Archivi del mese: dicembre 2017

Le alleanze del M5s e la questione Niger

La vera novità delle nuove regole M5S non è quella delle clausole sulla disciplina che sono palesemente incostituzionali e che quindi non potrebbero avere effetti. E’ invece l’apertura alle coalizioni che prima erano esplicitamente vietate.
Il modello di partito e di sistema che si ricava da questi testi (stretta disciplinare interna, apertura esterna alle coalizioni) è molto simile a quello perseguito a suo tempo in modo coerente fino al 1989 dal Pcr di Ceausescu in Romania.
L’intervista di Di Maio a La Stampa si preoccupa di chiarire bene chi sono i potenziali alleati, la Lega di Salvini e la lista Leu di Grasso. Che cosa potrebbe accomunare queste forze? Evidentemente, è l’implicito di Di Maio, l’ostilità all’Ue e all’Euro, all’opposto della terapia riproposta anche oggi da Fabbrini sul Sole per una nuova Ue federale. Sulla Lega l’omogeneità sul punto è evidente, su Leu obiettivamente molto di meno, ma non mancano al suo interno componenti possibiliste sull’uscita dall’Euro come Sinistra Italiana, come si ricava anche da vari e ripetuti interventi di Fassina.
E’ importante che questo dibattito emerga con trasparenza, come propone, con esiti opposti, Francesco Occhetta su Famiglia Cristiana.
E’ giusto concentrarsi sui temi di merito e non sui sondaggi sulle intenzioni di voto (e le improbabili quantità di seggi) che in assenza di candidati hanno valore pari quasi a zero.
Fino a che punto sarà dominante nel voto e in Parlamento la frattura destra-sinistra che pure esiste o quella federalisti-euroscettici?
Su questo incide anche la questione Niger, dove gli euroscettici con motivazioni per lo più di principio (tirando in ballo a sproposito l’articolo 11 della Costituzione dove il ripudio della guerra va insieme alle limitazioni di sovranità e quindi alla legittimità di iniziative sovranazionali) tendono ad essere isolazionisti, e dove invece i federalisti tendono ad essere favorevoli ove ve ne siano serie ragioni. Con una sottolineatura in questo caso del carattere politico di comune sicurezza europea antiterrorista dell’intervento, come propongono Prodi sul Messaggero e Minniti sul Corsera, con dettagli che andranno ulteriormente chiariti.
Anche in questo caso, come per le intercettazioni, il Governo in carica viene criticato per la legittimità della decisione già assunta, ma la legge in materia è molto chiara e comporta un voto parlamentare nelle commissioni competenti. Qui sotto l’articolo 2 della legge 145/2016.
Sarà interessante vedere tra qualche settimana, nelle Camere attuali, i comportamenti di voto e in particolare la divaricazione spettacolare tra Forza Italia (favorevole) e Lega (contraria) che però si presentano come alleate per il 4 marzo.

“Art. 2 Deliberazione e autorizzazione della partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali 1. La partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali e’ deliberata dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Presidente della Repubblica. Ove se ne ravvisi la necessita’, puo’ essere convocato, ai sensi dell’articolo 8, comma 2, del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il Consiglio supremo di difesa. 2. Le deliberazioni di cui al comma 1 sono trasmesse dal Governo alle Camere, che tempestivamente le discutono e, con appositi atti di indirizzo, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, autorizzano per ciascun anno la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali, eventualmente definendo impegni per il Governo, ovvero ne negano l’autorizzazione. Nel trasmettere alle Camere le deliberazioni di cui al comma 1, il Governo indica, per ciascuna missione, l’area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica di riferimento, la composizione degli assetti da inviare, compreso il numero massimo delle unita’ di personale coinvolte, nonche’ la durata programmata e il fabbisogno finanziario per l’anno in corso, cui si provvede a valere sul fondo di cui all’articolo 4, comma 1. Qualora il Governo intenda avvalersi della facolta’ di cui all’articolo 19, comma 2, per prevedere l’applicazione ad una specifica missione delle norme del codice penale militare di guerra, presenta al Parlamento un apposito disegno di legge. ((2-bis. Le deliberazioni trasmesse dal Governo alle Camere, di cui al comma 2, sono corredate della relazione tecnica sulla quantificazione dei relativi oneri, verificata ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.)) 3. Con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della difesa, dell’interno e dell’economia e delle finanze, ((da emanare entro sessanta giorni dalla data di approvazione degli atti di indirizzo di cui al comma 2,)) le risorse del fondo di cui all’articolo 4, comma 1, sono destinate a soddisfare il fabbisogno finanziario di cui al comma 2 del presente articolo. Gli schemi dei decreti di cui al precedente periodo, corredati di relazione tecnica esplicativa, sono trasmessi alle Camere ai fini dell’espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che e’ reso entro venti giorni dall’assegnazione. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia e per i profili finanziari sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati. 4. Fino all’emanazione dei decreti di cui al comma 3, per il finanziamento delle missioni di cui al comma 2, le amministrazioni competenti sono autorizzate a sostenere spese ((trimestrali)) determinate in proporzione ((alle risorse iscritte sul fondo di cui all’articolo 4)). A tale scopo, su richiesta delle amministrazioni competenti, sono autorizzate anticipazioni di tesoreria ((trimestrali)), da estinguere entro trenta giorni dall’assegnazione delle risorse di cui al comma 3. ((4-bis. Fino all’emanazione dei decreti di cui al comma 3, per assicurare l’avvio delle missioni di cui al comma 2, entro dieci giorni dalla data di presentazione delle deliberazioni o delle relazioni annuali alle Camere, il Ministro dell’economia e delle finanze, su richiesta delle amministrazioni interessate, dispone l’anticipazione di una somma non superiore al 75 per cento delle somme iscritte sul fondo di cui all’articolo 4, tenuto conto delle spese quantificate nelle relazioni tecniche.)) 5. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 6. Per gli anni successivi a quello in corso alla data di autorizzazione delle missioni di cui al comma 2, ai fini del finanziamento e della prosecuzione delle missioni stesse, ivi inclusa la proroga della loro durata, nonche’ ai fini dell’eventuale modifica di uno o piu’ caratteri delle missioni medesime, si provvede ai sensi dell’articolo 3.”

