La Spagna e lo spettro dell’instabilità

 

di Stefano Ceccanti per Unità on line

Tutte le elezioni della Spagna democratica, sin dall’entrata in vigore della Costituzione del 1978, fin qui sono state ben prevedibili nei loro effetti sul Governo. All’inizio vi era un sostanziale bipartitismo tra l’Unione del Centro Democratico e il Psoe, poi all’Ucd è subentrato come partito a vocazione maggioritaria di centro-destra Alianza Popular, che dal 1989 ha cambiato nome in Partido Popular.

Grazie anche a un sistema elettorale che suddivide la Spagna in circoscrizioni provinciali senza recupero nazionale dei resti il partito che arrivava primo in voti se superava il 40% ed aveva un certo scarto rispetto al secondo poteva arrivare conseguire la maggioranza assoluta dei seggi. Se invece si assestava su percentuali inferiori, o lo scarto era ristretto, arrivava comunque a una significativa maggioranza relativa; a quel punto negoziava l’appoggio esterno di qualche partito regionalista. Solo per limitarci alle ultime elezioni politiche, quelle del 2011, il Pp, partito più votato, ha ottenuto il 44,6% dei voti e il 53.1% dei seggi. Pp e Psoe sommati hanno ottenuto allora il 73,9% dei voti e l’84,6% dei seggi.

La serie storica dei dati, costruita dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza per il Ministero delle Riforme è consultabile qui: http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/2380/ricerca-sapienza-paesi-europei.pdf

Il problema è che il quadro che ci offrono da vari mesi i sondaggi è del tutto diverso. I partiti nazionali che si suddividono stavolta circa l’80% dei voti sono diventati quattro: il Pp, che in tutte le rilevazioni appare il più votato, sta intorno al 25% dei voti e quindi al 30% dei seggi; il Psoe ed i due nuovi soggetti emergenti, i centristi di Ciudadanos e la sinistra movimentista di Podemos si collocano tutti e tre intorno al 20% dei voti e dei seggi. Ammesso che i sondaggi non sbaglino (obiettivamente, vista la mobilità dell’elettorato, anche negli ultimi giorni, tutto è possibile) lo spettro dell’instabilità rischia di aggirarsi nel Paese per non poche settimane. E’ vero che la Costituzione prevede che il Premier possa entrare in carica anche con una maggioranza relativa, ossia con i Sì alla sua investitura che prevalgano sui No (escludendo dal computo gli astenuti), però l’impresa appare tutt’altro che agevole. Il Pp ha un solo possibile alleato, Ciudadanos; tutti gli altri partiti nazionali sono più distanti ideologicamente sull’asse destra-sinistra o su quello centro-periferia dato che il Pp è il più centralista. Anche ammesso (e non concesso) che Ppe e Ciudadanos arrivino sommati a una maggioranza assoluta di seggi, visto che tutti gli altri voterebbero contro, Ciudadanos dovrebbe votare a favore, non basterebbe una sua astensione. Il nuovo partito di Albert Rivera per ora però esclude alleanze organiche e, soprattutto, ha sempre posto una pregiudiziale contro Rajoy: sarebbe rapidamente logorato elettoralmente se accettasse di essere lo junior partner del Premier uscente. Tutte le altre combinazioni sono più deboli politicamente. Qualcuno pensa che se il Psoe arrivasse secondo si potrebbe tentare una Grande Coalizione alla tedesca, ma un paese che non ha mai conosciuto alleanze e solo esecutivi monopartitici può proporre una Grande Coalizione, tra l’altro tra i due partiti storici usciti entrambi ridimensionati dalle urne? Per queste ragioni molto probabilmente da domenica sera la Spagna si muoverà in una terra incognita poco gradevole, Non è neanche escluso che debba ricorrere a elezioni a ripetizione, come rischia di accadere in Catalogna, dove dalle elezioni di settembre si attende ancora un Governo. Dalla prima votazione alla Camera sul candidato Presidente del Consiglio ci saranno solo due mesi di tempo, altrimenti scatterà uno scioglimento automatico. A Barcellona, dove il primo tentativo per eleggere il Presidente della Giunta è stato il 9 novembre, il tempo scade il 9 gennaio; a Madrid si inizierà votare nella seconda metà di gennaio, quindi ci sarà tempo fino alla seconda metà di marzo. Basterà?

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