Archivi del mese: marzo 2016

La newsletter di www.libertaeguale.it

Ecco la nostra newsletter n.13.
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Cara amica, caro amico

Ti segnaliamo due appuntamenti:

Venerdì 1 aprile Libertàeguale Milano presenta l’iniziativa “Ruolo e prospettive della grande Milano nel contesto italiano e internazionale” coordinata da Filippo Barberis con la partecipazione di Beppe Sala, Tommaso Nannicini, Alessia Mosca, Michele Salvati, Giuseppe Longhi, Daniela Mainini, Fiorenza Bassoli, Natale Cremonesi, Marco Leonardi, Carmelo Marazia, Erminio Quartiani, Roberto Sarfatti, Sara Valmaggi.
Venerdì 8 aprile si svolgerà, sempre a Milano, la presentazione del libro di Stefano Ceccanti “La transizione e’ (quasi) finita” a cura di Libertàeguale, il comitato referendario Milano sì in collaborazione con Gruppo consiliare Pd zona1. Interverranno, oltre all’autore, Emanuele Fiano, Marilisa D’Amico, Lia Quartapelle, Michele Salvati, coordinamento di Marco Martorelli. Sul sito www.libertaeguale.it tutte le info.

Segnaliamo inoltre l’articolo Chiedi chi era D’Alema del direttore Marco Martorelli apparso sull’Unità.

Di seguito alcune novità apparse nei giorni scorsi sul sito di Libertàeguale:

Un Gettysburg address per l’Europa – l’editoriale del direttore Marco Martorelli è una riflessione all’indomani degli attentati di Bruxelles sulla consapevolezza della guerra civile che ci sta investendo –a partire dalle parole di Abraham Lincoln – utile per concepire un futuro migliore per l’Europa.

Salvate il soldato Obama – Una riflessione di Alessandro Maran che prende spunto dall’intervista rilasciata da Barack Obama alla rivista The Atlantic: un ritratto straordinario del presidente che spiega le sue decisioni più difficili circa il ruolo dell’America nel mondo.
Reddito minimo e la via italiana all’occupazione – Arriva il reddito minimo per combattere le forme più estreme di povertà, come confermato dal ministro del Lavoro Poletti, un grande passo avanti che va accompagnato da un piano di rilancio economico. Soprattutto al Sud. Ce ne parla Francesco Paolini.

Con la deflazione a rischio la coesione dei paesi Ue- Combattere con tutti i mezzi la deflazione è il passo necessario per non lasciarsi sfuggire quelle deboli possibilità di crescita che stanno emergendo e che se saranno perdute rischiano di avere ripercussioni negative in Europa. Un intervento di Giuseppe De Lucia Lumeno.

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Il testo della proposta Parrini ed altri sulle primarie

 

CAMERA DEI DEPUTATI  N. ____

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XVII LEGISLATURA

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

 

 

 

D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI

 

PARRINI, FANUCCI, DI MAIO MARCO, DONATI, ERMINI, VAZIO, FREGOLENT, COPPOLA, DALLAI, GADDA, MORANI, DE MENECH, GALLI GIAMPAOLO, DELL’ARINGA, MORETTO, TINAGLI, FAMIGLIETTI, GIULIETTI, GELLI, BECATTINI, CRIMI’, TIDEI, COVA, LODOLINI, GARAVINI, IORI, MAGORNO, SCANU, VALIANTE, VENITELLI

 

Disciplina delle elezioni primarie per la selezione dei candidati alle elezioni inerenti cariche monocratiche elettive.”

 

 

 

 

 

Gentili Onorevoli! – La presente proposta di legge si pone l’importante obiettivo di regolamentare le elezioni primarie in quanto strumento di partecipazione democratica. Prima di entrare nel merito della proposta di legge, è opportuno inserirla nel contesto dell’evoluzione del quadro normativo e del dibattito politico che si svolge intorno al tema della disciplina dei partiti politici. Occorre considerare che nel nostro Paese va estendendosi in modo sempre più diffuso la propensione a selezionare le candidature attraverso le elezioni primarie, organizzate da partiti, movimenti politici e coalizioni tra i medesimi.

