Intervista a Askanews sul libro appena uscito

Riforme, Ceccanti: stiamo per diventare un Paese normale
“La transizione è (quasi) finita”

Roma, 22 gen. (askanews) – L’Italia sta per diventare un “Paese
normale”? Con questa espressione semplicistica a livello popolare
spesso ci si è chiesti – e ci si chiede anche oggi – se e quando
l’Italia possa affiancarsi alle grandi democrazie europee con
istituzioni (e strutture politiche) che permettono una capacità
di decisioni più rapide e semplici rispetto ai nostri sistemi
complicati, bizantini. In poche parole una democrazia decidente,
in grado cioè di garantire la funzione di governo senza che
questa possa essere autoritaria con deperimento del parlamento.
Ne è convinto il costituzionalista Stefano Ceccanti, docente di
diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma ed
esperto di sistemi elettorali.

La possibilità di un salto di qualità nella storia
istituzionale e politica del nostro Paese è illustrata da
Ceccanti nel suo ultimo libro (in libreria in questi giorni),
dedicato al processo di riforma al quale ha partecipato, tra
l’altro, come componente di quella Commissione di saggi che era
stata istituita dal governo Letta per fornire delle coordinate al
Parlamento che si apprestava alla grande riforma. Riforma che
arriva a conclusione in questi giorni e che sarà soggetta a
referendum confermativo ad ottobre. Il libro ha il significativo
titolo di “La transizione è (quasi) finita” e con il sottotitolo:
“Come risolvere  nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima”. E
l’opera offre le risposte ai molti interrogativi sia sotto il
profilo storico, a partire dal contrasto tra Togliatti e De
Gasperi che non si fidavano l’un l’altro a causa della guerra
fredda, sia sotto il profilo giuridico e istituzionale.

Nel suo libro -abbiamo chiesto al prof. Ceccanti- lei
sostiene che con la riforma costituzionale e quella della legge
elettorale si concludono dei problemi rimasti aperti 70 anni fa,
alla nascita della Repubblica. Cosa significa? “Significa –
spiega Ceccanti – che i problemi furono tutti visti dai
Costituenti che però a causa della frattura internazionale della
Guerra Fredda non poterono essere affrontati. E’ così che la dura
frattura ideologica portò a sistemi elettorali proporzionali
quasi puri che a loro volta portavano con sé il germe
dell’instabilità dei governi. Nello stesso tempo e per le stesse
ragioni di diffidenza fu concepito un sistema istituzionale con
una seconda Camera del tutto paritaria alla prima e nonostante
l’istituzione delle Regioni”.(Segue)

Min

221535 GEN 16

Riforme, Ceccanti: stiamo per diventare un Paese normale -2-

Roma, 22 gen. (askanews) – Ma perch é nel 1947 non si riuscì a
varare un sistema politico e istituzionale monocamerale,
nonostante il favore di gran parte dei padri costituenti per un
sistema monocamerale come fu ad esempio illustrato e caldeggiato
da Costantino Mortati le cui parole sono l’incipit del suo libro?
“Per la verità -precisa Ceccanti- le sinistre erano
monocameraliste contro il vecchio Senato aristocratico, mentre i
costituenti democristiani volevano realizzare un monocameralismo
politico connettendo la  seconda Camera rinnovata con la nuova
base regionale, ossia a un nuovo patto tra i territori. Ma in
quel contesto alla fine prevalse la sola necessità del patto tra
partiti divisi dalla Guerra Fredda”.

Lei parla di due “cuori” della riforma: la fine del
bicameralismo, che definisce “irrazionale”, e la nascita di un
Senato con formazione regionale. Come influiranno sulla vita del
Paese? “D’ora in poi le sorti del governo -spiega Ceccanti- si
giocheranno nelle elezioni per una sola Camera, evitando esiti
contraddittori che espongono a blocchi di sistema come è avvenuto
nel 2013. Inoltre la presenza dei rappresentanti regionali nel
Senato può evitare i conflitti Stato-Regioni che sono esplosi
dopo la riforma del Titolo V e che non possono essere superati
solo con nuovi elenchi di materie e che proprio per la mancanza
di una camera di compensazione hanno ingolfato il lavoro della
Corte Costituzionale”.

Se approvata dal referendum, la riforma darà vita alla terza
Repubblica? Diventeremo -come si sente dire e auspicare
popolarmente- un “paese normale”? “Mi limito ad osservare che in
effetti il nostro bicameralismo ripetitivo non ce lo invidiava
proprio nessuno. Con riferimento alla situazione esterna e non
solo interna, quindi, direi -sostiene Ceccanti- che è importante
che in un periodo di collaborazione ma anche di competizione con
gli altri Paesi europei siano rimosse le nostre storiche anomalie
essendo in grado di avere standard decisionali analoghi agli
altri, completando il testo del 1947 in una continuità ideale con
esso. Per quanto suggestiva lascerei perdere la numerazione delle
Repubbliche e mi concentrerei su questo: a volte la continuità
con i principi ha bisogno di una discontinuità nei mezzi”.

Min

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