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Accanimento terapeutico: le due novità del papa

Noterella su papa, biotestamento, male minore e compromessi legislativi
Sull’intervento di ieri del papa trovate molti articoli sui quotidiani.
E’ evidente che non c’è un cambiamento di impianto rispetto alla dottrina precedente (no all’eutanasia e no all’accanimento terapeutico).
Però ci sono due cose non scontate.
La prima è il riconoscimento che i progressi della tecnica rendono difficile stabilire un confine oggettivo tra i due, per cui occorre ragionare sui casi concreti senza anatemi e questo porta a un’autocritica evidente sulla negazione dei funerali nel caso Welby, che è espressa esplicitamente nell’intervista di mons. Vincenzo Paglia al Corsera. Negazione che, peraltro, era difficilmente giustificabile sulla base del codice di diritto canonico.

La seconda è molto più importante, anche per le ricadute complessive, e riguarda l’importanza dei compromessi sulle leggi.
Vorrei raccontare un aneddoto importante che si riferisce ai lavori preparatori della legge 194 che su molti punti, nonostante il diverso voto finale dei partiti, fu obiettivamente una legge di compromesso. “Ogni volta che si profilava un accordo su qualche aspetto, i settori intransigenti della Curia mi facevano arrivare copia di articoli del codice di diritto canonico sui princìpi e sulle mie responsabilità” mi raccontava tra il perplesso e l’arrabbiato Maria Eletta Martini che con Giovanni Berlinguer tesseva le fila degli accordi. In questo aneddoto c’erano due problemi: come si dovesse impostare il tema delle intese che prefiguravano il cosiddetto “male minore” o, meglio, il “bene possibile” e chi avesse la “competenza della competenza”, cioè ritenere effettivamente sussistente il male minore (o bene possibile). Sulla questione di contenuto a lungo era stata proposta un’impostazione di fatto insostenibile per chi fa vita parlamentare e non vuole rifugiarsi nell’Aventino: bene possibile è solo sottrarre una parte di male a un male più ampio che preesiste. In realtà tutto convergeva sulla questione di metodo: la gerarchia si riteneva legittimata a stabilire lei quando ricorressero le circostanze che legittimassero il cosiddetto male minore o bene possibile. Da questo punto di vista c’era una continuità tra coloro che inviavano alla deputata Martini gli articoli del codice e la regia ecclesiastica sulla legge 40 (con una gestione più squilibrata perché la politica si era nel frattempo indebolita). Viceversa nel testo di ieri i compromessi legislativi, la ricerca del bene possibile, vengono visti come un fatto positivo al di là della preesistenza temporale di un male maggiore e non c’è nessuna rivendicazione della competenza della competenza in capo alla gerarchia.
Al di là del caso di specie, che di fatto rivela un apprezzamento almeno di metodo e forse anche di contenuto per chi ha lavorato sotto la propria responsabilità al testo sul biotestamento, sono novità non da poco che aiutano la politica a superare il clima di eccesso di partigianeria e di rifiuto intransigente di accordi, senza i quali i Parlamenti fanno fatica a giustificare il loro ruolo proficuo per i cittadini.
Se avete dei dubbi su questa ricostruzione leggete attentamente questi due testi e valutatene la diversità di accenti:

1. il messaggio di ieri del papa
“In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza. D’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società. Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete.”
2. Il male minore secondo la “Evangelium vitae” di Giovanni Paolo II (paragrafo 73; 1995)

” Nel caso ipotizzato, quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui.”

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Giovanni Leone costituente: anticipazioni del testo del convegno Sapienza 30 novembre (interessanti e attuali considerazioni su giustizia e politica)

Roma, 30 novembre

Sintesi della relazione  “Giovanni Leone Costituente”

di Stefano Ceccanti

 

la relazione ripercorre i testi dei lavori dell’Assemblea; il discorso tenuto dieci anni dopo, il 16 gennaio 1958; il volume da lui pubblicato nel 1985.

