Libera Chiesa in libero Stato – il mio articolo sul quotidiano nazionale

LE DEMOCRAZIE pluraliste si rapportano alle confessioni religiose sulla base di tre principi: libertà di esprimere le proprie convinzioni non solo rispetto alle questioni di culto ma più in generale anche a orientamenti nella vita pubblica; eguaglianza, per cui esistono spazi incomprimibili anche a prescindere dal numero di aderenti; separazione tra istituzioni pubbliche e chiese. L’equilibrio tra questi tre principi non è facile: occorre la disponibilità a farsi carico delle ragioni degli altri e, in particolare, il senso della dignità del proprio ruolo da parte dei responsabili politici.

GLI ESPONENTI della religione di maggioranza tendono infatti a occuparsi solo della libertà, quelli delle minoranze solo dell’eguaglianza, atei e agnostici solo della separazione e la politica a rincorrere solo il breve periodo. Il recente sistema dei partiti, debole e frammentato, ha conosciuto un equilibrio: lo scambio tra Chiesa cattolica ruiniana e centrodestra. Alla Chiesa il diritto di indicare le mediazioni sulle questioni cosiddette etiche, per il resto ampia delega al centrodestra. Ma questo non l’ha sfruttata e ha trascinato nel proprio insuccesso anche la Chiesa italiana, vista all’ultimo conclave come un problema e non come una risorsa, anche perché la secolarizzazione si è accentuata e le leggi ottenute, come la 40, anomale rispetto alle altre democrazie, sono state travolte dal combinato disposto opinione pubblica-Consulta. La Chiesa di Francesco sa benissimo che anche la legge sulle unioni civili è solo questione di mesi e che il ritardo è dovuto non alle sacche di resistenza ma solo alla lentezza del nostro Parlamento, quando non è in sede di conversione dei decreti o blindato dalla fiducia. Tutto bene quindi dentro dentro il triangolo libertà, uguaglianza e separazione? Non proprio. Sul versante della politica restano le scorciatoie di applaudire o criticare sulla base di opportunità immediate. Sul versante della Chiesa c’è il rischio di proseguire, nonostante la volontà di girare pagina, una centralizzazone sui vescovi in materie tipicamente opinabili, limitando le responsabilità del cattolicesimo laico diffuso nella società e spingendolo verso il disimpegno dalle istituzioni. Un rischio da tener ben presente per spendere bene la libertà al servizio di tutti.

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