E’ con la nascita del Partito Democratico nel 2007 (anche se la prima vera consultazione degli elettori risale a due anni prima, ovvero al 2005, e riguardò la scelta di Romano Prodi quale candidato premier del centrosinistra) che le elezioni primarie sono diventate uno strumento  rilevante di selezione della classe politica. Da allora ad oggi si sono tenute decine di consultazioni per varie cariche (da sindaco a presidente di regione, da parlamentare a segretario di partito) che hanno sempre dato un risultato soddisfacente in termini di partecipazione dell’elettorato di riferimento, tanto che in Europa si parla ormai apertamente di “primarie all’italiana”.

Secondo alcuni istituti che hanno svolto accurate ricerche sulla composizione sociale del cosiddetto “popolo” delle primarie, i partecipanti sono perfettamente rappresentativi, come età, livello di studio e aspettative valoriali, dell’elettorato di riferimento. Tali studi sfatano una delle accuse ricorrenti che sono state fatte al modello di primarie “aperte”, che consentirebbe ad elettori di altra parte politica di influenzarne il risultato.

Le primarie sono uno strumento utile a stimolare una moderna forma di partecipazione alla politica, che appare assolutamente in linea con alcune leggi approvate in questi anni come quella che introduce un sistema di finanziamento basato sulle detrazioni fiscali delle donazioni private e sulla destinazione volontaria del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Un dato che appare confermato dai risultati sul primo anno di erogazione del due per mille ai partiti relativi all’anno di imposta 2014.

Poiché le elezioni primarie sono un fondamentale strumento di partecipazione dei cittadini alla vita politica è necessario superare alcune criticità che sono emerse negli anni che rischiano di inficiare la rilevanza e la portata innovativa delle stesse. Pertanto sembra opportuno elaborare un quadro normativo che regolamenti le elezioni primarie in modo rigoroso.

Al fine quindi di andare di pari passo con l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, la presente proposta di legge si propone di “istituzionalizzare” le primarie, elevandole a strumento esplicitamente previsto dall’ordinamento e fissando con rigore le procedure e i termini ai quali i partiti che intendono farvi ricorso devono attenersi per una rigorosa selezione della propria classe politica, prevedendo tre diversi modelli, sulla base delle preferenze più o meno espresse dai diversi soggetti politici: aperte, semiaperte e chiuse.

L’idea di fondo che sta alla base di tale scelta è che la titolarità del diritto di selezionare i candidati dei vertici delle amministrazioni sia affidata ai cittadini. I partiti mantengono ovviamente un ruolo nell’individuazione delle regole e dei limiti dell’elettorato passivo e dunque nell’elaborazione delle proposte da sottoporre ai cittadini, ma sia il potere di scelta – conferito direttamente ai cittadini e dunque sottratto alle dirigenze dei partiti – sia il sistema di garanzie circa il corretto svolgimento delle operazioni elettorali sono posti al medesimo livello del procedimento elettorale vero e proprio.

L’articolo 1 stabilisce le finalità della presente proposta di legge prevedendo che le elezioni primarie si svolgano per la selezione dei candidati dei partiti politici, dei movimenti politici e delle coalizioni tra i medesimi  alle cariche di sindaco, sindaco metropolitano ove ne sia prevista l’elezione diretta,  presidente della giunta regionale e presidente delle province autonome di Trento e di Bolzano.

L’articolo 2 disciplina l’indizione delle elezioni primarie prevedendo che entro centoventi giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle candidature, il legale rappresentante di uno o più soggetti politici possa richiedere all’ufficio elettorale competente di indire elezioni primarie per la selezione dei propri candidati alle cariche di cui all’articolo 1. La possibilità di richiedere l’indizione di elezioni primarie è soggetta alla raccolta di un numero di firme pari a quelle necessarie per la presentazione delle liste nelle elezioni corrispondenti. L’ufficio elettorale competente stabilisce le sedi e la data in cui si svolgono le elezioni primarie, sentiti il prefetto e i sindaci dei comuni in cui si svolgono le elezioni stesse e comunica ai cittadini data e modalità di svolgimento delle elezioni primarie mediante affissioni pubbliche. Le medesime comunicazioni sono altresì pubblicate nel sito internet del Ministero dell’Interno e nel sito ufficiale dei soggetti politici promotori delle elezioni primarie.

