Civiltà cattolica e la politica

Alcune conferme e alcune novità storiche nella ricostruzione che padre Francesco Occhetta fa sul numero 4000 de “La Civiltà cattolica” a proposito dei rapporti tra la rivista e la politica.

 

  1. La prima conferma è la ricostruzione dei rapporti Chiesa-Dc: per la rivista, che rispecchia la visione di Pio XII, la Dc è solo una sorta di male minore, un po’ troppo laica, repubblicana e pro-occidentale ed è favorevole a un referendum finale sulla Costituzione nell’idea che la base sociale del Paese sia più moderata e conservatrice della rappresentanza parlamentare.

 

“All’inizio del 1946 la Democrazia cristiana (Dc) è accettata dal Collegio degli scrittori come il «male minore» per governare il Paese e rappresentare gli interessi della Chiesa..La posizione degli scrittori gesuiti, sostenuta dalla Santa Sede, è di abbandonare la Dc qualora questa non si dimostri in grado di sostenere in Parlamento i grandi temi difesi dalla Chiesa.. Nel Centro-Sud, il clero del tempo è orientato a favore dell’istituto monarchico. All’inizio dei lavori della Costituente, il p. Martegani dubita che la forma di governo repubblicano sia compatibile con la tradizione del cattolicesimo italiano..La Civiltà Cattolica muove il suo «scacco al re» alla Costituente, proponendo un referendum per approvare la Costituzione, ma la scelta infastidisce i costituenti cattolici e apre un acceso dibattito tra le forze politiche.” Nell’articolo sui risultati del 18 aprile 1948 “ingenerosamente, non viene nominato De Gasperi”.

“Gli scrittori si rivelano cauti anche nel giudicare l’ingresso dell’Italia nel Patto Atlantico nel 1949, approvato solo nel 1952 dal p. Messineo.”

“De Gasperi continua a non godere della fiducia di gran parte dei gesuiti del Collegio e viene criticato, il 25 marzo 1954, nell’articolo «I cattolici e la vita politica», firmato dal p. Messineo. Allo statista trentino viene fatto scontare — in maniera implicita e senza mai accusarlo — l’aver rifiutato di appoggiare la candidatura di don Luigi Sturzo a sindaco di Roma, un paio di anni prima.”

 

  1. La seconda conferma è la decisa opposizione al centrosinistra

 

La Civiltà Cattolica ostacola l’apertura al centrosinistra e attacca i socialisti. Con la scomparsa di De Gasperi (19 agosto 1954) il Collegio si divide un’altra volta tra la linea di Fanfani e la nascita di una nuova corrente, «Concentrazione», favorevole a un’alleanza a destra con il Msi e i monarchici. “

In particolare, il p. Lener definisce «ingenui» quanti appoggiano il ritorno «di Nenni all’ovile democratico» (29 settembre 1956).

  1. La svolta conciliare e gli effetti nella posizione contraria referendum sul divorzio (così scritta con tanto di puntuale aneddoto mi pare sia una novità)

 

“Nel Collegio degli scrittori il vento del Concilio si fa avvertire: con l’arrivo di gesuiti giovani e preparati, la rivista vira di 180 gradi.

«Noi, gli scrittori più giovani — afferma p. Sorge — abbracciammo con convinzione il rinnovamento conciliare; in particolare facemmo nostra la interpretazione “montiniana” del Concilio, caratterizzata dal primato del “dialogo” in tutte le sue forme (intraecclesiale, ecumenico, interreligioso, interculturale) e dal metodo della “mediazione culturale” nel rapporto tra fede e storia. ».

La sconfitta più bruciante, negli anni della direzione del p. Sorge, rimane quella del referendum sul divorzio (12-13 maggio 1974). «D’accordo con mons. Enrico Bartoletti, segretario generale della Cei, anche noi de La Civiltà Cattolica eravamo persuasi che fosse meglio evitare il referendum abrogativo. Consapevoli del cambiamento di costume e di cultura avvenuto nella società italiana, era chiaro che con un “sì” o con un “no” non si poteva decidere una questione tanto complessa. Era meglio che il divorzio restasse una legge del Parlamento, approvata dalla maggioranza».

La strategia era chiara: le maggioranze parlamentari cambiano e le leggi si possono cambiare. «Il guaio è stato — aggiunge p. Sorge — che Gabrio Lombardi e l’on. Amintore Fanfani, principali sostenitori del referendum, erano giunti in anticipo in Vaticano e avevano persuaso Paolo VI che la consultazione popolare per l’abrogazione della legge sul divorzio avrebbe ricompattato il mondo cattolico come era già avvenuto in occasione delle elezioni politiche del 1948. La Segreteria di Stato (mons. Benelli) ci fece riscrivere tre volte l’editoriale sul referendum, chiedendo che la rivista si schierasse decisamente in vista del referendum per l’abrogazione della legge divorzista. Quando feci notare a mons. Benelli che, in seguito ai nostri contatti diretti con la base, eravamo convinti che una larga parte di cattolici avrebbe votato “no”, mi rispose che in Vaticano giungevano informazioni diverse».

 

  1. Altra novità è l’affermazione esplicita che vi fu di fatto un’opzione preferenziale per il centrodestra nel periodo iniziale di Berlusconi in nome dei “principi non negoziabili” su spinta della Segreteria di Stato e della Cei, mentre la rivista era in realtà più vicina all’Ulivo

 

“Il lungo periodo di direzione del p. GianPaolo Salvini (1985-2011) è caratterizzato dalla presenza dei due primi papi non italiani dopo quasi 500 anni, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: «Ambedue — nota p. Salvini — hanno sempre manifestato apprezzamento per la rivista, ma in genere non se ne sono direttamente interessati. È stata perciò la Segreteria di Stato a seguire con maggiore attenzione la rivista e la sua linea, e, per quanto riguarda l’Italia, con una certa collaborazione della Cei e la presenza del card. Ruini, a lungo quasi unica voce autorevole a parlare a nome della Chiesa che è in Italia, nel silenzio del resto dell’episcopato. I due Papi non italiani non conoscevano le vicende interne della politica italiana, né, inizialmente, i loro protagonisti. Papa Wojtyła era soprattutto interessato a che la Chiesa fosse presente nella vita della società italiana, come era successo in Polonia, dove, prima del crollo del comunismo, non era possibile pensare ad altre forme di presenza cattolica organizzata. Pur denunciando i lati criticabili del berlusconismo, il centrodestra venne a lungo giudicato più affidabile del centrosinistra, in alcune materie sensibili come famiglia, bioetica, aborto ecc». ..

È invece il p. Simone ad accompagnare la difficile diaspora dei cattolici della prima metà degli anni Novanta, appoggiando sia l’Ulivo sia i referendum sulla legge elettorale e accompagnando la stagione del governo Berlusconi. Attraverso le conferenze e i seminari, la sede della rivista continua ad essere un luogo di mediazione e di formazione alla vita politica.”

 

testo integrale   occhetta

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