Silvano Bert: lettera a un diciottenne sul referendum

                   

                            Un diciottenne nel vortice del referendum

                                                                                                        di Silvano Bert

 

Caro Leonardo, qualche giorno fa il Comune di Trento ti ha spedito la tessera elettorale. Sei un cittadino nella pienezza dei tuoi diritti. Un genitore può negare la chiave di casa al “bambino”che però, nel segreto dell’urna, può votare impunemente in dissenso da lui. Io ho votato la prima volta a venticinque anni, laureato, eppure incerto nel tracciare sulla scheda una croce con la matita. Dovevo scegliere un simbolo fra dieci. Tu il 4 dicembre te la caverai con un “sì” o un “no” all’aggiornamento della macchina della Costituzione, che chiede di superare le due Camere uguali, per sperimentare un Senato delle Regioni. Sei tu più fortunato di me? Noi però, nel ’68, eravamo infiammati dallo slogan “tutto è politica”, e ci appassionavamo.  Dal 1975, da insegnante, ho visto diventare maggiorenni i miei studenti fra i banchi, orgogliosi. Fu una legge conquistata d’un balzo. Poi, con il passare degli anni, fu la patente il primo diritto di cui andare orgogliosi. Io, come sai, insegnavo la storia. “E’ una vergogna -dicevo- che il mio voto abbia lo stesso peso del vostro, che non volete imparare la differenza fra assolutismo, liberalismo e democrazia!” Era una provocazione per costringere i giovani a non accontentarsi della televisione, a leggere anche il giornale, per informarsi. A partecipare, in città e nei paesi, a qualche assemblea, con la propria faccia. Oggi smanetti anche sul web, e non so dire se sono più i vantaggi dei rischi.

Nel 1946 i miei genitori dovevano decidersi fra monarchia e repubblica. Un sì o un no secco, facile come il tuo, diremmo. Ma non dovette essere così se la repubblica prevalse, ma non di molto. A valanga in Trentino, mentre nel Sud i voti monarchici furono più numerosi. In Alto Adige addirittura non si poté votare. Furono esentati i miei genitori dall’esprimersi sulla “macchina costituzionale”, rappresentati nell’assemblaggio dei pezzi da partiti autorevoli, dai loro leader: De Gasperi, Togliatti, Nenni, Parri. Tu, e anch’io, non siamo  esentati dalla responsabilità, che è immane, oggi, che  “politica” sembra essere una brutta parola, quasi da vergognarsi a pronunciarla. Ogni classe, a scuola, troverà certo qualche insegnante che racconterà un poco la storia, non per proclamare il voto giusto da dare, ma per aiutare a capire la strada che ci ha condotti all’appuntamento. I miei studenti, per altro, sapevano come io votavo, ma ricordo una collega che si vantava (secondo me sbagliando) di essere politicamente impenetrabile. Non so dire, a tanti anni di distanza, cosa fosse meglio.

Il tuo voto, un granello di sabbia, peserà come quello di Renzi e di Berlusconi, di Maria Elena Boschi e di Salvini. E’ questa la grandezza del fiume della storia in cui siamo immersi, e nuotiamo. Io misurerò lo stato di salute dell’Italia dal numero degli italiani, dei giovani soprattutto, che andranno a votare. Ridi, e pensi di più, ascoltando Grillo o Benigni? Non mi scandalizzo che anche i comici pesino. Mi convince di più Roberto Toniatti o Paolo Pombeni? Sono nomi che non ti dicono nulla? Oggi puoi scoprire con facilità le ragioni del giurista e dello storico. Si tratta di un’Italia, di un’Europa, di un mondo da costruire.

Tu non sei un impolitico. Voti ogni anno per i rappresentanti di classe e per il Consiglio d’istituto della tua scuola. Io non ho fatto da studente questa esperienza. Anche lì c’è tensione, irrinunciabile, fra le esigenze della discussione e della decisione. Più in alto, è la stessa tensione fra rappresentanza e governabilità, fra potere legislativo ed esecutivo. Il referendum ci propone di cambiare, un nuovo equilibrio nel rapporto della società più forte con il Governo rispetto a quello con il Parlamento. Partecipando e leggendo, in queste settimane nei (non molti) momenti alti di dibattito, mi sono fatta l’idea che a confrontarsi è il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. Io ho fiducia, in una volontà ragionevole di cambiamento. Auguri.

 

Trento, lettera a l’Adige, 13..10.2016.

4 commenti

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4 risposte a “Silvano Bert: lettera a un diciottenne sul referendum

  1. Giovanni Muzi

    A me questa lettera ad un diciottenne lascia alquanto perplesso. Siamo tutti nel vortice ed il 5 dicembre, comunque vada, lo saremo ugualmente. Siamo tutti nel vortice perché i MEDIA hanno UCCISO LA MEMORIA STORICA. ( cfr Un uomo senza storia di Antonio Scurati La Stampa 26/08/08 ). Conoscere per deliberare. Sapere da dove veniamo. Quali sono le nostre radici!!!!!!

    • Silvano Bert

      Certo, siamo tutti nel vortice, anche un vecchio insegnante di storia in pensione. E tuttavia, maneggiando i media, ho l’impressione di sapermi muovere meglio io di Leonardo. Ci sono media che “uccidono la memoria”, e media che si sforzano di tenerla viva, problematicamente.
      In Trentino nel dibattito la fa da padrone la questione dell’autonomia speciale della Provincia. Di fronte allo stesso comma della riforma, di parole in bella scrittura, costituzionalisti autorevoli si dividono nella previsione fra un “Sarà conservata, viva e vegeta”, e un “Sarà abrogata per sempre”. All’interno di entrambi i fronti poi, del “sì” e del “no”, la divisione passa anche fra “purtroppo” e per “fortuna”. E’ un conflitto di interpretazioni, in politica inevitabile e irrinunciabile, a cui può partecipare anche Leonardo, il diciottenne sorpreso.

  2. Silvano Bert

    E’ vero, siamo tutti nel vortice. Un vecchio insegnate di storia ha però qualche strumento in più di Leonardo, un diciottenne. Sui media io so trovare anche chi non uccide la storia.
    In Trentino il dibattito è concentrato sul rapporto far lo Stato centrale e l’autonomia speciale della Provincia. Di fronte alle stesse parole del comma però gli illustri giuristi si dividono fra chi prevede la morte dell’autonomia e chi è certo della sua sopravvivenza. E all’interno dei fronti del “sì” e del “no” si dividono ancora: fra chi commenta “purtroppo” e chi “per fortuna”.
    Il vecchio insegnante di storia non si scandalizza troppo, perché sa bene che anche gli articoli della Costituzione sono esposti da sempre a un conflitto di interpretazioni. A questo conflitto politico può partecipare anche Leonardo, da cittadino. Se lo educhiamo alla politica, con fiducia, come ci invita anche la Gaudium et spes n.85. Un compito a cui troppi cattolici si sono sottratti.

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