L’articolo 3 prevede che unitamente alla richiesta di indire le elezioni primarie, i soggetti politici depositino il regolamento di disciplina delle elezioni primarie. Il regolamento stabilisce le condizioni per la presentazione delle candidature, le norme di comportamento per la campagna elettorale idonee ad assicurare il contenimento entro limiti appropriati delle spese sostenute dai candidati, condizioni di parità dei candidati nell’accesso alle candidature e con riferimento anche all’entità, alle modalità e alla documentazione delle spese, nonché le sanzioni previste in caso di violazione delle disposizioni ivi previste.

Il regolamento può prevedere che il diritto di sottoscrivere le candidature alle elezioni primarie sia riservato a un determinato numero di cittadini, ovvero ai soli iscritti, ovvero sia attribuito, in via comunque non esclusiva, a un numero qualificato di componenti degli organismi dirigenti dei soggetti politici. Qualora il diritto di sottoscrivere le candidature sia attribuito anche a un numero qualificato di componenti di un organo dirigente dei soggetti politici promotori delle elezioni primarie, il numero massimo delle sottoscrizioni non può essere superiore al 35 per cento dei componenti del medesimo organo. Il regolamento indica inoltre a quale forma di elezioni primarie si intende ricorrere.

L’articolo 4 definisce le forme che possono assumere le elezioni primarie. Le elezioni primarie sono definite aperte, se il diritto di voto è attribuito alla generalità degli elettori; semiaperte, se il diritto di voto è attribuito agli elettori che al momento del voto si dichiarano sostenitori di un soggetto politico e sono disposti a farsi registrare in quanto tali in un albo; chiuse, se il diritto di voto è attribuito a coloro che risultano, alla data di indizione delle primarie, regolarmente iscritti a un dato soggetto politico oppure a un albo degli elettori da quello stesso soggetto politico all’uopo costituito.

L’articolo 5 disciplina il Collegio dei garanti, istituito in caso di indizione di elezioni primarie e che sovrintende alla regolarità delle elezioni e al rispetto dei risultati delle stesse nella presentazione delle candidature, nomina gli scrutatori e i componenti delle commissioni elettorali, delibera su qualsiasi ricorso e proclama il vincitore. Il collegio dei garanti si dota di un regolamento interno per l’esercizio delle proprie funzioni riguardante, in particolare, i tempi per la presentazione dei ricorsi e per l’adozione delle conseguenti decisioni di cui dà ampia pubblicità. Il regolamento interno stabilisce altresì l’importo che i soggetti politici che intendono partecipare alle elezioni primarie devono versare al collegio dei garanti quale cauzione.

L’articolo 6 disciplina le norme in materia di elettorato attivo e passivo prevedendo che alle elezioni primarie si applichino le disposizioni normative vigenti limitative dell’esercizio dell’elettorato attivo e passivo previste per le corrispondenti consultazioni elettorali. I soggetti politici possono stabilire, con il regolamento di autodisciplina ulteriori limitazioni all’elettorato passivo.

L’articolo 7 disciplina le modalità di organizzazione delle elezioni primarie prevedendo che gli obblighi derivanti dalla normativa vigente in materia di conduzione della campagna elettorale si applichino alle elezioni primarie. Il voto per le elezioni primarie è espresso a scrutinio segreto. Ciascun elettore esprime il proprio voto per un solo candidato ed è selezionato il candidato che ottiene il più alto numero di voti. In caso di sua rinuncia,  impedimento o morte, gli subentra chi ha ottenuto il numero più alto di voti tra gli altri candidati alle elezioni primarie; in caso di più candidati con pari voti, viene selezionato il più anziano per età. Qualora sia stata avanzata una sola candidatura alle elezioni primarie, non si svolgono le ulteriori fasi del procedimento elettorale e il collegio dei garanti procede a dichiarare il vincitore. Ciascun elettore non può partecipare allo svolgimento di più di un’elezione primaria per la medesima carica e nella medesima tornata elettorale.

L’articolo 8 disciplina lo svolgimento delle elezioni primarie prevedendo che le stesse si svolgano in un solo giorno, anche non festivo, compreso tra il novantesimo e il sessantesimo giorno antecedente il termine per la presentazione delle candidature e che ciascun elettore non possa partecipare allo svolgimento di più di un’elezione primaria per la medesima carica e nella medesima tornata elettorale. Le elezioni primarie richieste da più soggetti politici per la medesima carica si svolgono nello stesso giorno.

