Stepchild adoption: quello che la legge può fare e quello che non può fare

di Emanuele Rossi da “Il Tirreno” di oggi

 

Talvolta non soltanto si ripongono nel diritto, ed in particolare nella legge, attese quasi miracolistiche (come se esso fosse in grado di invertire la realtà delle cose), ma anche si pensa di ottenere determinati risultati con strumenti giuridici chiaramente inadeguati. Pensiamo al caso della stepchild adoption, ovvero del riconoscimento dell’adozione dei figli di un partner a vantaggio dell’altro partner di una relazione omosessuale.

L’obiettivo che si intende perseguire, da parte di chi si oppone al suo riconoscimento, consiste nella necessità di garantire ad ogni bambino “un padre e una madre”, come ha di recente affermato anche il Papa. Principio che pure a me pare corretto e condivisibile, pur non avendo competenze psicologiche: ma non è questo il punto. Il punto è la conseguenza che se ne trae: dunque, si afferma, la legge non può riconoscere a due persone dello stesso sesso di adottare un bambino, perché questo risulterebbe privo o di un babbo o di una mamma.

Vietando l’adozione, si dice, la legge impedirebbe che alcuni bambini crescano con due genitori dello stesso sesso: essa potrebbe quindi invertire la realtà di fatto vissuta oggi da alcune coppie, perseguendo insieme l’obiettivo di dare a quei bambini un babbo e una mamma.

Il ragionamento sembrerebbe filare, ma così non è.

Prendiamo ad esempio il caso risolto dalla Corte di appello di Roma qualche giorno fa, che ha dichiarato l’adozione di una bambina a favore della partner di una coppia omosessuale: due donne vivono insieme da dodici anni; una delle due (ma di comune accordo con l’altra) ha avuto una bambina mediante procreazione assistita sette anni fa, in Spagna; la bambina è quindi figlia naturale della sua mamma, ma è cresciuta e vive stabilmente anche con la compagna di questa.

Se in questo caso, come in molti altri, non viene riconosciuto il diritto ad adottare, si ottiene l’obiettivo che si vuole raggiungere, cioè che quella bambina abbia un padre e una madre? No di certo: è impensabile, infatti, che le due donne decidano di separarsi e di unirsi ciascuna ad un uomo perché la legge non consente l’adozione della bambina. Piuttosto, continueranno a vivere insieme, e la bambina con loro, senza che a quest’ultima possano essere garantiti i diritti nei confronti della “seconda mamma”.

Per questo, pensare che non riconoscendo la stepchild adoption si ottiene l’obiettivo di garantire ad ogni figlio un padre e una madre è un evidente errore, così come pensare che se non si riconosce l’adozione per le coppie omosessuali queste non avranno più figli e non li cresceranno più. La realtà difficilmente si fa guidare dalla legge: e certamente mai quando la legge utilizza strumenti sbagliati per perseguire obiettivi magari condivisibili.

 

 

 

Lascia un commento

Archiviato in diario

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...