Giorgio Tonini sulle unioni civili su l’adige

 

UNIONI CIVILI, UNA LEGGE BUONA E ATTESA

GIORGIO TONINI, L’Adige, 28 febbraio 2016, pag. 1

Con la classica “mossa del cavallo”, tanto spregiudicata quanto efficace, Matteo Renzi ha gettato il peso del governo sul piatto della bilancia, fino ad allora pericolosamente oscillante, del confronto in Senato sulle unioni civili. Ha così portato a casa il primo sì del parlamento ad una legge attesa da anni che, se verrà confermata dal voto della Camera, sarà la più importante riforma del diritto di famiglia dal 1975. Sul piano del metodo, il cambiamento di rotta, impresso dal presidente del Consiglio, è stato di 180 gradi: dalla neutralità del governo al maxiemendamento, con tanto di apposizione della questione di fiducia. Su quello del merito, invece, non si può non riconoscere la sostanziale continuità con la linea sempre tenuta dal Pd e dal suo segretario, almeno dal congresso del 2013: la ricerca di una “terza via”, quella appunto dell’unione civile, tra le due tesi contrapposte, del “matrimonio paritario” e del “contratto di convivenza”.

Non a caso, il testo approvato dal Senato il 25 febbraio è stato criticato, dentro e fuori dall’aula di Palazzo Madama, da due fronti contrapposti, ciascuno nel nome di una delle due tesi risultate sconfitte. Per i sostenitori del matrimonio paritario, l’unione civile è tollerabile alla sola condizione che essa risulti nei fatti un matrimonio chiamato con un nome diverso. In caso contrario, secondo questa linea di pensiero, si andrebbe incontro ad una inaccettabile discriminazione, in palese violazione del principio di uguaglianza, stabilito dall’articolo 3 della Costituzione e dalla Carta europea dei diritti fondamentali, la quale, come ricordava Stefano Rodotà su “La Repubblica” del 23 febbraio scorso, “ha cancellato il requisito della diversità di sesso per il matrimonio”. Sul fronte opposto, i sostenitori del contratto di convivenza considerano tollerabile l’unione civile, ma solo alla precisa condizione che essa non presenti alcuna analogia col matrimonio, tutelato nella sua unicità dall’articolo 29 della Costituzione. “Le unioni civili sono una formazione sociale con fondamento solidaristico-affettivo — sosteneva Cesare Mirabelli su “Avvenire” del 12 febbraio scorso — che va tutelata, ma in modo diverso e distinto dal matrimonio”. In sostanza, secondo il presidente emerito della Corte costituzionale, sarebbe stato preferibile risolvere la questione delle unioni omosessuali entro “un impianto legislativo simile a quello tratteggiato nella seconda parte” del disegno di legge (“Avvenire”, 25 febbraio), quella per l’appunto che si limita a riconoscere alcuni diritti ai conviventi di fatto, sia etero che omosessuali.

La terza via, aperta dal Pd e poi imboccata dalla maggioranza dei senatori su proposta del governo, prende le mosse da un presupposto diverso: le coppie omosessuali hanno il diritto di disporre di un istituto giuridico che, come il matrimonio, riconosca la loro stabile convivenza e disciplini i diritti e i doveri che ne derivano; deve trattarsi tuttavia di un istituto diverso dal matrimonio, in quanto la coppia omosessuale, al contrario di quella eterosessuale, non esercita la funzione della procreazione. È questa la “differenza naturale tra la coppia di persone di sesso diverso e quella di persone dello stesso sesso” che, secondo l’ex-presidente della Corte ed ex-guardasigilli del governo Prodi, Giovanni Maria Flick, “non può consentire di evocare il principio di uguaglianza”.

Sulla base di questa impostazione, con il testo approvato dal Senato (sono parole del giudice del tribunale di Bologna, Marco Gattuso, pubblicate sul sito www.articolo29.it), “vengono riconosciuti tutti — ma proprio tutti — i diritti del matrimonio, nessuno escluso”. Gattuso li elenca puntualmente: dai diritti patrimoniali all’eredità compresa la legittima, dal diritto al mantenimento ed agli alimenti al diritto alla pensione di reversibilità, dal ricongiungimento familiare alla cittadinanza italiana per lo straniero unito civilmente, dal congedo matrimoniale a tutte le prerogative in materia di lavoro, dagli assegni familiari a tutte le disposizioni fiscali, dalla disciplina sui carichi di famiglia alle imposte di successione e donazione, dall’impresa familiare alle numerose norme del codice civile in materia di contratti, prescrizione ed altro, dalle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari ai punteggi per i concorsi e i trasferimenti, dai trattamenti pensionistici, assicurativi e previdenziali al diritto di ricevere informazioni sullo stato di salute e le opportunità terapeutiche, dalle decisioni sulla salute in caso di incapacità, alle decisioni in caso di decesso sulla donazione di organi, sul trattamento del corpo e sui funerali, dal trattamento dei dati personali all’amministrazione di sostegno ed alla 104, dai diritti in materia penitenziaria alle numerose norme in materia di diritto e di procedura penale.

“Insomma — conclude Gattuso — tutti, tutti i diritti conseguenti al matrimonio sono previsti anche per le coppie unite civilmente… Fatta salva la assai dolente materia della filiazione, la legge elimina in un sol colpo qualsiasi discriminazione fra coppie eterosessuali e coppie omosessuali”. Ma quella della filiazione, sulla base della citata argomentazione di Flick che sta alla base dello schema di pensiero che ha portato alla scelta in favore delle unioni civili e non del matrimonio paritario, è certamente una differenza, ma non una discriminazione. Dunque il testo approvato dal Senato realizza il massimo di uguaglianza coerente con la scelta della terza via.

Resta il nodo “stepchild adoption”, al confine tra la dimensione di solidarietà di coppia e la filiazione. La proposta originaria del Pd considerava prevalente la prima dimensione e dunque la riteneva compatibile con l’unione civile. La necessità di riunire la maggioranza di governo, ma anche quella di non sottovalutare l’orientamento prevalente nel paese, hanno portato allo stralcio del tema dal testo votato dal Senato. Resta aperta la possibilità per i tribunali di concedere l’adozione caso per caso, sulla base del criterio dell’interesse del minore. E si apre la via della riforma della legge sulle adozioni, che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) allentare l’attuale, strettissimo legame tra adozione e matrimonio.

Vedremo. Per intanto registriamo il grande risultato raggiunto in Senato. Un successo che sarebbe stato impensabile senza la scelta del Pd, dopo non poche incertezze, di puntare su due elementi costitutivi della sua stessa identità e funzione storica: la cultura della mediazione e la vocazione maggioritaria, in parlamento e nel paese.

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