L’articolo 9 stabilisce che i soggetti politici che non adottano le elezioni primarie per la selezione dei propri candidati ai sensi della presente legge non possono accedere ai benefici previsti dal decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, in materia di detrazioni per le erogazioni liberali in denaro in favore di partiti politici e di destinazione volontaria del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Tale esclusione ha l’evidente scopo di incentivare l’utilizzo delle consultazioni a tutti i soggetti politici, che intendono presentarsi ad una data elezione. L’articolo 9 stabilisce altresì che la cauzione versata al collegio dei garanti dai soggetti politici che intendono partecipare alle elezioni primarie non viene restituita in caso di inosservanza del risultato delle elezioni primarie pubbliche da parte dei soggetti politici che le hanno promosse. In caso di mancato rispetto del risultato delle elezioni primarie pubbliche da parte di singoli candidati, a carico di questi ultimi è irrogata anche una sanzione pecuniaria di importo pari alla metà di quello della cauzione.

L’articolo 10 prevede che le disposizioni di cui alla presente legge si applichino anche nel caso di elezione del vertice esecutivo di un soggetto politico (segretario, presidente o soggetto comunque definito dallo statuto) qualora lo stesso abbia i requisiti per la partecipazione ad elezioni nazionali.

 

 

 

 

 

 

Art. 1

(Finalità)

 

  1. La presente legge disciplina le elezioni primarie per la selezione dei candidati dei partiti politici, dei movimenti politici e delle coalizioni tra i medesimi, di seguito denominati “soggetti politici”, alle cariche di sindaco, sindaco metropolitano ove ne sia prevista l’elezione diretta, presidente della giunta regionale, presidente delle province autonome di Trento e di Bolzano.
  2. Le regioni adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni di principio desumibili dalla presente legge ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione. Sono fatte salve le potestà attribuite alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano dai rispettivi statuti speciali e dalle relative norme di attuazione.

 

Art. 2

(Indizione delle elezioni primarie)

 

  1. Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle candidature, il legale rappresentante di uno o più soggetti politici può richiedere all’ufficio elettorale competente di indire le elezioni primarie per la selezione dei propri candidati alle cariche di cui al comma 1 dell’articolo 1.
  2. La richiesta di indizione di elezioni primarie è soggetta alla raccolta di un numero di firme pari a quelle necessarie per la presentazione delle liste nelle elezioni corrispondenti.
  3. L’ufficio elettorale competente stabilisce le sedi e la data in cui si svolgono le elezioni primarie, sentiti il prefetto e i sindaci dei comuni in cui si svolgono le elezioni stesse.
  4. L’ufficio elettorale competente comunica data e modalità di svolgimento delle elezioni primarie mediante affissioni pubbliche. Le medesime comunicazioni sono altresì

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pubblicate nel sito internet del Ministero dell’interno e nel sito ufficiale dei soggetti politici promotori delle elezioni primarie.

 

Art. 3

(Regolamento di disciplina delle elezioni primarie)

 

  1. Unitamente alla richiesta di indizione di cui al comma 1 dell’articolo 2, i soggetti politici depositano il regolamento di disciplina delle elezioni primarie, di seguito denominato “regolamento”.
  2. Il regolamento stabilisce le condizioni per la presentazione delle candidature, le norme di comportamento per la campagna elettorale idonee ad assicurare il contenimento entro limiti appropriati delle spese sostenute dai candidati, condizioni di parità dei candidati nell’accesso alle candidature e con riferimento anche all’entità, alle modalità e alla documentazione delle spese, nonché le sanzioni previste in caso di violazione delle disposizioni ivi previste.
  3. Il regolamento può prevedere che il diritto di sottoscrivere le candidature alle elezioni primarie sia riservato a un determinato numero di cittadini, ovvero ai soli iscritti, ovvero sia attribuito, in via comunque non esclusiva, a un numero qualificato di componenti degli organismi dirigenti dei soggetti politici. Qualora il diritto di sottoscrivere le candidature sia attribuito anche a un numero qualificato di componenti di un organo dirigente dei soggetti politici promotori delle elezioni primarie, il numero massimo delle sottoscrizioni non può essere superiore al 35 per cento dei componenti del medesimo organo.
  4. Il regolamento indica a quale forma di elezioni primarie si intende ricorrere fra quelle previste dall’articolo 4.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 4

(Forme di elezioni primarie)

 

  1. Le elezioni primarie sono definite aperte, se il diritto di voto è attribuito alla generalità degli elettori; semiaperte, se il diritto di voto è attribuito agli elettori che al momento del voto si dichiarano sostenitori di un soggetto politico e sono registrati in quanto tali in un albo; chiuse, se il diritto di voto è attribuito a coloro che risultano, alla data di indizione delle primarie, regolarmente iscritti a un dato soggetto politico oppure a un albo degli elettori da quello stesso soggetto politico all’uopo costituito.

