Diritto parlamentare lezione 32 @ScipolParliament

Visita al Quirinale e incontro con alcuni consiglieri del Presidente Mattarella.

 

 

La lezione del 12 dicembre si è svolta nella sede l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica che ha sede a  Palazzo Sant’Andrea in via del Quirinale.

Archivio di concentrazione come archivio storico. Dopo un’introduzione della sopraintendente dell’Archivio, Marina Giannetto che ha raccontato la storia dell’archivio e la sua importanza nella conservazione, anche digitale, di tutti i documenti storici della Presidenza della Repubblica, sono intervenuti due consiglieri del Presidente della Repubblica: dott. Giancarlo Montedoro, Consigliere di Stato (Affari Giuridici e Relazioni Costituzionali) e dott. Daniele Cabras, Consigliere parlamentare (Direttore dell’Ufficio della Segreteria generale).

 

Il dott.  Montedoro direttore ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali si è occupato della cerimonia di giuramento del nuovo governo che sarebbe poi avvenuta in serata. L’ufficio si occupa di Affari costituzionali e giuridici relativi ai rapporti con il Parlamento, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Corte Costituzionale, i Ministeri, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del  Lavoro, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, le Regioni e le Province autonome, oltre all’istruttoria relativa ai disegni di legge governativi da autorizzare, alle leggi da promulgare, ai decreti da emanare, ai ricorsi straordinari. Sono quindi preminenti le attività di carattere normativo, anche se si occupa anche di attività amministrative del Presidente. Invece le richieste di grazia sono di competenza dell’Ufficio Amministrazione della Giustizia, istituito nel 1996, dopo la nota sentenza Corte Cost. n. 200  del 2006 sul potere presidenziale di concedere le grazie.

 

Montedoro si è focalizzato sulle funzioni del Presidente della Repubblica, elencate dell’art 87. Dalla enumerazione dei poteri contenuta nella Carta occorre partire per interrogarsi sul ruolo del Presidente della Repubblica, come decisore di ultima istanza o come potere moderatore ed intermediario ( tesi quest’ultima avallata dalla Corte Costituzionale ), con la consapevolezza che si tratta sempre di poteri a fisarmonica ( Amato )”, in connessione alla situazione politica e alle “prestazioni di unità” che si rendano opportune e necessarie. I suoi poteri dipendono anche dal sistema elettorale che incide sul sistema politico. L’Italia negli anni ha cambiato molti sistemi elettorali e questo ha condizionato le diverse presidenze.

Il Presidente come prima funzione ha quella di garante, moderatore e intermediario. Infatti non ha potere decisionale ultimo, ma cerca di armonizzare il funzionamento delle istituzioni costituzionali.

Nonostante questo ruolo super partes il Capo dello Stato, come in altri ordinamenti, ha la capacità di intervenire in modo rilevante nella politica del Paese (ad esempio ha il potere di rinvio al Parlamento delle leggi, ovvero ha la possibilità di rinviare alle Camere ma solo con effetto sospensivo, in attesa che le Camere le riesamino). In un sistema maggioritario il potere di rinvio tende comunque a ridimensionarsi.

 

Il ruolo del Presidente della Repubblica come lo abbiamo visto esercitato in questi giorni, è “regolato” nella II parte della Costituzione, al Titolo II. Sebbene il dettato costituzionale, soprattutto in tema di scioglimento delle Camere, sia molto “scarno”, tale istituto resta centrale nel nostro sistema parlamentare. Va ben “calibrato” e  si trova spesso al centro tra valutazioni giuridiche e politiche. Funziona in modo duttile e un sistema maggioritario ovviamente lo condiziona.

Anche l’attuale crisi di governo rientra nell’ambito dei  tradizionali modi di inquadrare e risolvere i problemi delle crisi di governo, fra formazione di un nuovo governo ed eventuale scioglimento delle Camere da lasciarsi come extrema ratio. è difficilmente configurabile, nel nostro sistema costituzionale, un potere di scioglimento  su decisione dell’esecutivo, come nel sistema britannico. In caso di crisi di governo la forma parlamentare impone al Presidente di verificare se sussistano condizioni costituzionali ad elettorali per lo scioglimento delle camere. Oggi ad esempio non sembra consigliabile andare alle urne, con due leggi elettorali diverse. Il Presidente ha poi il dovere di verificare che non sia possibile la formazione di un governo tra le forze politiche presenti in Parlamento.

 

Il dott. Daniele Cabras è il direttore del Ufficio della Segreteria generale che si occupa di Analisi della dinamica istituzionale e predisposizione di dossier di documentazione in materia di riforme dell’ordinamento costituzionale, della normativa elettorale e del sistema delle autonomie, partecipa inoltre alla formazione dell’agenda del Presidente della Repubblica e assolvimento dei relativi adempimenti, assiste poi il Segretario generale nello svolgimento dei rapporti esterni e di rappresentanza istituzionale.

 

Cabras spiega come esista una grande cesura tra il ruolo del Presidente pre sistema elettorale maggioritario e post.

Al sistema maggioritario sono state attribuite tante virtù, ma ancora non si è radicato nella coscienza dei partiti nazionali.  Il maggioritario (il dott. Cabras parla di «bipolarismo muscolare») ha spinto le presidenze a un maggiore interventismo dei presidenti. Sono inoltre cambiate in maniera crescente le forze politiche che costituivano la scena politica. Tutte le forze politiche della cosiddetta prima repubblica avevano contribuito alla scrittura della Costituzione, ne attribuivano quindi un ruolo fondamentale e terreno comune tra tutti i partiti.

Col maggioritario e il bipolarismo il sistema politico è stato caratterizzato dal conflitto. I Presidenti della Repubblica sono chiamati quindi a supplire a questa mancanza di dialogo tra le forze politiche per creare un sistema coeso. Il bipolarismo non dovrebbe significare negazione reciproca. Il Presidente ha svolto quindi un ruolo da arbitro forte del sistema per colmare il deficit di unità politica.

Il pluripartitismo che sembra però ora rilanciarsi, a differenza di quello originario pre-1989, porta in Parlamento dei problemi di funzionamento di sistema difficile per i cittadini da comprenderle.

 

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