Riforma costituzionale. L’intervento in Aula del senatore Giorgio Tonini

TONINI (PD). Signora Presidente, il mio ruolo di senatore Segretario di Assemblea mi ha imposto una certa disciplina nella presenza in Aula durante questi quattro giorni di dibattito, che ho ascoltato quasi per intero. Mentre ascoltavo gli interventi dei colleghi e in particolare quelli dei senatori dell’opposizione, o comunque di chi si oppone a questa riforma, alcuni dei quali sono stati molto critici e severi, ho cercato di chiedere a me stesso di provare a riassumere all’osso il senso della riforma, che stiamo sostenendo in questo duro e lungo dibattito parlamentare. Mi è venuta così in mente una frase che uno dei miei maestri, uno dei grandi rettori dell’Università Cattolica di Milano, Giuseppe Lazzati – che fu anche un importante Padre costituente, avendo fatto parte dell’Assemblea costituente – amava ripetere come una bussola, per chiunque volesse cimentarsi con le riforme e con il cambiamento. Egli si riferiva sia alle riforme all’interno della chiesa, sia, naturalmente, alle riforme della società civile, delle istituzioni e della politica. Era una frase di Sant’Ambrogio, il grande vescovo fondatore della diocesi di Milano, che diceva: «Nova semper quaerere et parta custodire». Dobbiamo al tempo stesso desiderare, domandare, volere intensamente «nova», ovvero le cose nuove, il cambiamento, senza averne paura, e, nello stesso tempo, «parta custodire», ovvero custodire con attenzione, quasi con gelosia, le cose grandi che abbiamo ricevuto dal passato.

Credo che quando ci si accosta a una cosa importante come la Costituzione si debba avere questo doppio sentimento: bisogna per un verso non avere paura del cambiamento, anzi ricercarlo, cercare il nuovo, perché la storia cammina e bisogna camminare con la storia e qualche volta perfino rincorrerla e, dall’altro, bisogna custodire le cose importanti del passato.

Se dunque cerchiamo di vedere, al nocciolo, il senso di questa nostra riforma, esso sta nel fatto che cerchiamo un’innovazione e allo stesso tempo vogliamo conservare una cosa importante. La cosa importante che vogliamo conservare della seconda parte della Costituzione – la prima non è infatti in discussione – è la forma di Governo parlamentare. In fondo questo è anche il filo rosso che accompagna l’azione del centrosinistra italiano, dagli anni dell’Ulivo fino ad oggi. Abbiamo difeso, qualche volta anche con durezza, in particolare nello scontro con il centrodestra, la forma di Governo parlamentare, che i costituenti ci hanno consegnato. Questo è il«parta» che vogliamo custodire. (Commenti della senatrice Taverna).

LUCIDI (M5S). Ci mancherebbe anche questo! (Richiami della Presidente)

T

ONINI (PD). Ci sono altri sistemi che, legittimamente, si fondano su altre idee: esiste una forma di Governo presidenziale o semipresidenziale, che ha i suoi pregi e che certamente è nel novero dei sistemi democratici.

Noi abbiamo difeso, e lo facciamo anche con la riforma in esame, la forma di governo parlamentare, cioè l’idea che il Governo debba essere espressione del Parlamento e debba trovare nel Parlamento il momento della sua legittimazione costituzionale, la sede dove trova la fiducia, che sa che in ogni momento può essere revocata. (Commenti del senatore Divina).

PRESIDENTE. Senatore, per favore, non interrompa. Lei non è stato interrotto.

TONINI (PD). Dall’altro lato, però, c’è il nova semper quaerere. Al tempo stesso noi dobbiamo, cioè, saper leggere i segni dei tempi, di questo nostro tempo, e quello principale è che i cittadini vogliono essere protagonisti della scelta di chi li governa.

CENTINAIO (LN-Aut). Con questa riforma?

TONINI (PD). Vogliono essere direttamente protagonisti della scelta di chi li governa e non tollerano, per così dire, intermediazione di sorta che sia un’intercapedine rispetto alla legittimazione diretta di chi governa. (Commenti del senatore Divina).

PRESIDENTE. Senatore Divina, non si faccia richiamare per la seconda volta.

TONINI (PD). Ho ascoltato per quattro giorni di seguito e vorrei avere i miei dieci minuti per dire la mia.

PRESIDENTE. Esatto. Le sono consentiti, come sono stati consentiti agli altri.

TONINI (PD). Tanti degli interventi dei senatori che io ho ascoltato pazientemente e diligentemente hanno posto il seguente problema: questo Governo non è legittimato direttamente dal voto popolare. Hanno ragione, ma nello stesso tempo dicono una bestemmia dal punto di vista costituzionale, perché dal punto di vista della Costituzione del 1948 nessun Governo viene eletto dagli elettori, in quanto i Governi trovano la loro legittimità nella fiducia del Parlamento. Tuttavia è vero e sacrosanto che nel nostro tempo c’è voglia di legittimazione diretta dei Governi da parte dei cittadini e degli elettori. Infatti tutti diciamo che Tsipras è stato eletto, invece l’altro giorno Tsipras è stato eletto solo deputato, ma il Presidente della Repubblica greca non si sarebbe mai sognato di dare l’incarico a una personalità diversa, perché Tsipras ha vinto le elezioni arrivando al 34-35 per cento e, grazie al premio di maggioranza che prevede anche quel sistema, arriva alla maggioranza assoluta dei seggi. (Applausi dal Gruppo PD). Diciamo che Cameron governa il Regno Unito, è Primo Ministro inglese, perché lo hanno voluto gli inglesi; certo, gli inglesi lo hanno eletto deputato del suo collegio, ma è sicuro che Cameron, essendo il leader del Partito conservatore che ha vinto le elezioni, legittimissimamente governa la Gran Bretagna. La signora Merkel non è eletta direttamente dai tedeschi, ma dal Bundestag; tuttavia tutti diciamo che lei è espressione del popolo tedesco.