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A proposito di Europa

Sull’Europa appare unilaterale l’approccio di De Bortoli sul Corsera. La questione del fiscal compact non può essere separata dalla riforma della governance della zona euro. Infatti, come già proposto da Macron, il rispetto dei tempi nel rientro dai debiti eccessivi a livello di Stati nazionali deve andare di pari passo con una diversa soggettività politica ed economica delle istituzioni della zona Euro in grado di promuovere lo sviluppo.
Così come, specularmente, appare interessante l’attacco euroscettico di Martino Cervo su La Verità. Il giornalista finge di attaccare solo la Civiltà Cattolica ben sapendo che sul federalismo europeo sta attaccando anche i papi (da Pio XII a Francesco) e manca di segnalare chiaramente che almeno alcuni dei pezzi di destra cattolica da lui citati che attaccavano in Francia Macron (legato alla rivista mounieriana Esprit) lo facevano perché di fatto sostenevano la Le Pen.

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A proposito del decreto legislativo sulle intercettazioni

Può darsi che abbia ragione (come quasi sempre) Massimo Adinolfi sul Mattino e che quindi la riforma delle intercettazioni si riveli poco efficace.
Tuttavia la canea del Fatto Quotidiano in simbiosi col M5S sul sedicente diritto di distruggere le persone grazie alle intercettazioni, diritto che sarebbe colpito dalla riforma, fa sperare che qualcosa possa funzionare e che ci avviciniamo di più agli standard di una democrazia liberale.
Salva verifica sul merito, è però assurdo l’argomento procedurale perché il decreto sarebbe stato emanato a Camere sciolte: è decreto legislativo, non decreto legge. Il Parlamento è intervenuto prima con delega fissando lui tempi e poi coi pareri sulla bozza. Il mancato rispetto ci sarebbe quindi stato se non emanato

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Eterogenesi dei fini dei sostenitori del rinvio di fine legislatura: come aiutare il M5s che ha bocciato la legge sulla cittadinanza

Da punti di vista diversi soprattutto tre articoli (Breda sul Corsera, Cesaretti sul Giornale e Colombo sul Quotidiano Nazionale) ci spiegano una semplice verità: non ha senso chiedere al Presidente Mattarella di rinviare lo scioglimento se non si è in grado di garantire che esiste una precisa maggioranza in grado di approvare la legge sulla cittadinanza, che peraltro dovrebbe per forza essere approvata con un voto di fiducia stante l’ostruzionismo del centrodestra. Né c’entra nulla il voto del Senato che è stato sulla verifica del numero legale e non sul merito della legge.
Rinviare significherebbe solo esporre il Governo a una sconfitta parlamentare certa, cosa che gli renderebbe estremamente difficile gestire gli impegni successivi in Italia e in Europa perché sarebbe di fatto delegittimato.
Al di là della buona fede di singoli, che possono essere motivati su una causa condivisibile, da parte di molti si tratta pertanto solo di una manovra politica per attaccare direttamente il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio e, attraverso di loro il partito di maggioranza relativa. Né si salverebbero neanche i Presidenti delle Camere perché, nonostante la loro collocazione politica, nel loro ruolo istituzionale non possono in buona fede supportare il rinvio davanti al capo dello Stato, ben conoscendo la verità dei numeri. Ovviamente questa brillante manovra politica potrebbe avere nel caso, una volta delegittimate le massime cariche istituzionali, solo l’effetto di rafforzare il M5S, in quanto forza critica dell’intero sistema. Per una paradossale eterogenesi dei fini i sostenitori del rinvio porterebbero quindi, se la loro campagna avesse eco significativa, acqua al partito che è stato decisivo in termini numerici per affossare la legge.
E’ invece evidente a tutti coloro che condividono il cambiamento della logica della concessione della cittadinanza che nel prossimo Parlamento solo il successo della coalizione di centrosinistra costruita intorno al Pd potrebbe garantire l’approvazione della legge. Gli altri schieramenti maggiori sono decisamente contrari e gli altri sono solo liste a vocazione minoritaria, specie nei collegi uninominali dove non hanno nessuna possibilità di successo.