 

Art. 5

(Collegio dei garanti)

 

  1. In caso di indizione di elezioni primarie, è istituito un apposito collegio dei garanti che sovrintende alla regolarità delle elezioni e al rispetto dei risultati delle stesse nella presentazione delle candidature, nomina gli scrutatori e i componenti delle commissioni elettorali, delibera su qualsiasi ricorso e proclama il vincitore.
  2. Il collegio dei garanti, composto da tre membri di riconosciuta indipendenza e competenza, è eletto a maggioranza qualificata dall’assemblea elettiva corrispondente all’ambito territoriale al quale le elezioni primarie si riferiscono. I componenti del collegio dei garanti non possono fare parte degli organi direttivi dei soggetti politici promotori delle primarie.
  3. Il collegio dei garanti si dota di un regolamento interno per l’esercizio delle proprie funzioni riguardante, in particolare, i tempi per la presentazione dei ricorsi e per l’adozione delle conseguenti decisioni di cui dà ampia pubblicità. Il regolamento interno stabilisce altresì l’importo che i soggetti politici che intendono partecipare alle elezioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

primarie devono versare al collegio dei garanti quale cauzione.

  1. Il collegio dei garanti provvede alla restituzione della cauzione di cui alla comma 3.
  2. Il collegio dei garanti cessa dalle sue funzioni a conclusione delle operazioni di cui al comma 1.

 

Art. 6

(Elettorato attivo e passivo)

 

  1. Alle elezioni primarie si applicano le disposizioni normative vigenti limitative dell’esercizio dell’elettorato attivo e passivo previste per le corrispondenti consultazioni elettorali.
  2. I soggetti politici possono stabilire, con il regolamento di autodisciplina di cui all’articolo 3, ulteriori limitazioni all’elettorato passivo.

 

Art. 7

(Modalità di organizzazione delle elezioni primarie)

 

  1. Gli obblighi derivanti dalla normativa vigente in materia di conduzione della campagna elettorale si applicano alle elezioni primarie di cui alla presente legge.
  2. Il voto per le elezioni primarie è espresso a scrutinio segreto. Ciascun elettore esprime il proprio voto per un solo candidato ed è selezionato il candidato che ottiene il più alto numero di voti. In caso di sua rinuncia, impedimento o morte, gli subentra chi ha ottenuto il numero più alto di voti tra gli altri candidati alle elezioni primarie; in caso di più candidati con pari voti, viene selezionato il più anziano per età. Qualora sia stata avanzata una sola candidatura alle elezioni primarie, non si svolgono le ulteriori fasi del procedimento elettorale e il collegio dei garanti procede a dichiarare il vincitore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 8

(Svolgimento delle elezioni primarie)

 

  1. Le elezioni primarie si svolgono in un solo giorno, anche non festivo, compreso tra il novantesimo e il sessantesimo giorno antecedente il termine previsto dalla legge per la presentazione delle candidature alle elezioni cui le primarie sono riferite.
  2. Ciascun elettore non può partecipare allo svolgimento di più di un’elezione primaria per la medesima carica e nella medesima tornata elettorale.
  3. Le elezioni primarie richieste da più soggetti politici per la medesima carica si svolgono nello stesso giorno.

 

Art. 9

(Sanzioni)

 

  1. I soggetti politici che non adottano le elezioni primarie per la selezione dei propri candidati ai sensi della presente legge non possono accedere ai benefici di cui agli articoli 11 e 12 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13.
  2. La cauzione di cui al comma 4 dell’articolo 5 non viene restituita in caso di inosservanza del risultato delle elezioni primarie pubbliche da parte dei soggetti politici che le hanno promosse. In caso di mancato rispetto del risultato delle elezioni primarie pubbliche da parte di singoli candidati, a carico di questi ultimi è irrogata anche una sanzione pecuniaria di importo pari alla metà di quello della cauzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 10

(Elezione del vertice esecutivo di un soggetto politico)

 

  1. Un soggetto politico, a condizione che presenti una dichiarazione di collegamento con un gruppo parlamentare esistente o un numero di firme di elettori iscritti nelle liste elettorali compreso tra un minimo di trentamila e un massimo di quarantamila, può richiedere che le disposizioni di cui alla presente la legge si applichino anche alla procedura di selezione del proprio leader nazionale, sia esso denominato segretario, presidente, o con altro termine atto a indicare il titolare della carica apicale monocratica di un partito o di un movimento politico.