Tra gli aspetti che possiamo ritenere più attuali del lavoro costituente si segnalano in particolare:

  • in relazione all’articolo 66 Leone si schierò a favore della proposta Mortati di un Tribunale per la verifica delle elezioni eletto dal Parlamento ma non composto di parlamentari;
  • l’indirizzo complessivo sul potere giudiziario così enunciato: rendere i magistrati “indipendenti, ma non assolutamente distaccati dalla vita dello Stato..”, ossia un “potere giudiziario” non così autoreferenziale “da restare avulso dalla vita della Nazione”;
  • la presa di posizione contro l’iscrizione dei magistrati ai partiti “in quanto non basta che il giudice sia indipendente, ma occorre che tale egli sempre appaia.”;
  • gli argomenti contro le giurie popolari, ossia contro quello che noi oggi chiamiamo populismo giudiziario: “. Resta, però, sempre l’esigenza della capacità, dell’idoneità a talune funzioni, incompatibile col principio della indiscriminata partecipazione del popolo”;
  • l’impegno per distinguere le garanzie di indipendenza di giudici e pubblici ministeri: fu grazie a un emendamento Grassi-Leone se si rinviò solo per queste ultime alla legge sull’ordinamento giudiziario, ossia si deliberò, secondo le parole di Leone in quella seduta un “parziale complesso di garanzie” rispetto a quello totale dei giudici, cosa che lascia la porta aperta ad istruzioni esterne: Capi delle Procure, CSM e financo il Governo;

 

Nel discorso per il decennale della Costituzione è particolarmente interessante la valutazione critica sul bicameralismo ripetitivo (che “dà luogo..a gravi problemi” a cominciare dalla lunghezza della navette da riformare “con particolare impegno”.

 

Nel discorso del trentennale della Costituzione rilevante invece la critica all’eccessivo attivismo del Csm, sia pure dovuta all’assenza di una legge sull’ordinamento giudiziario: ne è scaturita “una produzione di tipo quasi normativo” niente affatto fisiologica.

Alla fine del percorso non si può non rilevare un paradosso: al di là di singole personalità, la forza politica che in materia di giustizia ha sostenuto posizioni analoghe a quelle di Leone è stato ed è senza dubbio il Partito Radicale che però all’epoca delle dimissioni si distinse per una particolare vis polemica contro il Presidente in carica. Una posizione innaturale che fu poi sanata solo nel 1998 da una lettera di scuse di Pannella e Bonino.

Qui il testo integrale:

leone integrale

 

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Milano Bocconi 28 novembre

Milano Bocconi 28 novembre

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Roma, 30 novembre: I costituenti de ‘La Sapienza’

Giovedì, 30 Novembre, 2017 – 09:30

Master in Istituzioni parlamentari “Mario Galizia” per consulenti d’Assemblea
in collaborazione con la Fondazione “Paolo Galizia – Storia e Libertà”

I ‘COSTITUENTI’ DE ‘LA SAPIENZA’
In occasione del 70° anniversario dalla conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente

Aula Organi collegiali – Rettorato

Dopo il 1870 “La Sapienza” è stata per circa un secolo l’unica università statale romana, svolgendo- soprattutto nel secolo XX – un ruolo strategico nella formazione della classe dirigente italiana.
In occasione del settantesimo anniversario della conclusione dei lavori dell’Assemblea costituente, il Master in Istituzioni parlamentari ‘Mario Galizia’ per consulenti d’Assemblea e la Fondazione ‘Paolo Galizia – Storia e libertà’ organizzano un Convegno su I ‘costituenti’ de ‘La Sapienza’ per approfondire il contributo dei docenti de ‘La Sapienza’ nel processo costituente che ha condotto alla approvazione della Costituzione repubblicana.
Il Convegno, aperto da una riflessione generale sul periodo costituente e sul ruolo dei giuristi nella fase costituzionale transitoria, si concentra non soltanto sul contributo di coloro che agirono direttamente come ‘costituenti’ (Ambrosini, Caronia, Codacci Pisanelli, Fanfani, Leone, Moro, Mortati, Orlando, Perassi, Pesenti, Segni, Tosato), ma anche su quello degli ‘esperti’ per il lavoro preparatorio (Giannini , Gueli, Jemolo, Perticone).
Non sono dimenticati i cosiddetti ‘decostituiti’ (Costamagna, Maraviglia, Romano) e la Convenzione con il Vaticano per la costruzione della Cappella della “Divina Sapienza” nel periodo di redazione dell’art. 7 della Costituzione.

