Archivi del mese: febbraio 2016

Riforma costituzionale: la spiegazione

riforma costituzionale: la spiegazione

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Riforma costituzionale: testi a fronte

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La riforma costituzionale e la sua implementazione

Roma, 29 febbraio Camera dei Deputati

Intervento di Stefano Ceccanti

Confermato dall’analisi comparata che la riforma ha un chiaro imprinting che ci colloca nella normalità delle grandi democrazie, siamo chiamati a riflettere su:

quali sono tra gli adempimenti successivi alla riforma non autoapplicativi quelli al tempo stesso urgenti (da varare prima del 2018) e prioritari?

  1. 57.6 è esplicitamente urgente e credo anche prioritaria la legge elettorale del Senato, per me soprattutto per inserire come primi degli eletti i Presidenti di regione. Quanto al timing vi sono due ipotesi in campo, ciascuna con pro e contro: a- la norma transitoria dovrebbe far partire tutti allo stesso modo nel 2018, però varrebbe la pena di fare presto la norma a regime b-varando la definitiva subito dopo la riforma, le prime regioni che votano potrebbero usare subito la definitiva saltando la transitoria.
  2. 64.2 è solo implicitamente urgente per me ma anche prioritaria nei Regolamenti la precisazione dei diritti delle minoranze in entrambe le Camere e di quelli dei gruppi di opposizione alla Camera. Ciò richiede però, prima delle attribuzioni, di chiarire la logica di costituzione dei gruppi.

Alla Camera si dovrebbe privilegiare il criterio politico su quello numerico: tutte le liste in grado di superare lo sbarramento del 3% dovrebbero poter costituire un gruppo; al contempo però dovrebbe essere impedita la formazione di gruppi in corso di legislatura. Utilizzando il termine di opposizione al plurale non è chiara la differenza rispetto alle minoranze. Il criterio potrebbe essere questo: le opposizioni sono i gruppi che votano contro la fiducia iniziale; le minoranze i gruppi che votano la fiducia diversi dal maggiore e i gruppi per così dire agnostici alla linea di frattura maggioranza/opposizione. I gruppi possono comunque dichiarare in corso di legislatura un mutamento della propria collocazione; non fa comunque testo il voto sulle fiducie tecniche perché esso può essere motivato anche solo da un assenso su quello specifico intervento.

Al Senato, in assenza di un dato oggettivo e di fronte al rinnovo parziale, il modello dovrebbe essere volontaristico: sono minoranze coloro che dichiarano di esserlo: l’esistenza del concetto di minoranze esclude però la formazione di gruppi ad esclusiva base territoriale.

Sulle prerogative dei gruppi di opposizione alla Camera bisognerebbe distinguere il gruppo corrispondente alla lista che è andata al ballottaggio rispetto agli altri. Al capogruppo di questo andrebbe dato un tempo maggiore rispetto agli altri, equivalente in Aula e in Commissione al Presidente del Consiglio (e ai deputati da lui indicati rispetto ai ministri). A tutti dovrebbero essere garantiti nella programmazione tempi su testi legislativi che giungano in aula nella formulazione voluta dai gruppi di opposizione. L’ordine delle dichiarazioni di voto dovrebbe essere: gruppi minoritari, gruppo di maggioranza, gruppi di opposizione a partire dal più piccolo.

Questo schema generale dovrebbe però avere una certa flessibilità perché soprattutto al Senato (ma talora anche alla Camera) non si possono escludere maggioranze variabili su temi specifici. Il relatore di minoranza su un testo potrebbe essere di opposizione e viceversa.

  1. 71.3 è espressamente urgente e credo anche prioritario (anche perché la legge elettorale non parlamentarizza tutte le minoranze) precisare nel Regolamento Camera i termini della discussione e della deliberazione delle proposte popolari: tali termini possono essere rigidi in Commissione, per l’Aula possono andare con tempi definiti solo qualora approvati in Commissione
  2. 72.6 Il richiamo espressamente urgente (e credo anche prioritario) alla modifica del Regolamento Senato in connessione col 70 non pone tanto problemi sui tempi (il 70 e il Regolamento attuale precisano già abbastanza bene i termini, quanto piuttosto pone il problema del tipo e della quantità di commissioni che si intendano costituire: un’unica filtro per il procedimento legislativo? O, meglio, quattro commissioni che corrispondano alle tipologie del 70 (paritarie, prevalenza standard Camera, prevalenza a maggioranza assoluta, ddl ex art 81? O altro ancora? Comunque non nel numero odierno e con equilibri anche territoriali.