 

 

Art. 11

(Disposizione finanziarie)

 

  1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, valutati in quindici milioni di euro annui a decorrere dal 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni per gli anni 2017 e 2018 dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell’ambito del programma “Fondi di riserve speciali” della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

 

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Carlo Fusaro sul referendum trivelle

Carlo Fusaro – La trivella elettorale

“Corriere Fiorentino”, 31 marzo 2016

 

Il “referendum trivelle” fra tre domeniche pone questioni nuove, ma soprattutto ne ripropone di vecchie sulla democrazia referendaria.

Vediamo di che si tratta. Il tema di fondo è la politica energetica, con la progressiva sostituzione di fonti non rinnovabili e inquinanti per un paese, come il nostro, che allo stato dipende per l’80% dall’estero (spesso da fornitori imbarazzanti). Che si tratti di ridurre gli idrocarburi nessuno lo discute: ma le fonti rinnovabili (acqua, vento, sole) hanno il difetto di che non si fanno “gestire” dall’uomo. In Italia siamo all’avanguardia, ma ci vorrà tempo per sostituire il fabbisogno coperto da petrolio e gas. Si pensi a quante pale eoliche ci vorrebbero (migliaia e migliaia: con inquinamento visivo massiccio) o quanti pannelli solari (qualcuno ha scritto: una superficie come Bologna per due).

Ma se questo è il grande tema, poca cosa è il quesito specifico. Intanto, è l’unico rimasto di sei: ciò che volevano gli altri è già stato fatto proprio dal Parlamento. E l’ultimo – al di là dei tecnicismi – riguarda non nuovi pozzi (già vietati), ma per quanto tempo le concessioni a sfruttare i pozzi oggi in funzione (60-70) possono durare: solo per i 20-30 anni iniziali o con proroghe fino a esaurimento del pozzo? questo è quanto. Non c’entrano i pozzi a terra, non c’entrano le piattaforme oltre il mare territoriale (le dodici miglia dalla costa, il grosso).

La disputa in sé è dunque minimale, ma tocca questioni complesse. La stessa Corte costituzionale, per esempio, nel dire sì al referendum ha scritto che non può entrare nella possibile illegittimità costituzionale conseguenza di un sì, prospettata dal Governo per la violazione del legittimo affidamento (si inciderebbe su concessioni già date). Poi ci sono i posti di lavoro: quanti ne mette a rischio una riduzione o sospensione delle attività? quanti ne mette in pericolo, al contrario, un eventuale incidente data la nostra vocazione turistica?  (Però la maggior produzione è al largo di Ravenna e non sembra aver nuociuto al turismo di quelle coste che hanno più bandiere blu di tutti; l’ultimo incidente, pare, fu nel 1950).

Poi c’è il “solito” valore simbolico del referendum. Intanto per le competenze in materia di Stato e Regioni: secondo molti questi referendum, promossi non da cittadini ma da dieci Regioni (poi nove perché l’Abruzzo si è detto soddisfatto dell’accoglienza per legge degli altri quesiti), sono una delle molte facce del contenzioso Stato-Regioni (la riforma Renzi-Boschi taglierebbe, sul punto, la testa al toro). E poi come in tutti i referendum (non solo in Italia), la questione si carica di significati più generali (ambientalismo, guerra all’industria, sindrome not in my backyard, voglia di attaccare il governo: per cui gli stessi gruppi – a rotazione – dicono no al nucleare, alle grandi centrali, alle pale eoliche, ai pannelli solari, a tutto).

