il mio pezzo su L’Unità di oggi

Lo spazio politico che ancora cerchiamo

Bobbio tra riflessioni permanenti e contingenti

di Stefano Ceccanti

Il testo di Bobbio, soprattutto nella Prefazione ma anche in alcuni passaggi chiave successivi (in particolare i paragrafi su “egualitarismo e liberalismo” e su “liberalismo e democrazia”) presenta alcune riflessioni di validità permanente ed altre invece di carattere contingente. Il dilemma è quello delle società occidentali, che sono delle società cristiane secolarizzate: fino a che punto bisogna tenere conto della limitatezza della creatura umana (espressa dal peccato originale) per cui la politica, soprattutto nelle sue utopie egualitariste, non deve pensare di poter creare il Paradiso sulla terra, e fino a che punto invece essa non debba avere l’ambizione di redimere il mondo, di non rassegnarsi alle disuguaglianze, come vorrebbero le teorie conservatrici?

Tra le riflessioni di validità permanente vi è soprattutto l’intento di definire uno spazio politico di sinistra liberale di ciò che noi chiamiamo centrosinistra: una prospettiva al contempo liberale ed egualitaria che si contrappone sia ad una visione egualitaria illiberale identificata nel comunismo sia ad una visione liberal-conservatrice, liberale ma anti-egualitaria. Per certi versi la polemica è più dura sul primo versante perché in termini strettamente ideologici esso non è adatto a una competizione di governo democratico, ferma restando la distinzione tra ideologia e movimenti storici, in particolare rispetto alla complessità del comunismo italiano. La polemica è però fondamentale per ricomporre la sinistra per intero dentro un paradigma esplicitamente riformista, non solo vissuto nei fatti quasi per necessità ma teorizzato come valore, come scelta. La rivendicazione della Libertà è la prima nella Rivoluzione francese, nota giustamente Bobbio, e, quando si è dimenticata questa lezione si è avuta una pesante regressione (la “svolta provocata dalla Rivoluzione sovietica”); quando invece si è tenuto conto di questa consapevolezza si è riusciti a integrare la garanzia dei diritti anche a prestazioni sociali assicurate dalle istituzioni e quindi a feconde “sintesi teoriche e soluzioni pratiche di compromesso tra libertà ed eguaglianza”, valori “complementari”.

Dove invece la riflessione appare oggi contingente è proprio nel dualismo secco libertà-eguaglianza, espungendo la fraternità (o solidarietà), ritenuta tipica di un linguaggio “più religioso che politico”, ossia, sembra dire Bobbio, più all’etica privata che a quella pubblica. Questa parte del pensiero di Bobbio è stata criticata da Gregorio Peces Barba, uno dei suoi allievi più fecondi. Per Peces Barba, che si muove a cavallo di più filoni teorici riformisti (allievo sia di Jacques Maritain sia di Bobbio) e che sin dalle Cortes costituenti del 1977 si impegnò nel Psoe, i grandi cambiamenti sociali sono promossi dalla politica in sinergia con varie forme di partecipazione sociale. Senza cadere in scorciatoie semplicistiche e mitologiche sulla società civile nazionale e sovranazionale che esprimerebbero solo “un rifiuto della politica, assumendo il valore della libertà solo dal punto di vista della società civile”, tuttavia, spiega Peces Barba, bisogna pensare l’impegno per l’uguaglianza non tanto e non solo come un’espansione dell’intervento diretto delle istituzioni, ma anche come sollecitazione all’impegno dei cittadini singoli e associati dentro visioni più “cooperativistiche o partecipative”. Peces Barba costruisce questa critica per così dire di correzione interna al pensiero bobbiano perché si trova con il Psoe dentro una delle poche esperienze di governo di centrosinistra europeo e mondiale degli anni ’80 dopo che l’avanzare della globalizzazione aveva già reso critiche le tradizionali ricette socialdemocratiche centrate sullo Stato. Non a caso in quegli anni in Francia, specie dopo il primo biennio di Mitterrand, ben prima della cosiddetta “Terza via” inglese, la linea di frattura proposta da molti autori era tra “prima sinistra” (considerata come comprensiva di comunisti e socialisti tradizionali ed espressa dal programma di Mitterrand del 1981) e “seconda sinistra “(più liberale e societaria) impersonata da Delors e Rocard. Si tratta dei dilemmi che le sinistre rifomiste di governo affrontano sin da allora e che difficilmente sarebbero risolubili solo col dilemma libertà-eguaglianza. Per questo, come sostiene Peces Barba, è doveroso partire da una “descrizione analitica come quella che propone Bobbio” ma integrata in uno schema a tre (libertà, eguaglianza e solidarietà) che esprime più correttamente “il nucleo dell’etica pubblica della democrazia”.

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