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Il voto con l’Europa in palio -Enrico Morando e Giorgio Tonini sul Foglio di oggi @giotoni

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Leggere Ugo Magri e capire la differenza tra coalizioni per vincere e coalizioni per governare

Articolo molto importante quello di Ugo Magri su La Stampa.. Alla prima prova parlamentare, quella dell’intervento in Niger, la coalizione di centrodestra si rivela solo una coalizione elettorale e non di governo perché la Lega si sfila con parole d’ordine sovraniste anti-francesi. Brucia ancora la dura sconfitta della Le Pen con Macron.
Nel merito, al di là delle legittime preoccupazioni “laiche” sulle difficoltà sul terreno, è difficile accettare le critiche, se si condivide l’approccio di un’immigrazione regolata e non subìta che richiede la stabilizzazione di alcune aree. Gli argomenti del Foglio sono giusti, ma non ho vito una contrarietà di Avvenire e del mondo cattolico latamente inteso, su questo ha invece ragione Repubblica, se non di alcune frange che stavolta da sinistra applicano la logica massimalista dei principi non negoziabili, di solito utilizzata a destra. Come spiegava uno dei più brillanti intellettuali cattolici del secolo scorso, Emmanuel Mounier, riprendendolo dal filosofo Paul Landsberg (scusate se mi ripeto, l’ho già citato, ma ripetere serve), una volta scelto un fine bisogna comunque misurarsi con mezzi imperfetti che non possono pretendere di applicarlo integralmente e rigidamente. In questo consiste l’impegno politico.
Così Mounier descrive l’influenza di Lansberg sulla sua filosofia dell’impegno:
” Les deux articles sur l’engagement et sur l’action, « dates cruciales dans notre histoire » selon Mounier, marquent la rupture avec la méfiance du politique et un certain angélisme d’Esprit à ses débuts. Mounier reconnaîtra hautement cette dette : « Il fut, il reste à jamais, par ce qu’il nous a donné, une des pierres d’angle d’Esprit. Nul plus que lui n’a contribué, aux environs de 1935, à nous sauver des tentations utopiques. »

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La grande coalizione è dove mi siedo io

 

Dell’intervista di D’Alema al Corsera si capisce fondamentalmente una cosa, che un’eventuale grande coalizione Pd-Fi non andrebbe bene perché non comprende lui. Infatti i governi del Presidente non esistono, se non per un certo attivismo del Capo dello Stato che supplisce le difficoltà di intesa tra i partiti (quella che auspica Cassese, ma che non è affatto scontata). Alla fine i Governi del Presidente hanno bisogno di una maggioranza parlamentare, sono grandi coalizioni di cui ci si vergogna e quella a cui pensa D’Alema è evidentemente una che arriva da Leu fino a Berlusconi compreso. A nobilitarla c’è il fatto che ci sarebbe dentro lui. Chissà che ne pensano i suoi potenziali elettori e Pietro Grasso.

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I quotidiani si accorgono finalmente che sono decisivi per il Governo futuro i rapporti tra Italia e Unione europea

Al di là se sia opportuno l’intervento dei commissari Ue e se abbia o meno effetti elettorali e quali eventualmente essi siano, la giornata di oggi segna una svolta: i quotidiani sembrano essersi accorti che ai fini della successiva formazione del Governo è decisiva la collocazione rispetto ai rapporti Italia Ue, esattamente come lo furono le elezioni del 1948 tra i due schieramenti internazionali. Si legga il pezzo di Dassù su la Stampa di stamani.
L’Europa è parte della politica interna, ciedere che resti fuori è come pretendere che nelle elezioni regionali non si parli di Italia.
Non a caso il primo punto della pre-intesa sulla formazione del nuovo Governo tedesco è esattamente sull’Europa e per fortuna di questo parlerà sabato il Pd a Milano.
Questo spiega anche un altro fatto quasi miracoloso. Ieri avevo sperato in una conversione sulla via di Damasco del Corsera grillino di Cairo e in effetti qualcosa sembra accadere se non solo Antonio Polito (da qualche anno alquanto prevenuto contro il Pd) ma persino il commentatore in assoluto più favorevole al M5S (al netto del Fatto Quotidiano) Massimo Franco oggi ammettono che rispetto al’Europa le impostazioni di M5S e Lega non sono compatibili con programmi di governo nella zona Euro.
Ci sono 50 giorni di tempo per farlo capire, per far capire che sono elezioni decisive come quelle del 1948, come ripete da mesi sergio Fabbrini, abbandonando altri temi inutili della campagna.
Il 27 gennaio 1948, è quasi un anniversario, a Londra, l’ambasciatore Gallarati Scotti inviò al ministro degli Esteri Carlo Sforza una nota nella quale illustrava, analizzandole, le ragioni che avevano indotto il ministro britannico laburista nel Governo Attlee, Ernst Bevin, a invitare l’Italia ad entrare a far parte dell’alleanza militare occidentale. Nella nota, Gallarati Scotti rilevava inoltre che “una domanda è oggi su tutte le bocche (e perciò suppongo nel recondito pensiero di chi dirige la politica estera britannica): quale l’Italia che emergerà dalle elezioni del 18 aprile 1948? La convinzione generale è che questa data sia davvero una data storica non solo per gli italiani, ma per tutti gli europei in quanto segnerà il momento decisivo della posizione che il nostro paese intenderà prendere nella compagine del mondo e più particolarmente nella riorganizzazione del mondo occidentale”.