Qui torna il discorso sulla democrazia referendaria: preziosa al punto che nessuno vi rinuncerebbe, ma anche approssimativa e suscettibile di manipolazioni. E tornano le polemiche sulla partecipazione: andare, non andare, far propaganda per l’astensione o no. Negli ultimi venti anni abbiamo avuto ben 28 referendum, solo 4 validi: e ancora si discute se l’esito è rispettato o no. Pure sotto questo aspetto la riforma costituzionale migliorerebbe le cose: col referendum a quorum abbassato si toglierebbe fiato alle campagne astensionistiche, e con quello propositivo ci potrebbe forse salvare da referendum come questo del 17 aprile. Qualche cento milioni di euro che sarebbero stati meglio spesi in ricerca sulle fonti rinnovabili che per consultare 50 milioni di italiani su poco più del nulla.

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Isernia, 1 aprile

isernia 1 aprile

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La lezione della prof. Caravale su common law e brexit

Origini del Common Law. Fonti del diritto. Brexit

 

 

Origini common law

Per common law si intende, in senso più ampio, la famiglia giuridica anglo americana, vale a dire quella particolare tecnica del diritto e di ragionamento giuridico, sostanzialmente di natura giurisprudenziale, utilizzata nei paesi anglo americani. Con tale espressione si intende anche il diritto giurisprudenziale che si contrappone al diritto legislativo (statute law); il diritto comune a tutta l’Inghilterra che si contrappone in epoca medievale ai diritti locali; il diritto prodotto dalle corti di Westminster in contrapposizione all’equity.

Il common law è il diritto comune a tutta l’Inghilterra che a partire dall’XI secolo venne elaborato dalle corti regie di Westminster create a seguito della conquista normanna del 1066.

Ruolo fondamentale per la diffusione dello stesso è svolto dai giudici regi itineranti che erano componenti le corti centrali, venivano in contatto con le consuetudini locali in giro per il paese, le rielaboravano e le assorbivano. Essi contribuirono a conferire uniformità ai giudizi e a diffondere il common law in tutto il territorio.

Enrico II nel 1178 stabilì che 5 giudici si stabilissero in modo permanente a Londra a svolgere la normale amministrazione della giustizia nella curia regis con sede a Westminster Hall . La Curia regis nacque come un organo che coadiuvava il sovrano nelle funzioni legislative, esecutive e giudiziarie. Essa si riuniva in due composizioni diverse: la prima (Magnum Concilium) era una assemblea più grande la seconda più ristretta. Dall’assemblea ristretta derivarono le corti di Common Law, mentre da quella allargata il Parlamento. Dopo la magna carta all’interno della curia, si enuclearono alcune commissioni le quali acquistarono pian piano autonomia fino a divenire le tre corti di Westminster: si tratta della Corte dello Scacchiere, della Corte delle udienze Comuni (common pleas), e della Corte del banco del Re (King’s bench). L’attività delle tre Corti di Westminster ha contribuito a diffondere il Common Law in tutto il Regno. Si tratta di diritto comune non di diritto unico dato che continuavano accanto ad esse ad operare diverse altre corti, ecclesiastiche, signorili e locali. Il ricorso alle corti regie non era automatico per i sudditi, ma per il loro intervento era necessario ottenere un writ, un ordine con cui il re chiedeva di soddisfare il diritto di colui che lo aveva richiesto. Il writ era lo strumento tecnico per fare operare la giustizia. Il Common Law si espanse fino alla metà del XII secolo quando nel 1258 le Provisions of Oxford limitarono la possibilità di creare nuovi writs riducendo dunque le possibilità di accesso alle corti di Westminster. Il blocco dei writs fu una delle cause della crisi del Common Law.

I difetti del Common Law portarono alla nascita di un sistema di giustizia parallelo, quello dell’equity. Il suddito che non riusciva o non poteva ottenere giustizia di fronte alle corti di Common Law inviava le sue petizioni direttamente al sovrano, fonte di giustizia. Il re coinvolse il Cancelliere nell’amministrazione delle cause e questo dal 1474 iniziò a decidere in nome proprio. Il Cancelliere utilizzava l’ingiunzione per fare rispettare gli obblighi che le corti di Common Law non riuscivano o non potevano far rispettare. Lo sviluppo dell’equity determinò un conflitto tra la corte di Cancelleria e le corti di Common Law, il cui culmine si ebbe all’inizio del XVII secolo.