Invece l’importantissima corsia preferenziale del 72 u. c., pur in presenza di un’urgenza esplicita, a me sembra comunque autoapplicativa: qualche adattamento del Regolamento, richiamato dal testo, può essere opportuno.

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Una mia intervista sulla formazione del Governo in Spagna

governo Spagna

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Camera domani h 16. Diretta web tv

 

I sistemi bicamerali nelle moderne democrazie. Sala della Regina, lunedì ore 16 diretta webtv

La configurazione dei sistemi parlamentari a bicameralismo differenziato nei principali paesi europei e l’assetto del rapporto tra maggioranze e minoranze parlamentari: sono questi i temi al centro della riflessione di Jean-Philippe Derosier, professore di diritto pubblico presso l’università di Rouen e direttore scientifico della rivista Jurisdoctoria, che terrà una relazione sul tema lunedì 29 febbraio alle ore 16 presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.

Ne discuteranno Stefano Ceccanti e Vincenzo Lippolis, entrambi professori di diritto costituzionale italiano e comparato, rispettivamente presso l’Università La Sapienza e presso l’Università degli Studi internazionali di Roma. Vincenzo Lippolis è anche presidente dell’Arsae (Associazione per le ricerche e gli studi sulla rappresentanza politica nelle assemblee elettive). Seguirà un dibattito cui potranno prendere parte, con brevi interventi, i partecipanti all’incontro.

L’appuntamento sarà trasmesso in diretta webtv.

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Giorgio Tonini sulle unioni civili su l’adige

 

UNIONI CIVILI, UNA LEGGE BUONA E ATTESA

GIORGIO TONINI, L’Adige, 28 febbraio 2016, pag. 1

Con la classica “mossa del cavallo”, tanto spregiudicata quanto efficace, Matteo Renzi ha gettato il peso del governo sul piatto della bilancia, fino ad allora pericolosamente oscillante, del confronto in Senato sulle unioni civili. Ha così portato a casa il primo sì del parlamento ad una legge attesa da anni che, se verrà confermata dal voto della Camera, sarà la più importante riforma del diritto di famiglia dal 1975. Sul piano del metodo, il cambiamento di rotta, impresso dal presidente del Consiglio, è stato di 180 gradi: dalla neutralità del governo al maxiemendamento, con tanto di apposizione della questione di fiducia. Su quello del merito, invece, non si può non riconoscere la sostanziale continuità con la linea sempre tenuta dal Pd e dal suo segretario, almeno dal congresso del 2013: la ricerca di una “terza via”, quella appunto dell’unione civile, tra le due tesi contrapposte, del “matrimonio paritario” e del “contratto di convivenza”.

Non a caso, il testo approvato dal Senato il 25 febbraio è stato criticato, dentro e fuori dall’aula di Palazzo Madama, da due fronti contrapposti, ciascuno nel nome di una delle due tesi risultate sconfitte. Per i sostenitori del matrimonio paritario, l’unione civile è tollerabile alla sola condizione che essa risulti nei fatti un matrimonio chiamato con un nome diverso. In caso contrario, secondo questa linea di pensiero, si andrebbe incontro ad una inaccettabile discriminazione, in palese violazione del principio di uguaglianza, stabilito dall’articolo 3 della Costituzione e dalla Carta europea dei diritti fondamentali, la quale, come ricordava Stefano Rodotà su “La Repubblica” del 23 febbraio scorso, “ha cancellato il requisito della diversità di sesso per il matrimonio”. Sul fronte opposto, i sostenitori del contratto di convivenza considerano tollerabile l’unione civile, ma solo alla precisa condizione che essa non presenti alcuna analogia col matrimonio, tutelato nella sua unicità dall’articolo 29 della Costituzione. “Le unioni civili sono una formazione sociale con fondamento solidaristico-affettivo — sosteneva Cesare Mirabelli su “Avvenire” del 12 febbraio scorso — che va tutelata, ma in modo diverso e distinto dal matrimonio”. In sostanza, secondo il presidente emerito della Corte costituzionale, sarebbe stato preferibile risolvere la questione delle unioni omosessuali entro “un impianto legislativo simile a quello tratteggiato nella seconda parte” del disegno di legge (“Avvenire”, 25 febbraio), quella per l’appunto che si limita a riconoscere alcuni diritti ai conviventi di fatto, sia etero che omosessuali.

