori. E vediamo che Francesco non resta indietro in questa corsa, tant’è che ha appena proclamato santi Roncalli e Wojtyla (lo scorso 27 aprile) e domenica 19 ottobre proclamerà beato Montini.

Un Papa, dicevo, si richiama sempre ai predecessori ciò è di rito. Conviene dunque individuare e distinguere le ragioni per cui si richiama all’uno o all’altro.

Francesco si richiama a Giovanni XXIII come a un uomo docile al soffio dello Spirito e che ha saputo essere “audace” nell’ascoltarlo.

La sua “grammatica della semplicità” si specchia in quella di Giovanni Paolo I.

Richiama con la sua azione quella di missionario del mondo e di predicatore della pace che fu propria di Giovanni Paolo II.

Il richiamo a Benedetto XVI è sul piano della teologia dell’amore: mettendo la sua parola tematica “misericordia” al posto di quella tematica di Papa Ratzinger che era “amore”, troviamo frequenti risonanze.

Ma direi che tra questi Papi ultimi, il richiamo di Bergoglio a Montini è più concreto e operativo rispetto a ogni altro e non è solo simbolico, linguistico o di immagine: riguarda i contenuti della predicazione e le modalità del governo.

In particolare segnalo due richiami tematici e uno fattuale. I due tematici riguardano l’evangelizzazione e il servizio all’uomo, quello fattuale e di governo riguarda le riforme, a partire da quella del Sinodo che si sta svolgendo in queste settimane sotto i nostri occhi.

Parlando a un pellegrinaggio bresciano nel 50° dell’elezione di Papa Montini Francesco afferma il 22 giugno 2013 che l’esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi” (pubblicata da Paolo VI nel 1975) “è il documento pastorale più grande che è stato scritto fino a oggi”; e ne segnala l’invito ad “annunciare il Vangelo all’uomo di oggi, con misericordia, con pazienza, con coraggio, con gioia”. In quella stessa occasione parla di Montini come di un maestro insuperato dell’attenzione per l’uomo contemporaneo” e per la realizzazione di una Chiesa che “serve l’uomo, ama l’uomo, crede nell’uomo”.

La “Evangelii nuntiandi” Francesco la cita sette volte nella “Evangelii gaudium” e l’aveva evocata nel famoso intervento in congregazione generale prima del Conclave che, si dice, gli avrebbe aperto la via all’elezione: “Pensando al prossimo Papa, c’è bisogno di un uomo che aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso la periferia esistenziale dell’umanità, in modo da essere madre feconda della ‘dolce e confortante gioia di evangelizzare’”. Quest’ultima espressione è presa dal paragrafo 75 della “Evangelii nuntiandi” e da essa Francesco ricaverà il titolo della sua esortazione “Evangelii gaudium”.

In Paolo VI abbiamo il primato dell’evangelizzazione su ogni altro momento della vita della Chiesa. In Francesco abbiamo la priorità “paradigmatica” dell’uscita missionaria rispetto a ogni altra urgenza apostolica.

Quanto alle riforme e al governo, il richiamo è più diretto: Francesco riprende il programma riformatore che fu di Papa Montini, che Montini fermò nel biennio 1967-1968 temendo una divisione della compagine ecclesiale, e che ora Bergoglio riprende là dove Montini l’aveva fermato. Lo vediamo nel Sinodo di questi giorni: dalla prima assemblea – convocata da Paolo VI all’indomani del Vaticano II, nel 1967, in accoglimento di un voto conciliare – a quella del 2012, questo strumento principe della collegialità non evolve e resta sostanzialmente celebrativo; dopo 25 assemblee fotocopia, se così possiamo dire, eccoci ora alla 26ma che per prima segna una vera novità formale e pratica. E’ come se Montini – che pure aveva previsto un perfezionamento nel tempo dell’istituzione Sinodo: “successu temporis, perfectiorem usque formam assequi poterit” – avesse tenuto la prima assemblea e ora Francesco tenesse la seconda, dopo 47 anni, mezzo secolo, di apnea riformatrice. Lo stesso – io credo – si potrebbe dire per la riforma della Curia, delle finanze, del rapporto tra il Papa e gli episcopati.

Forse in epoca moderna nessun Papa è stato di insegnamento ai successori quanto Paolo VI, sia per quello che riguarda le linee di governo della Chiesa, sia per la definizione dell’immagine papale. Papa Luciani appena eletto ne ricordò la “cultura”, Giovanni Paolo II lo chiamò “padre e maestro”, Benedetto ha definito “quasi sovrumano” il suo “merito” nei riguardi del Vaticano II.

In nulla o quasi i successori hanno osato imboccare vie che fossero realmente nuove rispetto a quelle prima esplorate e poi battute da Papa Montini. Solo Francesco se ne distacca, sia nel governo sia nella definizione dell’immagine papale (dalle vesti all’appartamento). Ma anche il Papa argentino si fa discepolo del Papa bresciano e in ciò che più conta: cioè ponendolo a ispiratore della propria chiamata al governo collegiale, all’uscita missionaria e al servizio all’uomo.

 

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