Il compromesso tra i due sistemi si raggiunse nel 1616 quando il re Giacomo I si pronunciò in favore della corte della Cancelleria stabilendo che, nel caso di contrasto tra decisioni di Common Law e di equity, sarebbero prevalse queste ultime. Tale decisione non portò alla fine del Common Law, perché il Cancelliere non abusò del suo potere, cominciando anzi a sentirsi vincolato dai propri precedenti. Il sistema di Common Law e quello di equity continuarono ad agire parallelamente fino alla riforma dei Judicature Acts del 1873-1875 che eliminò ogni distinzione tra corti di Common Law e corti di equity e diede vita ad un nuovo sistema di corti.

 

Le fonti del diritto in common law

 

1)il precedente giudiziale

2) la legge

3) la consuetudine

4) la dottrina (books of authority)

 

1)Il precedente è fonte principale del diritto. La prassi di seguire le decisioni precedenti per elaborare le sentenze successive si impose in un primo momento come fatto spontaneo e divenne obbligatorio a partire dal XIX secolo. La regola del precedente vincolante non è però assoluta: in primo luogo perché è legata alla gerarchia delle corti (si applica verticalmente e orizzontalmente) in secondo luogo perché all’interno della sentenza bisogna distinguere tra ratio decidendi e obiter dictum: la forza vincolante della sentenza riguarda solo la ratio decidendi, il principio che ha spinto il giudice a decidere.

2) La legge rappresenta l’altra fonte principale del diritto. La legge prevale sul diritto giudiziario, ma le leggi una volta emanate sono rispettate dalla giurisprudenza nello spirito del Common Law.

3) La consuetudine è fonte sussidiaria del diritto ed opera solo dove non vi siano altre fonti principali (precedente e legge). Nel corso del tempo l’importanza della consuetudine si è ridotta e molte consuetudini sono state inglobate nel diritto giurisprudenziale.

4) Per dottrina si intendono le più antiche opere pubblicate fino ai Commentaries on the Laws of England di Blackstone del 1765 e che danno la possibilità, in mancanza di un adeguato sistema di repertori di sentenze, di ricostruire il diritto posto dalle corti in questo periodo.

 

Il referendum sul Brexit

 

Il Rapporto tra il Regno Unito e l’Europa appare particolarmente complesso fin da prima dell’adesione alla Comunità Economica Europea avvenuta il 1° gennaio 1973, soprattutto a motivo della compatibilità tra la CEE e la tradizionale dottrina della sovranità del parlamento di Westminster.

Nel gennaio 2013, il premier Cameron aveva promesso, in caso di vittoria alle elezioni del 2015, di rinegoziare e ridefinire il rapporto del Regno Unito con l’Europa e di tenere entro il 2017 un referendum sulla permanenza nell’Unione. A seguito della vittoria alle elezioni del 7 maggio 2015 è stato approvato l’European Union Referendum Act il quale ha previsto l’indizione di un in/out referendum sulla membership europea in una data compresa tra il 5 maggio 2016 e il 31 dicembre 2017. La legge ha disciplinato le regole relative al referendum e alla campagna referendaria e ha stabilito il testo del quesito referendario (“Should the United Kingdom remain a member of the European Union or leave the European Union?”. In questo modo non ci sarà un voto per il Sì o per il No, ma sulla scheda i cittadini dovranno scegliere tra: “remain a member of the European Union” oppure “leave the European Union”. Secondo l’Electoral Commission, il semplice Sì o No avrebbe infatti potuto confondere l’elettorato e favorire la vittoria del Sì.

Il 10 novembre 2015 Cameron ha inviato una lettera a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, con l’elenco delle richieste per continuare a far parte dell’Unione Europea e, dopo lunghe trattative, il 20 febbraio 2016 è stato raggiunto un accordo tra il Premier e gli altri leader europei su alcuni punti (riduzione di alcuni benefici fiscali ai cittadini di altri paesi UE, modifica dei trattati in modo da non vincolare il Regno Unito verso una unione “sempre più stretta”, maggior indipendenza delle società finanziarie).

Il Brexit referendum si terrà il 23 giugno 2016 e mentre Cameron sta sostenendo la campagna a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, molti esponenti del suo partito conservatore sono favorevoli al Brexit. Si tratta del secondo referendum sull’Europa dopo quello voluto dal governo Wilson nel 1975.

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A Milano venerdì 8

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Giovanni Cominelli su Pasqua e terrorismo

http://www.santalessandro.org/2016/03/spunti-laici-su-terrorismo-e-pasqua-non-ci-si-salva-da-soli/

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