NUGNES (M5S). Ma chi lo dice?

TONINI (PD). Nel 2013 non abbiamo avuto un Governo eletto dai cittadini, legittimato direttamente dai cittadini, perché il nostro sistema, così come è congegnato oggi, mentre è in grado di risolvere e conservare ciò che va conservato, cioè la forma parlamentare, non è in grado di fare i conti con questa domanda nuova di legittimazione diretta che c’è da parte dei cittadini. Questa è la

contraddizione nella quale viviamo.

La riforma in discussione si propone di sciogliere questa contraddizione, perché per un verso noi manteniamo il sistema della democrazia parlamentare, atteso che il Presidente del Consiglio che avremo con la riforma avrà comunque bisogno della fiducia della Camera; non avrà nessun potere nuovo rispetto a quello che la Costituzione oggi assegna al Presidente del Consiglio. Nello stesso tempo, il combinato disposto di riforma del bicameralismo (quindi il superamento del bicameralismo paritario e della necessità che anche il Senato dia la fiducia) e della legge elettorale maggioritaria consentiranno ai cittadini di essere loro i protagonisti della legittimazione del Governo. (Applausi dal Gruppo PD). Questa è la sintesi che stiamo cercando di costruire.

Naturalmente si può non condividere questa sintesi; ciò è del tutto legittimo, perché si tratta di un tema assolutamente controverso. Tuttavia questa scelta, la scelta di questa sintesi, di questa mediazione e – fatemi pure dire – di questo compromesso tra valori entrambi fondamentali (la centralità del Parlamento e la necessità di una legittimazione popolare chiara), questa sintesi, questa mediazione, questo compromesso è il modello prevalente in Europa, è il modo in cui le democrazie europee funzionano. Ognuna a modo suo, ma tutte sono variazioni su questo tema, unico e fondamentale. C’è qualche eccezione, ad esempio il sistema francese, che rientra assolutamente nel novero delle democrazie. Noi del centrosinistra abbiamo scelto da tanto tempo di stare in questa corrente fondamentale del pensiero europeo e del sistema politico europeo.

Abbiamo applicato questo compromesso anche all’elezione dei senatori. Se ci pensate, abbiamo fatto la stessa cosa, attraverso un dibattito anche aspro tra di noi, nel quale abbiamo però saputo ascoltarci a vicenda, anche imparare qualcosa gli uni dagli altri ed alla fine siamo arrivati ad un compromesso tra due valori fondamentali per il Senato. Per un verso abbiamo scelto un modello di Senato. Potevamo anche scegliere il modello monocamerale e sopprimere il Senato; ho sentito tanti dire che piuttosto allora sarebbe stato meglio chiudere il Senato. Piuttosto che fare la sintesi, è meglio prendere la via estrema. No, abbiamo considerato che tutte le grandi nazioni europee sono nazioni bicamerali, che si fondano su un Parlamento bicamerale; noi vogliamo superare il bicameralismo paritario, ma vogliamo stare dentro la famiglia dei sistemi bicamerali. La seconda Camera deve avere pertanto una funzione precisa, se vuole essere qualcosa di utile e di importante. Questa funzione specifica è essere la Camera di rappresentanza delle istituzioni territoriali. Se vuole essere una Camera di rappresentanza delle istituzioni territoriali e portare il legislatore regionale ad un confronto diretto in Parlamento con il legislatore nazionale, deve essere eletta dai Consigli regionali. Infatti, se non ha la legittimazione di chi è eletto dai cittadini per governare le Regioni, come può rappresentare le Regioni stesse? Questa è una cosa vera, è la verità che stava dentro la bozza arrivata fin qui.

Però una parte dei nostri colleghi ha posto un problema altrettanto vero: attenzione a non chiudere la questione nella stanza del Consiglio regionale, dove vi sono persone certamente legittimate, le quali tuttavia potrebbero risolvere la questione della rappresentanza in Parlamento in una mediazione interna, che esclude o per lo meno appare escludere i cittadini. Ecco allora il compromesso che è stato trovato. Come il Primo Ministro inglese o il Cancelliere tedesco o il Capo del Governo greco o, domani, il Presidente del Consiglio italiano non saranno eletti direttamente dal popolo, ma avranno una legittimazione chiara attraverso un sistema che produce governabilità e produce una maggioranza, altrettanto i senatori non saranno eletti direttamente dai cittadini, ma saranno eletti dai Consigli regionali attraverso un sistema che darà loro una legittimazione democratica piena. (Commenti del senatore Santangelo). Quindi noi avremo il vantaggio di avere dei senatori che avranno dietro di sé due legittimazioni insieme, quella del popolo che li ha scelti e quella del Consiglio regionale che li ha eletti. Io credo che questo sia il modo di nova semper quaerere et parta custodire.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Tonini.

TONINI (PD). Concludo con un ultimo punto. Avevamo davanti a noi una sfida grande e credo che abbiamo saputo affrontarla. Adesso ci aspetta un dibattito aspro e duro nei prossimi giorni.

Credo che, se sapremo vedere nel nostro confronto questa idea di fondo che abbiamo davanti, potremo dare al nostro dibattito una piega costruttiva e propositiva, in grado di riavvicinare, com’è necessario fare, i nostri cittadini alle nostre istituzioni. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Chiavaroli e Barani. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

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