Ottava lezione di diritto parlamentare – Resoconto @Scipolparl

Il tema della lezione è stato quello del giornalismo parlamentare. Per capirne appieno le sue funzioni, abbiamo avuto come ospiti tre professionisti del mestiere, che pur facendo parte della stessa categoria – appunto, quella dei giornalisti e dei cronisti parlamentari – lavorano con modalità differenti, avendo a che fare con mezzi d’informazione altrettanto diversi. Nel nostro caso, abbiamo visto come si può operare in contesti televisivi, d’agenzia stampa e di quotidiani. Lo abbiamo fatto rispettivamente con Angela Bianchi (Rai Parlamento), Giovanni Innamorati (ANSA) e Daniela Preziosi (Il Manifesto).

L’intervento di Angela Bianchi. In generale, bisogna distinguere il giornalismo politico dal giornalismo parlamentare. Questo significa, sostanzialmente, apporre una linea di demarcazione fra ciò che è dibattito politico e ciò che risulta essere politica parlamentare. Il giornalista parlamentare si occupa quindi di «ciò che la politica racconta in Tv, ma per come se ne occupa in Parlamento». E naturalmente anche di ciò di cui nei programmi televisivi non si parla, se non, appunto, all’interno di format come Tg Parlamento. Nella fattispecie, un giornalista parlamentare, a differenza dai colleghi che si occupano meramente di politica (s’è parlato in tal senso di «politica con la P maiuscola»), osserva soprattutto ciò che accade nelle commissioni, piuttosto che il prodotto “atto parlamentare” finito.

La Bianchi, corrispondente Rai a Palazzo Madama, ci ha narrato poi di una realtà del Senato che ha definito metaforicamente simile a quella di un «piccolo paese», in cui – a differenza della Camera (che le dà piuttosto l’idea di «una grande città») – basta prendere un caffè alla buvette per apprendere notizie valide, anche da personalità che ricoprono cariche importanti.

Tuttavia “per stare sul pezzo”, è molto importante saper padroneggiate il web. Sui siti istituzionali (in primis, di Camera e Senato), è possibile infatti trovare qualsiasi cosa utile per svolgere egregiamente questa professione. Tant’è che tutt’e tre gli ospiti si sono trovati concordi sul fatto che spesso basta leggere i resoconti delle varie sedute per avere delle notizie. Da questi infatti, l’occhio esperto del professionista, può notare ciò che realmente sta succedendo, anche se esplicitamente non c’è scritto. Ovviamente a monte di tutto ciò dev’esserci una conoscenza dei regolamenti parlamentari e un’abilità di interpretazione degli stessi.

Dunque, dall’esperienza della giornalista Rai, saltano fuori tre strumenti fondamentali al momento della raccolta delle informazioni: il contatto diretto coi parlamentari, la lettura dei resoconti parlamentari e inoltre le ricerche sul web sui vari temi in esame.

Quando poi si giunge al momento del racconto, ci è stato fatto notare come la notizia debba essere in ogni caso «appetibile». Un Tg parlamentare però, a differenza di quelli tradizionali, dà la priorità a diversi temi, che spesso e volentieri non sono neppure in agenda di questi ultimi. Eccone un esempio recentissimo: il Tg Parlamento della Rai, nella serata del 10 novembre 2016 ha aperto con la notizia relativa a un progetto di legge che intende affrontare il problema dei furti di rame, mentre invece, naturalmente, tutti gli altri Tg hanno aperto con l’argomento direzione-PD, l’argomento politico del giorno.

L’intervento di Giovanni Innamorati. Di un taglio profondamente diverso sono stati invece i caratteri dell’intervento di Innamorati, il quale, essendo un cronista parlamentare presso un’agenzia stampa, ha innanzitutto dei ritmi di lavoro diversi dai colleghi della carta stampata e dei telegiornali. Inoltre forniscono un prodotto totalmente diverso. Questi cronisti devono infatti dare delle notizie minuto-per-minuto – attraverso dei «semilavorati» – che sono prima di tutto indirizzate svariate testate giornalistiche.

