Riforma costituzionale: avanti tutta

di Carlo Fusaro dal Corriere Fiorentino

In Senato la riforma costituzionale annaspa. I ribelli Pd guidati dal pistoiese Vannino Chiti, già dirigente comunista rispettoso di ogni gerarchia, si son messi di traverso all’insegna di una seconda camera da eleggere direttamente, facendo propria la campagna del populismo becero contro i presunti nominati; il M5S è sempre stato contro; Forza Italia si è unita (dopo aver votato a favore 9 mesi fa); la Lega pure (dopo che Calderoli, caricaturale produttore al computer dei cinquecentomila emendamenti  era stato correlatore del testo); briciole di partitini vari si sono accodate. Così i numeri ballano al di là delle certezze del presidente del consiglio, promotore con la  ministra Boschi della riforma: ed ecco il rinvio a settembre, sebbene con tutta la sua autorevolezza si sia schierato a favore, a ripetizione, l’ex presidente Napolitano, con Renzi il vero padre di questo tentativo di rinnovare le nostre zoppicanti istituzioni.

Al di là di palesi esagerazioni che non reggono a un minimo test di ragionevolezza, anche se sposate da alcuni solerti promotori di appelli ansiogeni all’insegna della democrazia in pericolo, se solo si pensa (a) alla nostra quasi settantennale esperienza costituzionale e (b) a quel che accade al di là delle Alpi (dal Manzanarre al Reno per dirla col Manzoni del cinque maggio!), ci si chiede quale possa essere il vero scopo di tanta agitazione: specie fra coloro che il governo lo dovrebbero sostenere, e non combattere. E da dove nasca il loro collegarsi con parte dell’opposizione.

Un’ipotesi potrebbe essere perseguire la caduta del governo. Ma ciò non è del tutto credibile se non per Grillo (vuole le elezioni o comunque dice di volerle). Un’altra potrebbe essere abbattere la leadership di Renzi: ma siccome sarebbe un classico “muoia Sansone con tutti i filistei”, c’è da pensare che tale strategia sia solo di una minoranza della minoranza del Pd (quattro gatti).

L’ipotesi più probabile (emersa in alcune rivelatrici interviste) è che l’obiettivo sia ridiscutere la legge elettorale testé approvata (inefficace per i prossimi mesi). Il lettore ricorda che l’Italicum dà il premio alla lista che vince, e non più alla coalizione di liste: proprio come hanno proposto per anni molti di coloro che ora si oppongono. Il punto è che, ai ribelli Dem antiRenzi, il premio alla coalizione tornerebbe utile per fare la scissione e poi costringere il Pd ad allearsi; nel contempo serve anche alla destra per rendere possibile ciò che oggi facile non è: l’alleanza fra ciò che resta di Forza Italia e la Lega iperpopulista di Salvini (in guerra anche coi vescovi).

Ma il premio alla coalizione sarebbe dannoso per chi vuole rafforzare la governabilità in Italia: essa resterebbe appesa alle bizze di partitucci con percentuali modestissime, e sarebbe addirittura disastroso per il Pd di Renzi (indotto a negoziare con i vari Sel e anche con i potenziali scissionisti, implicitamente incentivati da un sistema del genere).

Non succederà, credo: Renzi è tutto tranne un campione del tafazzismo; e poi ha un alleato nascosto, il M5s, il quale, partito programmaticamente non coalizzabile per propria scelta, tutto può volere tranne il premio… alle coalizioni!

Quel che resta da vedere è se tenendo duro sulla sostanza, la riforma costituzionale andrà in porto: questo davvero sarebbe l’interesse prioritario del Paese. In autunno lo scopriremo.

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Una risposta a “Riforma costituzionale: avanti tutta

  1. L’ha ribloggato su POLITICHE SOCIALI e SERVIZIe ha commentato:
    Riforma costituzionale: avanti tutta
    di Carlo Fusaro dal Corriere Fiorentino

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