L’Ansa recensisce il mio libro

Libri: Ceccanti e la transizione (quasi) finita
Costituzionalista spiega la riforma su cui si terrà referendum
   (ANSA) – ROMA, 1 FEB – Sarà nelle mani dei cittadini, che ad
ottobre dovranno pronunciarsi nel referendum confermativo sulle
riforme costituzionali, la possibilità di chiudere positivamente
una lunghissima transizione, iniziata addirittura 70 anni fa,
nella stessa Assemblea costituente che approvò l’attuale Carta.
E’ questo il filo conduttore del libro di Stefano Ceccanti, La
transizione è (quasi) finita, Giappichelli editore, pp 195, 11
euro.
   Ceccanti, è docente di Diritto pubblico comparato
all’Università La Sapienza di Roma, ma anche opinionista sui
quotidiani e sui media, ed è stato senatore del Pd nella
legislatura 2008-13 e, prima ancora, uno dei leader del
movimento referendario che nei primi anni Novanta portò
all’introduzione del sistema maggioritario. Ceccanti si
inserisce quindi in quel filone culturale che sin dai primi anni
Ottanta ha spinto per portare a riforme istituzionali capaci di
trasformare il nostro sistema in una “democrazia decidente”,
specie dopo che la nascita dell’Unione monetaria ha reso
necessaria una maggior incisività dell’Esecutivo.
   Ma Ceccanti va ancora più indietro, per mostrare che su
alcune debolezze della Carta c’era consapevolezza sin dai tempi
della Assemblea Costituente, specie dal 1947, quando cambia il
clima all’interno di quelle Assise. Dc e Pci temevano ciascuno
la vittoria dell’altro nelle successive elezioni del 18 aprile
1948, il che ha generato una Carta “con un carattere
eccessivamente garantista: dal bicameralismo paritario alla
debolezza del Governo, a cui si rassegnarono anche i costituenti
democristiani”. La riforma su cui a ottobre si voterà dà vita a
quel Senato delle Regioni e delle autonomie territoriali che era
l’ipotesi iniziale di molti costituenti le quali porteranno la
loro voce nel cuore dello Stato, ridando un ruolo di contrappeso
al Senato che, come disse Costantino Mortati nel 1973 era “un
inutile doppione”. (ANSA).

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