Dario Parrini risponde a critiche sulla riforma #bastaunsì

AAA ONESTÀ INTELLETTUALE CERCASI

I fautori del No al referendum del 4 dicembre sembrano muoversi sulla base di questo insostenibile criterio: “alcune modifiche costituzionali che sono sempre andate bene a tutti e da tutti ritenute necessarie adesso non vanno più bene perché detestiamo chi le propone”.

Si tratta di un modo di discutere poco credibile, sconcertante e ingannevole.

Comportandosi così si offende l’intelligenza dei cittadini e si istituisce il predominio assoluto del pregiudizio politico.

Ecco alcuni esempi.

Una delle principali innovazioni della riforma del 2014-2016 consiste nella differenziazione delle funzioni di Camera e Senato a partire dall’attribuzione alla sola Camera del potere di conferire la fiducia al governo.

In tutti i dibattiti che si stanno svolgendo nel Paese, a un certo punto salta su un esponente del No che afferma con granitica convinzione e con esibito compiacimento che il superamento del ping pong delle proposte di legge tra le due camere e l’eliminazione dell’obbligo per il governo di avere la fiducia di entrambi rami del Parlamento non sono che dei falsi problemi.

La faziosità politica ha prodotto il miracolo di far diventare un falso problema quello che per un quarto di secolo è stato ritenuto uno dei principali problemi del sistema istituzionale italiano!

Infatti in tutti e cinque i progetti organici di riforma costituzionale presentati prima di quello del 2014-2016 (Bicamerale Bozzi 1983-85; Bicamerale Iotti-De Mita 1992-94; Bicamerale D’Alema 1997-98; Riforma costituzionale Berlusconi 2005; Bozza Violante 2007) venivano indicati come importanti e necessari il superamento del bicameralismo paritario e l’attribuzione alle due camere di funzioni diverse, con una preminenza della Camera per la stragrande maggioranza delle leggi.

Negli ultimi tre di questi cinque progetti il potere di dare la fiducia al governo veniva attribuito alla sola Camera, mentre negli altri due (Bozzi e De Mita-Iotti) tale potere era affidato al Parlamento in seduta comune (ma l’obiettivo perseguito era lo stesso: la sostanziale sottrazione al Senato del potere di decidere sulla vita del governo).

Quel che ho appena detto in relazione al superamento del bicameralismo paritario si potrebbe dire sulla riduzione del numero dei parlamentari e sull’introduzione della possibilità per il governo di far discutere entro un dato termine le proprie priorità legislative.

Anche questi sono, a detta dei rappresentanti del No, dei falsi problemi.

Sarà vero? Evidentemente no, dato che il voto a data certa sulle principali proposte del governo fu previsto in tre dei cinque progetti sopra menzionati (Bicamerale D’Alema; Riforma Berlusconi; Bozza Violante), mentre la riduzione del numero dei parlamentari venne inserita in quattro dei suddetti cinque progetti (l’unico progetto a non farlo fu quello della Bicamerale Iotti-De Mita ma solo perché i componenti della commissione, pur unanimi sul principio di ridurre il numero dei parlamentari, non trovarono un’intesa sul come e sul quanto).

Insomma: AAA onestà intellettuale cercasi.

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