Lingotto-5 un mio commento in corso di pubblicazione per www.idemlab.org

Cosa resta del Lingotto

di Stefano Ceccanti per http://www.idemlab.org

Il Lingotto aveva un obiettivo e un target preciso: fornire materiali per la stesura finale della mozione Renzi e quindi rivolgersi in primo luogo agli iscritti (a cui è destinata la prima fase del voto) e poi agli elettori del Pd (che sono coinvolti il 30 aprile).

Non era quindi rivolto direttamente all’insieme dell’opinione pubblica (anche se ovviamente si parla sempre in qualche modo al Paese) né immediatamente all’azione del Governo (che per quanto compete al Pd dovrebbe coprire il finale della legislatura, sempre che altri nella maggioranza non lo facciano fibrillare).

Posti questi limiti in positivo e in negativo, ovviamente il Lingotto, essendo figlio dell’attuale maggioranza che governa il Pd, non era destinato a modificare le finalità dell’impostazione social-liberale che ne è alla base, anche perché gli altri partiti di centrosinistra che hanno messo in discussione quelle finalità sono finiti in una trincea minoritaria (dal Labour al Psf). Né era chiamato, per questa stessa ragione, a mettere in discussione il perno della forma partito del Lingotto veltroniano, la coincidenza tra premiership e leadership, che è la base della fisiologia delle forme parlamentari europee per spostarsi su una retorica delle coalizioni che è stata abbandonata giustamente da allora, dopo il fallimento dell’Unione. Ciò non significa affatto cadere nell’autoreferenzialiità e in questo senso, al di là dei contenuti specifici, è andato l’invito a Emma Bonino, in continuità con l’apertura che Veltroni aveva fatto nel 2008 e che aveva portato la Bonino ad essere capolista proprio in Piemonte. Per come infatti è avvenuta la transizione dal primo al secondo sistema dei partiti il centrosinistra italiano si è venuto a costituire soprattutto intorno alle sinistre di tradizione cattolico democratica (logicamente perché sono state quelle più a lungo al Governo e non erano meno di sinistra perché interne a un partito moderato) e postcomunista (dopo il completamento della revisione nel 1989). Tuttavia le componenti di tradizione laica, come aveva segnalato da tempo proprio Biagio de Giovanni, star del Lingotto, sono ugualmente preziose vanno valorizzate perché con le loro particolari sottolineature legate ai filoni di modernità anglosassone (le garanzie procedurali, i diritti individuali, il legame positivo con la democrazia americana) funzionano spesso da vaccino rispetto alle enfasi contenutistiche e morali delle altre tradizioni. Questo è il Paese in cui de Gasperi utilizzava i partiti laici contro le spinte al confessionalismo di Stato e dove le sinistre di tradizione laica e socialista ricordavano all’allora Pci che non si dà sinistra di governo senza un ancoraggio stabile all’area occidentale.   Del tutto ovvio, quindi, che quei fini da impostazione social-liberale e quel perno di vocazione maggioritaria siano stati ribaditi.

Il Lingotto era invece chiamato a ridefinire i mezzi, che sono fatalmente soggetti all’usura del tempo e alla verifica empirica, e a tenere conto del nuovo contesto, che è segnato soprattutto dall’anniversario dei Trattati Cee ed Euratom e, in vista delle elezioni francese e tedesca, dalla apertura di una ridiscussione sugli assetti europei, tra uno status quo insostenibile e proposte sbagliate di Europa à la carte. In questo senso, già declinato in positivo dalla bozza di programma, è andato l’intervento di Fabbrini, ripreso da Renzi. A partire da questa nuova linea di frattura, che sta diventando ovunque quella più importante, l’elaborazione si è poi articolata nei vari gruppi e nei vari rivoli, secondo l’efficace riassunto finale di Tommaso Nannicini che ha indicato come priorità le politiche attive, le misure contro la povertà e la valorizzazione del lavoro femminile.

Ovviamente nessuno nega le difficoltà persistenti: dopo la sconfitta referendaria il sistema degli incentivi istituzionali tende in direzione opposta, alla frammentazione e all’instabilità; il circuito mediatico-giudiziario è attivo e lavora di fatto per le forze antisistema, trattate da molti con eccesso di benevolenza; i cosiddetti corpi intermedi che dovrebbero aiutare la maturazione molecolare del riformismo sono spesso più indietro rispetto agli attori politici. Tuttavia il Lingotto ha rilanciato un processo; senza di esso la fase che parte dagli iscritti sarebbe ben più problematica.

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