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I 70 anni della Costituzione- il mio articolo sul Quotidiano Nazionale di stamani

ceccanti costituzione

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Buon Natale, tempo di nuove nascite e di impegno tenace

 

La legge sulla cittadinanza poteva essere approvata solo con la fiducia.
Tuttavia i voti per approvarla in Senato non c’erano perché metà del gruppo di Alfano non l’avrebbe mai votata (anzi, nel caso avrebbero utilizzato quella fiducia come scusa per tornare prima nel centrodestra facendo cadere subito il Governo) e neanche la Svp
Vi è ovviamente una domanda: ma non si poteva mettere la fiducia alla fine (e non si potrebbe ancora farlo spostando lo scioglimento), dato che comunque la legislatura è finita?
La risposta sta nello splendido pezzo di Lucrezia Reichlin: lo stallo istituzionale post-voto è lo scenario di gran lunga più probabile, nonostante il gioco non innocente di diffusione di sondaggi che darebbero il centrodestra sempre più forte e il Pd in crollo. Contraddetti da altri sondaggi sui livelli di popolarità alta dei ministri chiave del Governo, che saranno protagonisti in campagna elettorale e che quindi incideranno sull’esito; secondo Paolo Bellucci che lo ha commentato sull’atlante Sise di Repubblica se il Pd proietta su di sé l’immagine del Governo partirebbe nettamente in testa.
In questa situazione di stallo non è la stessa cosa che il Governo di questa legislatura possa proseguire per vari mesi della prossima senza essere stato sfiduciato. Al di là delle classiche categorie di ordinaria amministrazione e di disbrigo degli affari correnti, ormai ben poco utili nella realtà veloce ed integrata europea e mondiale, chi si troverà prorogato al Governo non potrà non prendere decisioni molto importanti, anche in connessione con l’Unione europea, quasi come se fosse nel pieno dei poteri. Mentre porrebbero proseguire per mesi difficilissime trattative per coalizioni spot-elettorali il non essere mai stato sfiduciato farà differenza.
Per questo l’ordinata conclusione della legislatura comporterà lo scioglimento a breve e il non tentare la fiducia.
Quanto alla legge sulla cittadinanza si tratta obiettivamente di una sconfitta, una delle poche di questa legislatura sul terreno dei diritti; ma nel 2007 fummo sconfitti male sui Dico (anche lì per mancanza dei voti, connessa ad alcuni giochi politicisti di chi, anche a sinistra, sabotando i Dico voleva impedire la nascita del Pd; peraltro in quella legislatura non combinammo quasi niente a differenza di questa) e comunque dieci anni dopo abbiamo avuto le unioni civili.
Chissà che non riusciamo a fare di meglio, magari in tempi più brevi, trovando soluzioni anche più efficaci e convincendo con queste proposte chi oggi non era convinto anche solo su alcuni aspetti, magari perché non ci eravamo spiegati bene o perché si poteva fare di meglio.
In ogni caso dalle sconfitte, in politica come nella vita, ci si deve sempre rialzare per risalire a cavallo, magari evitando nel frattempo di sparare su chi è nella sostanza d’accordo con noi. Almeno per Natale, tempo di nuove nascite, evitiamo il masochismo e il massimalismo: come spiegava il filosofo Landsberg ripreso da Emmanuel Mounier ripreso da Emmanuel Mounier) c’è un’importanza etica della battaglia per le “cause imperfette” e nel non ritrarsi rispetto alle prime difficoltà perché nello spazio in cui ci impegniamo le cause sono necessariamente limitate e imperfette e gli strumenti lo sono ancora di più, ma questo non sminuisce la loro importanza. E, soprattutto, il metodo, è quello dell’inserimento in un processo molecolare, condiviso in cui è “l’avvenimento il maestro interiore” e non il ribadire rigidamente il punto di partenza.
Ecco comunque la citazione puntuale di Mounier:
“Ci impegniamo sempre in lotte discutibili su cause imperfette. Rifiutare per questo d’impegnarsi sarebbe rifiutare la condizione umana…Lo scetticismo è pure una filosofia, il non intervento tra il 1936 e il 1939 ha generato la guerra di Hitler; e chi non fa politica fa passivamente la politica del potere in carica”

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Il gruppo Pd della Camera spiega la legge di bilancio

bilancio

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