Lo schema della lezione del prof. Curreri

ORIGINE, FUNZIONE E LIMITE DELLA LIBERTA’ DI MANDATO PARLAMENTARE: UN’ANALISI STORICO-COMPARATA

Facoltà di Scienze Politiche – Corso di laurea triennale

Diritto pubblico comparato – Prof. Stefano Ceccanti

Roma, 21 marzo 2016, ore 10,00

 

  • Il problema pratico: l’erompere rispetto al passato del transfughismo parlamentare per quantità e qualità

 

  • Cause: politiche (bipolarismo vs. frammentazione), soggettive, giuridiche

 

  • La divergente valutazione tra opinione pubblica, valutazione politica (M5S) e dottrina: l’irrilevanza giuridica del mandato di partito conferito dagli elettori (Corte cost. n. 14/1964)

 

  • Questioni:
    1. come conciliare partiti politici e libertà di mandato negli Stati in cui la sovranità appartiene al popolo? Il ruolo dei partiti alla luce della libertà di mandato o la libertà di mandato alla luce dei partiti politici?
    2. ancor prima qual è il rapporto tra diritto e politica? Può il diritto supplire alle carenze della politica? Si può per legge regolare la rappresentanza politica? Fino a che punto? Come?

 

  • La storicizzazione del divieto di mandato imperativo: un’apparente continuità: dal vincolo di mandato della rappresentanza triangolare dinanzi al potere

 

  • …alla libertà di mandato funzionale al potere rappresentativo (relazione bilaterale rappresentante-rappresentato)
    1. alla sovranità del Re per vedere approvate le sue proposte
    2. poi alla sovranità del Parlamento inglese per sostituirsi in modo incruento e consuetudinario al Sovrano e perseguire il bene comune (discorso di Burke agli elettori di Bristol) ([1])
    3. poi della borghesia rivoluzionaria francese per identificarsi con la Nazione, entità trascendente che s’identifica con la volontà del Parlamento
    4. poi della borghesia tedesca per identificare il Parlamento con lo Stato (teoria organicistica del rapporto tra Stato, organi dello Stato e popolo, con esiti prevalentemente analoghi a quelli francesi: esiste un’unica volontà, quella dello Stato, espressa dai suoi organi).

 

  • …al vincolo di mandato negli Stati socialisti: il radicalismo democratico francese (Rousseau, Costituzione giacobina del 1793) in opposizione alla teoria della rappresentanza, valorizza la democrazia diretta per via referendaria, teorizza la sovranità popolare che resta compattamente unitaria come la sovranità nazionale a cui subentra.

 

 

 

  • Il ruolo peculiare e precipuo dei partiti politici di massa che nascono con il suffragio universale, riconosciuti nelle Costituzioni odierne come species del genus associativo, in quanto “parti totali” che permettono ai cittadini il quotidiano esercizio della sovranità popolare (v. articoli pag. 74 nt. 11) critica della concezione societaria a favore di quella istituzionale

 

  • Inversione del circuito della rappresentanza politica: all’opposto dei gruppi parlamentari del periodo del suffragio ristretto, nascono nel Paese e poi si proiettano nelle Assemblee. La Nazione si trasforma nel popolo vivente.

 

  • La rappresentanza diventa perciò collettiva, non nel senso che sia diretta tra eletti ed elettori, ma dentro un continuum che coinvolge elettori, partito ed eletto. Quest’ultimo sta al centro di un doppio mandato che lo lega al partito proponente e all’elettore che lo vota con un giudizio che ricomprende il singolo e la lista di partito.

 

  • Le Costituzioni odierne comprendono sia norme liberali classiche a partire dal divieto di mandato imperativo e dalla rappresentanza nazionale sia norme centrate sui partiti e la sovranità popolare. Nelle caratteristiche complessive della forma di Stato democratica, il primato va dato a queste ultime, cui le prime vanno subordinate, reinterpretandole senza negarne il valore (p. 101).

 

  • La funzione attuale libertà di mandato
    1. rispetto agli elettori: divieto di rappresentanza degli interessi particolari (voto di scambio, ineleggibilità)
    2. rispetto al partito: tutela della democrazia interna che però rischia di essere elusa se ciascun eletto è poi libero di agire a prescindere dalle deliberazioni interne
    3. l’attuale tracimazione della libertà di mandato contro il partito e contro il governo

 

  • Uscire dalla dicotomia: piena libertà / totale soggezione tramite indagine comparata

 

  • Le soluzioni sul piano della governabilità
    1. convenzione costituzionale contro i ribaltoni
    2. forma di governo regionale con scioglimento anticipato
    3. mozione costruttiva di maggioranza (2005)

 

  • Le soluzioni sul piano individuale
    1. sul piano convenzionale: mancata ricandidatura (accordo spagnolo sul transfughismo); mancata rielezione; dimissioni come dovere di correttezza costituzionale
    2. sul piano giuridico: sterilizzazione politica (gruppo misto, non iscritto); corrispondenza tra liste elettorali e gruppi parlamentari o divieto di frazionamento (Spagna);
    3. revoca del mandato dell’espulso dal partito (CK 1920, Spagna 1978, Sud Africa) (oligarchia)
    4. revoca del mandato da parte degli elettori: recall (Stati Uniti, Paesi sovietici, Sud America): rischio demagogia
    5. il ritorno agli elettori in caso di dimissioni o espulsione dal partito: suppletive (maggioritario); vacanza del seggio (proporzionale con preferenza)

 

  • Conclusione: tra fenomeno giuridico e fenomeno politico sussiste da sempre un interazione feconda; per cui laddove il sistema politico che non riesce ad auto-riformarsi o ad imporre per via convenzionale la stabilità nelle coalizioni e nei partiti può ricorrere allo strumento giuridico.

 

[1]) “il Parlamento è un’assemblea deliberante dell’unica Nazione, con un unico interesse, quello della comunità, nella quale non debbono essere le intenzioni ed i pregiudizi locali che ne devono orientare le decisioni, ma il bene comune, che nasce dalla ragione generale. Voi eleggete un deputato, invero, ma quando lo avete eletto non è un deputato di Bristol, è un membro del Parlamento” perché “se governare fosse in ogni sua parte una questione di volontà, non è dubbio che la vostra (del popolo) dovrebbe essere superiore. Ma governare e fare leggi sono questioni di ragione e di giudizio…; e che sorta di ragione sarebbe mai quella nella quale la decisione precede la discussione, nella quale una serie di uomini deliberano, ed altri decidono; e dove coloro che pervengono alla conclusione sono quasi a trecento miglia di distanza da coloro che ascoltano gli argomenti?”

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