Da L’Unità di oggi

Quanto vale il referendum sulle riforme

di Marco Filippeschi

Il referendum costituzionale vedrà protagonisti i sindaci e gli amministratori locali. La riforma del Senato, con il superamento del bicameralismo paritario, è una vera svolta. E’ la nostra riforma. Il referendum, che si farà come previsto dalla Costituzione, sarà l’occasione per far vincere e mettere alla prova un cambiamento che è nell’interesse di tutti i cittadini. La vera sfida è questa: dare efficacia alla politica e rilanciare nel nuovo Senato una sfida autonomista delle città. Fermarsi vuol dire tornare indietro, aprire la strada ad un avvitamento della crisi democratica, ad una pericolosissima perdita di controllo delle leve per arginare la crisi finanziaria dello Stato ancora incombente, che schiaccia anche le comunità locali. Vorrebbe dire compromettere i segnali di ripresa. Questo è il rischio che si corre se ci fermiamo. Questa è la sostanza degli appelli drammatici per le riforme rivolti dai presidenti Napolitano e Mattarella al Parlamento.

I sindaci hanno sempre chiesto, con pronunciamenti unanimi dell’Anci, l’istituzione del Senato delle Autonomie e che nella nuova camera fossero rappresentati anche i comuni.

Il bicameralismo italiano vive una  crisi divenuta cronica, senza più motivazioni accettabili e difendibili, che ha indebolito e delegittimato il Parlamento. C’è un difetto strutturale di funzionamento dei rami più alti delle istituzioni, ormai disallineate rispetto ai ritmi delle trasformazioni economiche e sociali. Infatti, l’obbligo che le leggi vengano approvate nella medesima formulazione da entrambi i rami del Parlamento non consente di predeterminare i tempi di approvazione e rende opaco l’iter legislativo. Questa crisi, combinata alla mancanza di appropriati strumenti decisionali degli esecutivi, ha spinto i governi che si sono succeduti ad utilizzare in modo patologico decreti legge, questioni di fiducia e maxiemendamenti.

Il bicameralismo ripetitivo è in aperta contraddizione con la riforma del Titolo V della Costituzione. E’ la testimonianza della sua incompiutezza e ne accentua gli elementi di criticità e di conflittualità. Serve dunque uno strumento nuovo di rappresentanza, di reciproca responsabilizzazione nel governo della finanza pubblica, per legare le istituzioni ad interessi diffusi che chiedono attenzioni e poteri pubblici efficaci. La razionalizzazione porta anche risparmi di spesa e un necessario ridimensionamento della rappresentanza parlamentare elettiva. Ma soprattutto consentirà di legiferare e governare meglio e permetterà ai cittadini di apprezzare una politica rinnovata.

Cambiare e completare il Titolo V della Costituzione significa correggere ciò che è imperfetto negli elenchi di materie. Tuttavia è l’esistenza di una sede rappresentativa nuova a creare l’occasione di un rilancio dal basso. Non c’è contraddizione. La riforma del parlamento e dei poteri del governo, per rafforzare entrambi i poteri, è assolutamente necessaria. Le regioni e i comuni devono a loro volta aprirsi a riforme e ad autoriforme per essere più forti, ma hanno bisogno di stabilità politica e di meccanismi decisionali funzionanti. Non abbiamo bisogno di un potere centrale debole. Riforme quali quella delle burocrazie pubbliche, d’importanza essenziale per recuperare risorse e migliorare le performance, non si possono fare con le regole vigenti. E l’impossibilità a riformare radicalmente la sfera pubblica – problema italiano, ma anche europeo – allarga le fratture che bloccano l’Italia. Fra Nord e Sud. Fra integrati e esclusi. Dà spazi al malaffare e all’invadenza delle mafie. Dà scappatoie agli evasori del fisco. Alimenta un’antipolitica senza speranza e l’astensionismo elettorale. Perpetua e esaspera ogni egoismo. È la pietra al collo che ci fa affondare.

Il Senato delle Autonomie, una camera che rappresenti gli enti territoriali e che perciò non dev’essere direttamente elettiva, garantisce maggiore rappresentatività, cooperazione istituzionale e dunque legittimazione del sistema. Un sistema equilibrato evita il contenzioso fra Stato e Regioni che ha ingolfato la Corte Costituzionale. Il nuovo Senato rappresenta inoltre un efficace strumento per consentire a Regioni ed enti locali di partecipare all’attuazione delle politiche comunitarie e per contribuire attivamente alla loro elaborazione, rendendo così le istituzioni dell’Unione Europea più vicine.

In tutti i sistemi democratici a sistema federale o fortemente regionale è presente anche una camera che rappresenta gli enti federati come camera di compensazione dei conflitti e come luogo dove condividere, tenendo conto delle istanze locali. A chi volesse approfondire, consiglio di leggere un bel saggio di Luca Castelli: «Il Senato delle Autonomie. Ragioni, modelli, vicende».

Per l’Italia la camera federale è di fondamentale importanza anche perché le politiche di rientro dal debito e di miglior allocazione della spesa siano efficaci. Tanto più se consideriamo l’enorme sforzo che viene tuttora richiesto alle autonomie locali di concorrere alle politiche di risanamento. È l’emergenza permanente che ci schiaccia. Il centralismo statale e regionale è tornato e ha dilagato e ciò sta indebolendo anche la politica sentita dai cittadini più vicina, quella dei comuni, interpretata dai sindaci eletti direttamente. Dunque, ragionando da sindaci, da rappresentanti di istituzioni che devono riguadagnare terreno nell’interesse delle nostre comunità, ci sono forti ragioni positive a favore della riforma. Le stesse che hanno spinto alcuni di noi particolarmente convinti e impegnati a proporla – anche con il sito web di Legautonomie http://www.senatodelleautonomie.it – ben prima che Matteo Renzi la incardinasse con coraggio e determinazione nell’iter parlamentare. Il referendum ci vedrà impegnati, insieme a chi rappresenta con le proprie idee gli interessi fondamentali dei territori, delle imprese e del lavoro dipendente, del terzo settore e del volontariato, dell’impegno civile per la legalità, per consegnare a tutti un sistema che consenta di cambiare. Ognuno poi metterà del suo. Cambiare per costruire il nostro futuro o conservare per mantenere rendite grandi e piccole, nella decadenza. Questa sarà la scelta.

Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente nazionale di Legautonomie

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