Il prof. Giovanni Guzzetta contro la via giudiziaria alo spacchettamento #bastaunsì

Guzzetta, Onida sbaglia, no a spacchettamento (ANSA) – ROMA, 11 OTT – “Forse sarebbe il caso che ci si mettesse finalmente a discutere del merito della riforma costituzionale, anziche’ continuare a invocare l’intervento dell’arbitro per fermare la partita”: cosi’ il coordinatore del Comitato “Insi’eme Si’ Cambia”, Giovanni Guzzetta, commenta i ricorsi di impugnazione del quesito referendario, presentati al Tar del Lazio ed al tribunale Civile di Milano, dal Presidente Emerito della Consulta, Valerio Onida, in quanto “in un’unica domanda vengono sottoposti all’elettore una pluralita’ di oggetti eterogenei”. Ricorsi con cui Onida chiede il rinvio della questione appunto alla Corte Costituzionale. “Dissento rispettosamente, ma fermamente, dall’opinione di chi ritiene illegittima la procedura referendaria perche’ senza spacchettamento del quesito verrebbe violata la liberta’ dell’elettore”, aggiunge sempre Guzzetta che indica almeno cinque ragioni a supporto della sua tesi. “La prima e’ che la Costituzione non impone in alcun modo lo spacchettamento e, anzi, impone che il referendum sia sulla legge approvata. La seconda e’ che la stessa Costituzione non impone che il legislatore costituzionale legiferi a pezzi o per capitoli. La terza e’ che una riforma e’ un tutto unitario e le parti sono sistematicamente collegate tra loro. La quarta e’ che l’argomento della liberta’ di voto e’, sul piano logico, ribaltabile. I sostenitori dello spacchettamento affermano infatti che l’elettore potrebbe volere un pezzo della riforma e non un altro, e con un unico quesito questa scelta gli e’ sottratta. Ma allo stesso modo potrebbe esserci un elettore che vuole un pezzo della riforma proprio perche’ c’e’ anche l’altro, ed allora spacchettando non ha alcuna garanzia di conseguire quel risultato. L’elettore infatti potrebbe essere indotto a votare Si’ o No: l’elettore, ad esempio, potrebbe essere disposto ad accettare una riduzione delle competenze delle Regioni solo a patto che si istituisca un Senato che le rappresenta e puo’ compensare quella riduzione. La quinta ed ultima ragione e’ che l’esperienza degli altri Paesi dimostra che la votazione unitaria sulle riforme costituzionali e’ la norma. E nessuno si e’ mai scandalizzato invocando la liberta’ degli elettori”, conclude Guzzetta, secondo cui “questo e’ gia’ successo sin dal referendum del Rhode Island che nel marzo del 1788 respinse il progetto di Costituzione degli Stati Uniti, fino al referendum per la Costituzione di De Gaulle nel 1958 o a quello per la revisione totale della Costituzione Svizzera nel 1999”. DEL 11-OTT-16 18:15 NNNN

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