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La discussione meditata sul termine razza all’Assemblea Costituente

 

Gli atti dell’assemblea Costituente sono una miniera.
Sul termine “razza” ci fu una discussione nella seduta del 24 marzo 1947 perché Cingolani per la Dc avrebbe voluto sostituirla con la parola “stirpe”, considerata più neutra.
Cingolani però ritirò l’emendamento dopo aver ascoltato le argomentazioni di Laconi e del Presidente della Commissione dei 75 Meuccio Ruini che qui riporto e che vanno in direzione opposta a quelle del candidato leghista Fontana

Laconi:

“Noi non possiamo accettare questa proposta, che è già stata presa in esame da tutti coloro che hanno presentato l’emendamento, sia da parte democristiana che da parte nostra. Non possiamo accettarla, perché in questa parte dell’articolo vi è un preciso riferimento a qualche cosa che è realmente accaduto in Italia, al fatto cioè che determinati principî razziali sono stati impiegati come strumento di politica ed hanno fornito un criterio di discriminazione degli italiani, in differenti categorie di reprobi e di eletti.
Per questa ragione, e cioè per il fatto che questo richiamo alla razza costituisce un richiamo ad un fatto storico realmente avvenuto e che noi vogliamo condannare, oggi in Italia, riteniamo che la parola «razza» debba essere mantenuta. .Il fatto che si mantenga questo termine per negare il concetto che vi è legato, e affermare l’eguaglianza assoluta di tutti i cittadini, mi pare sia positivo e non negativo.”

Ruini:

“Comprendo che vi sia chi desideri liberarsi da questa parola maledetta, da questo razzismo che sembra una postuma persecuzione verbale; ma è proprio per reagire a quanto è avvenuto nei regimi nazifascisti, per negare nettamente ogni diseguaglianza che si leghi in qualche modo alla razza ed alle funeste teoriche fabbricate al riguardo, è per questo che — anche con significato di contingenza storica — vogliamo affermare la parità umana e civile delle razze.

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La realtà capovolta: Fontana usa la parola razza in senso opposto alla Costituzione e pretende di farsi scudo con essa. Una Fontana da cui non sgorga né acqua né logica

E’ vero che ormai siamo abituati a forme di propaganda che capovolgono la realtà, per cui ad esempio si teorizza che la scelta di un albero spelacchiato sia stata fatta apposta per incrementare il turismo, però con la storia del sostantivo razza, che sarebbe giustificato perché citato dall’articolo 3 della Costituzione siamo davvero al delirio. La Costituzione cita la razza per andare contro le discriminazioni che vogliono usare quel concetto e a partire da lì è sorta una legislazione contro l’odio razziale, in particolare la legge 25 giugno 1993, n. 205. Se invece io uso la parola razza in senso opposto alla Costituzione, per legittimare l’odio razziale, uso la parola per capovolgerne il senso. Seguendo la stessa logica, siccome il comma successivo dell’articolo 3 parla di “ostacoli” dicendo che vanno rimossi quando limitano libertà e uguaglianza, se io dico che a me piacciono gli ostacoli e che li voglio aumentare perché rischiamo troppa libertà e uguaglianza sarei forse legittimato perché uso la parola? Visto che giochiamo sulle parole dal candidato Fontana non mi sembra che sgorghi né acqua né ragionevolezza né logica: sgorgano parole che vanno in direzione opposta a come sono usate dalla Costituzione.

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Il programma euroscettico del centrodestra

Michele Ainis su Repubblica segnala un punto della bozza di programma del centrodestra, che sarebbe il seguente:

“Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco (recupero di sovranità).”

Ainis segnala che questa affermazione sarebbe comunque poco compatibile con l’art. 11 della nostra costituzione (e forse anche con l’articolo 117 comma 1).

Però non mi sembra questa la critica più rilevante. Mi sembra che ce ne siano due più importanti.

La prima è che in quei termini la fase non è vera, non c’è nessuna generale prevalenza in Germania della Costituzione sui Trattati. C’è una maggiore attenzione, soprattutto procedurale, direttamente in Costituzione agli interventi del Parlamento in materia perché sia rispettato il principio di sussidiarietà nell’articolo 23 del testo che potete leggere qui

https://www.art3.it/Costituzioni/cost.%20Germania.htm

La seconda è però la seguente: la Germania, con l’accordo della Grande coalizione, sta in questo momento accettando il contrario, ossia maggiori cessioni di sovranità purché la cessione non vada a organi tecnocratici ma organi democraticamente legittimati.

Quindi questa appare una concessione sovranista alla Lega (recupero di sovranità!) che va in direzione opposta non solo alla politica della Spd ma anche a quella della Merkel. Il centrodestra italiano, quindi, si colloca per intero in una posizione euroscettica insieme al M5S e a un pezzo di LiberiEguali, quello di Fassina? Che ne dice il Presidente del Parlamento europeo Tajani?

L’Europa è quindi il tema dominante e per certi aspetti sorprendente verso il 4 marzo.

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