La terza via, aperta dal Pd e poi imboccata dalla maggioranza dei senatori su proposta del governo, prende le mosse da un presupposto diverso: le coppie omosessuali hanno il diritto di disporre di un istituto giuridico che, come il matrimonio, riconosca la loro stabile convivenza e disciplini i diritti e i doveri che ne derivano; deve trattarsi tuttavia di un istituto diverso dal matrimonio, in quanto la coppia omosessuale, al contrario di quella eterosessuale, non esercita la funzione della procreazione. È questa la “differenza naturale tra la coppia di persone di sesso diverso e quella di persone dello stesso sesso” che, secondo l’ex-presidente della Corte ed ex-guardasigilli del governo Prodi, Giovanni Maria Flick, “non può consentire di evocare il principio di uguaglianza”.

Sulla base di questa impostazione, con il testo approvato dal Senato (sono parole del giudice del tribunale di Bologna, Marco Gattuso, pubblicate sul sito www.articolo29.it), “vengono riconosciuti tutti — ma proprio tutti — i diritti del matrimonio, nessuno escluso”. Gattuso li elenca puntualmente: dai diritti patrimoniali all’eredità compresa la legittima, dal diritto al mantenimento ed agli alimenti al diritto alla pensione di reversibilità, dal ricongiungimento familiare alla cittadinanza italiana per lo straniero unito civilmente, dal congedo matrimoniale a tutte le prerogative in materia di lavoro, dagli assegni familiari a tutte le disposizioni fiscali, dalla disciplina sui carichi di famiglia alle imposte di successione e donazione, dall’impresa familiare alle numerose norme del codice civile in materia di contratti, prescrizione ed altro, dalle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari ai punteggi per i concorsi e i trasferimenti, dai trattamenti pensionistici, assicurativi e previdenziali al diritto di ricevere informazioni sullo stato di salute e le opportunità terapeutiche, dalle decisioni sulla salute in caso di incapacità, alle decisioni in caso di decesso sulla donazione di organi, sul trattamento del corpo e sui funerali, dal trattamento dei dati personali all’amministrazione di sostegno ed alla 104, dai diritti in materia penitenziaria alle numerose norme in materia di diritto e di procedura penale.

“Insomma — conclude Gattuso — tutti, tutti i diritti conseguenti al matrimonio sono previsti anche per le coppie unite civilmente… Fatta salva la assai dolente materia della filiazione, la legge elimina in un sol colpo qualsiasi discriminazione fra coppie eterosessuali e coppie omosessuali”. Ma quella della filiazione, sulla base della citata argomentazione di Flick che sta alla base dello schema di pensiero che ha portato alla scelta in favore delle unioni civili e non del matrimonio paritario, è certamente una differenza, ma non una discriminazione. Dunque il testo approvato dal Senato realizza il massimo di uguaglianza coerente con la scelta della terza via.

Resta il nodo “stepchild adoption”, al confine tra la dimensione di solidarietà di coppia e la filiazione. La proposta originaria del Pd considerava prevalente la prima dimensione e dunque la riteneva compatibile con l’unione civile. La necessità di riunire la maggioranza di governo, ma anche quella di non sottovalutare l’orientamento prevalente nel paese, hanno portato allo stralcio del tema dal testo votato dal Senato. Resta aperta la possibilità per i tribunali di concedere l’adozione caso per caso, sulla base del criterio dell’interesse del minore. E si apre la via della riforma della legge sulle adozioni, che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) allentare l’attuale, strettissimo legame tra adozione e matrimonio.

Vedremo. Per intanto registriamo il grande risultato raggiunto in Senato. Un successo che sarebbe stato impensabile senza la scelta del Pd, dopo non poche incertezze, di puntare su due elementi costitutivi della sua stessa identità e funzione storica: la cultura della mediazione e la vocazione maggioritaria, in parlamento e nel paese.

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Roma, 10 marzo

10marzo

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27/02/2016 · 09:55