Bando ai pregiudizi. Si può imparare anche da Bondi

BONDI (AL-A). Signora Presidente, colleghi, credo che questo sia il momento in fondo più bello ed esaltante del confronto parlamentare, esaltato dalla libertà di coscienza che ciascuno di noi può finalmente testimoniare in quest’Aula, al di là dell’appartenenza a diverse forze politiche. Questo disegno di legge, secondo me, non solo non è incostituzionale, ma della Costituzione osserva la lettera e lo spirito più profondo.

Il riconoscimento delle unioni civili infatti abbatte finalmente ogni discriminazione nei confronti dei cittadini italiani. L’approvazione di questa legge renderà finalmente l’Italia un Paese più moderno, più civile e nel contempo meno bigotto, meno ipocrita e meno clericale. Avremo uno Stato più laico, ma proprio per questo le persone potranno testimoniare più liberamente e autonomamente i propri valori religiosi e culturali.

Prendo la parola come un cristiano (pieno di dubbi e per lo più con tante domande senza risposte). Ma non è forse il dubbio, che vive nella parte più intima della nostra coscienza, il segno di una ricerca, di una fede che non è una dottrina rassicurante ma un rovello costante nel tentativo di dare un senso alla vita? Proprio come cristiano lamento una Chiesa che, nonostante le aperture di papa Francesco, rimane ancora attardata su posizioni che non si conciliano con la coscienza moderna.

E sempre come cristiano non temo di ammettere che l’arretratezza dell’Italia sul piano dei diritti e della modernità si spiega anche con il conservatorismo e il clericalismo politico di una parte della cultura cattolica. Un conservatorismo clericale che pensa anche, come vediamo in quest’Aula, nel dibattito sulla stampa e in Parlamento, sulla nascita e sull’esistenza in Italia di un partito autenticamente liberale, di una destra autenticamente liberale che, come si vede, è sparita.

Su questo disegno di legge, così come su altre questioni riguardanti la bioetica, a partire dal testamento biologico, è una constatazione, un dato di fatto, dire che il Parlamento fatica a legiferare e, quando lo fa, produce leggi così condizionate dalle ideologie politiche e talvolta dalle interferenze indebite della Chiesa cattolica – posso affermarlo per esperienza diretta – che le leggi non superano quasi mai l’esame della Corte costituzionale. La legge n. 40 del 2004 ne è una dimostrazione eclatante – una legge che, purtroppo, io personalmente ho contribuito ad approvare – e non vale poi prendersela con i magistrati se si fanno pessime leggi, che oltretutto negano diritti che nella maggioranza dei Paesi civili sono in vigore da anni.

Io credo che la coscienza del Paese sia cambiata profondamente e credo anche che l’influenza di questo Papa sia destinata a cambiare radicalmente la cultura cattolica in Italia. Personalmente, ho la speranza che il Parlamento approvi questo disegno di legge, che è un passo in avanti in questo momento, e non escludo – anzi mi auguro – che qualche buon emendamento, come quelli a prima firma dei senatori Lumia, Fedeli, Marcucci o Pagliari (per citarne alcuni) possa migliorare questo testo e stemperare contrapposizioni che non rispecchiano la coscienza della maggioranza dei cittadini, anche cattolici.

Nessuno mette qui in discussione la famiglia tradizionale; nessuno fa l’apologia dell’utero in affitto, e nessuno vuole aprire alle adozioni, anche per coppie omosessuali, senza regole e senza limiti. Tutto questo fa parte di una abitudine, inveterata, purtroppo, in Italia, a estremizzare le posizioni, mentre invece su questi problemi bisognerebbe essere aperti al nuovo e ricercare semmai punti di incontro. Credo allo stesso tempo che la famiglia come la conosciamo si sta trasformando, e comunque sono convinto che ciò che è davvero importante è la civiltà dei rapporti che legano due persone e il loro rapporto con i figli.

La vita reale – questo lo sa chiunque abbia avuto una famiglia – manda generalmente in frantumi i nostri pregiudizi e le convinzioni più diffuse. E mi arrischio anche a dire che se anche i sacerdoti potessero sposarsi, comprenderebbero meglio che cos’è una famiglia, nel bene e nel male. (Ilarità del senatore Candiani).

Fra non molto tempo anche in Italia, i matrimoni fra persone dello stesso sesso e la possibilità di adottare figli sarà un fatto normale, e allora ci sarà chi farà il solito mea culpa, tanti anni dopo, ammettendo, anche nella Chiesa, di aver capito tardi i cambiamenti della società.

Concludo, dicendo che coloro che hanno fede e che professano un credo religioso hanno tutta la possibilità di mettere in pratica le proprie convinzioni senza pretendere che esse valgano per tutti.

Il disegno divino – mi permetto di dirlo e di interloquire con il cardinal Bagnasco – se c’è, non va iscritto nelle leggi, secondo una concezione integralistica, che mi preoccupa nella Chiesa italiana, ma un disegno, se c’è, va iscritto nella nostra coscienza e nei nostri comportamenti personali. Questo toglierà spazio ai collateralismi politici, finalmente, in Italia, e metterà al centro la nostra coscienza personale, anche di credenti, e i frutti che essa potrà dare anche nell’ambito pubblico. (Applausi dai Gruppi AL-A, PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Congratulazioni).

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