Archivi del mese: maggio 2017

Cristiano Sociali: una decisione presa con dieci anni di ritardo

di Stefano Ceccanti

pubblicato su “Adista Segni Nuovi”

Ringrazio “Adista” per avermi chiesto questo contributo sulla storia dei “Cristiano Sociali.

Partirei dagli elementi di scenario.

Il Movimento nasce nel 1993 all’interno del clima di cambiamento suscitato dalle trasformazioni del sistema dei partiti legate alla caduta del Muro di Berlino e alla scelta di nuovi sistemi elettorali.

Dal secondo dopoguerra fino al 1989 il sistema si era imperniato da una parte sulla egemonia comunista (il Pci nel corso dei decenni si trasformava, ma non abbandonava i riferimenti al comunismo nel nome e nei simboli) e sull’unità politica dei cattolici. Nonostante il Concilio e scelte individuali (gli indipendenti di sinistra, l’afflusso nel Psi dopo il tentativo del MPL di Labor nel 1972), la presenza del Pci giustificava la convivenza nella Dc di anime diverse che in altri Paesi avrebbero fatto parte di partiti diversi. Ne era testimonianza la sorte della Dc francese che con la Quinta repubblica si era divisa tra un’ala destra legata ai gollisti e un’ala sinistra che aveva contribuito a fondare con Delors il nuovo PS. Ancora all’inizio degli anni ’90 l’area della sinistra dc continuava ad essere il riferimento dell’area cattolico-progressista: il filone più “sociale”, sindacalisti Cisl e aclisti, si riferivano alla “sinistra sociale” di Forze Nuove, il mondo dell’Azione Cattolica ai morotei, altri alla Base sorta con Enrico Mattei. Un unicum italiano, mentre in Europa referente normale erano le componenti riformiste dei Partiti Socialisti.

Già le elezioni del 1992 avevano segnato una duplice sfida per la Dc, ma, in quadro proporzionalistico, quasi solo a erodere e non a costruire: la Lega e la Rete. Con la nuova legge sull’elezione del sindaco e le leggi Mattarella si apriva una stagione diversa (maturata nel movimento referendario in cui molti dei protagonisti, a partire da Pietro Scoppola ed Ermanno Gorrieri, avevano partecipato in prima persona), in cui era importante puntare ad aggregazioni ampie senza dissolvere il senso di un percorso collettivo.

Le tappe principali dell’iniziativa politica dei Cs sono state due.

La prima, con le comunali del 1993 e le Politiche del 1994, è stata la visione positiva del bipolarismo che avrebbe consentito una fisiologica convergenza dei cattolici con componenti di matrice diversa prima impedita dalle caratteristiche del sistema. Nel mondo cattolico, invece, restava maggioritaria, per forza d’inerzia, l’idea di una collocazione al centro del nuovo Ppi unitario. I due leaders storici venivano da scelte diverse che ora potevano ricomporsi: Gorrieri, leader storico della sinistra Dc, e Pierre Carniti, già segretario della Cisl, che dopo il percorso nel Mpl era approdato al Psi. Rilevante, tra gli altri, anche il contributo di Alfredo Carlo Moro, fratello di Aldo, che dava anche personalmente l’impressione del coronamento della convergenza tra le forze riformiste. L’esito fu negativo perché la divisione tra il centro e la sinistra spianò la strada a Berlusconi, ma l’idea che si potesse vivere positivamente il bipolarismo germogliò nell’Ulivo.

La seconda fu poi il percorso che portò nel 1998 a cofondare i DS, in un quadro in cui l’Ulivo faceva fatica come coalizione frammentata L’idea era dimostrare che, come nelle altre grandi democrazie, si potesse convivere non solo in una coalizione, ma anche in un partito, legato al socialismo europeo, ben sapendo che esso non era un mito di perfezione, ma un campo di forze in cui integrarsi e contribuire a sviluppare. Ciò poteva essere possibile solo superando il legame residuo con l’ideologia comunista (non col movimento storico sviluppatosi dal Pci) che permaneva alla base del simbolo del Pds: per questa ragione la prima richiesta solenne di Gorrieri a nome dei Cs fu di dotarsi di un nuovo simbolo che non avesse quel richiamo. L’idea non era quella di creare un recinto chiuso tra due gambe, una di sinistra e una di centro, ma di prefigurare una scelta che avrebbe dovuto essere quella di tutti i riformisti disponibili, facendo evolvere l’Ulivo in un partito. Come poi effettivamente accadde nel 2007 con la nascita del Pd. A quel punto non avrebbe avuto più senso una componente organizzata di questa natura perché le posizioni interne a quel partito si sarebbero comunque costruite su basi diverse.

In questo senso la decisione di scioglimento di oggi, in realtà, prende atto di una situazione che era già matura dal 2007.

 

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