Cittadinanza. Beppe Grillo tra ambiguità e un argomento sconcertante

Il post di Beppe Grillo sulla cittadinanza è sconcertante per due motivi.

Il primo è perché gioca sull’ambiguità dell’astensione, come se volesse ricavarsi lo spazio di una posizione terza, equilibrata, ma al Senato le astensioni si sommano ai voti negativi.

Il secondo è la motivazione adottata. La tesi è la seguente: siccome dall’acquisizione della cittadinanza nazionale deriva in automatico quella europea (il cui cuore è la libertà di circolazione) un Paese dovrebbe prima mettersi d’accordo con gli altri e solo dopo varare riforme in questo ambito. Ora qui siamo al paradosso: una forza politica che sta al Parlamento europeo nel gruppo euro-scettico propone una posizione da super-Stato federale, all’estremo opposto. Nemmeno Altiero spinelli avrebbe osato tanto. I criteri sulla cittadinanza, che sono uno dei pilastri della sovranità nazionale, dovrebbero essere rimessi ad un livello superiore! E come fare poi ad omogeneizzare normative ad oggi del tutto divaricate? Ma davvero non riesce a trovare una qualche motivazione più plausibile?

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