La cronaca parlamentare è un racconto di ciò che succede in Parlamento, prendendo in considerazione qualsiasi atto parlamentare: sia esso un voto, la presentazione di un emendamento, un intervento parlamentare ecc.

Un cronista parlamentare deve essere quindi molto attento nel cogliere, eventualmente, durante i lavori parlamentari, comportamenti «eccentrici», i quali diventeranno delle vere e proprie notizie. Un comportamento eccentrico è sostanzialmente un evento, che può essere dotato più o meno di una certa teatralità, che in linea teorica non ci si aspetterebbe. Innocenti ha portato come esempio il voto di fiducia sull’Italicum del 4 maggio 2015. In quel caso, un piccolo gruppo di parlamentari del Pd, si è comportato in maniera difforme al resto del gruppo. Quest’evento si è poi trasformato nella cosiddeta “agenzia”.

Per Innamorati, in fin dei conti, il dibattito parlamentare non è poi molto differente da quello politico vero e proprio. Tant’è che, ci fa notare, il formarsi dell’atto parlamentare avviene sempre più fuori dalle sedi classiche. In altre parole, la mediazione – per esempio, su un emendamento – avviene in riunioni fra relatori e sottosegretari e, al massimo, anche con capi gruppo di maggioranza. Dipende molto dalla tematica: più il tema è “importante”, più aumenta il numero di partecipanti, essendo la mediazione più complessa. A volte succede anche che l’eccessivo lavoro di mediazione, spinga i risultati di quest’ultima oltre la ratio di una legge. Ecco perché nelle “leggi finanziarie” può accadere, storicamente, di trovarci inserite cose che vanno “oltre materia”.

Infine, il cronista parlamentare deve stare molto attento a come racconta le cose, perché potrebbe in qualche modo “cambiare”, “indirizzare” attraverso ciò che scrive, ciò che accade in Parlamento, anche solo a livello di dibattito parlamentare.

L’intervento di Daniela Preziosi. Esistono poi i cronisti parlamentari della carta stampata, che a differenza di quelli d’agenzia, hanno più tempo a disposizione per elaborare le informazioni raccolte e, va da sé, potendo puntare anche al “confezionamento” di un prodotto editoriale differente.

Nel caso di Daniela Preziosi, ci troviamo davanti a una cronista parlamentare che, però, si occupa specialmente delle aree parlamentari di sinistra.

Dopo aver compiuto un interessante excursus storico sul Gramsci giornalista e sulla sua concezione di giornale, che è – secondo la Preziosi – sostanzialmente una concezione moderna. Sintetizzando al massimo: ogni giornale ha una propria «mission editoriale», che corrisponde a quella di allargare il suo pubblico, che sia questa fatta in funzione “pedagogia” piuttosto che meramente commerciale.

Per quanto riguarda Il Manifesto, il racconto parlamentare riguarda, come appunto abbiamo visto, specialmente il lavoro dei gruppi di sinistra. Dunque la misson è chiaramente quella di rivolgersi ad un pubblico di nicchia.

A questo punto possiamo tracciare una differenza comparativa fra il tipo di informazione che fanno le testate come Il Manifesto (pensiamo anche a Il Fatto Quotidiano, con pubblici ovviamente differenti) rispetto ad altri contenitori informativi che, rispettando la cosiddetta regola del “pastone della politica”, danno spazio ai vari attori politici nel modo più “eguale” possibile, ossia concedendo sostanzialmente gli stessi spazi, al fine di mostrare anche una certa equidistanza. Anche se, secondo l’avviso della Preziosi, bisognerebbe sempre aver presente che non esistono in Italia editori totalmente puri, e che per ogni testata bisognerebbe andarsi a vedere da chi è controllata, chi sono gli azionisti ecc.

Note conclusive. Ricollegandoci anche alla lezione scorsa, nella quale si evidenziava un deficit di informazione a ridosso dei lavori delle commissioni (deficit che non permette ad Openpolis.it di svolgere appieno il proprio lavoro quando gli atti parlamentari entrano all’interno di queste “magic box” che sono le commissioni); ecco che quello dei giornalisti e dei cronisti parlamentari ci appare come un lavoro che possa in qualche modo affrontare questo problema, attraverso la loro capacità di deduzione operativa.

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