In allegato il programma integrale

roma, 30 novembre

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Matera, 17 novembre

matera, 17 novembre

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Libertà Eguale, Orvieto 2 e 3 dicembre

Lettera di convocazione

Cara amica, caro amico

 

​Da tempo è in atto uno sconvolgimento degli assetti economici, sociali e culturali a livello globale. La rivoluzione tecnologica, in particolare, ha creato le condizioni e favorito lo sviluppo dell’effettiva globalizzazione della economia.

 

Da una parte, nel mondo, sono migliorate le condizioni di vita di molte popolazioni nei paesi in via di sviluppo. Dall’altra, nelle democrazie occidentali sono emerse nuove contraddizioni interne: basti pensare all’aumento dei flussi migratori e all’impoverimento di fasce di popolazione tradizionalmente protette. Tutto ciò ha messo la “socialdemocrazia” europea nella incapacità di continuare a svolgere la funzione fondamentale – che aveva ben svolto nei ‘Trenta gloriosi’ del secolo scorso – di conciliare la libertà di mercato e di iniziativa con l’uguaglianza delle opportunità e dei diritti.

 

Questo quadro chiede grandi riforme liberali dell’economia e delle istituzioni. Come riformisti siamo convinti che il cambiamento sia possibile, ma senza voltarsi all’indietro e vivere di nostalgie.

 

La strada è segnata.

 

Da una parte, serve rafforzare la dimensione europea, sia sul piano istituzionale che delle politiche comuni, perché questa è la dimensione necessaria per fronteggiare problemi che hanno carattere globale e non possono più essere risolti nel quadro ristretto degli Stati nazionali.

 

Dall’altra parte, serve adeguare le istituzioni pubbliche italiane alle nuove sfide con il rafforzamento dei poteri di governo. Solo un governo stabile e autorevole potrà proporre e realizzare le riforme, negoziare con le autonomie regionali e far contare di più l’Italia nel percorso di trasformazione dell’Unione Europea.

 

Per questi motivi, l’Assemblea annuale di Libertà Eguale di Orvieto si svolgerà in tre passaggi:

  • sabato mattina, con la relazione introduttiva di Giorgio Tonini, ci focalizzeremo sul rilancio dell’Europa nella prospettiva globale con le conseguenti ricadute nel contesto nazionale.
  • sabato pomeriggio, con la relazione introduttiva di Stefano Ceccanti, torneremo sull’urgenza della riforma delle istituzioni tramite il rafforzamento dei poteri di governo ispirato al semipresidenzialismo francese, l’unico sistema oggi capace di garantire stabilità in Europa.
  • domenica mattina, con l’introduzione di Claudio Petruccioli, ampio spazio alle riforme realizzate in questi anni di governo riformista e a quelle altre riforme che ancora aspettano di essere avviate, specie nel campo dell’economia, del lavoro e dello sviluppo del paese.

Sono previsti numerosi interventi nonché i collegamenti con Miquel Iceta, Sergio Fabbrini e Tommaso Nannicini.

Concluderà i lavori Enrico Morando.

 

 

Inviamo in  allegato la scheda per iscriversi all’Assemblea annuale di Libertàeguale che si terrà ad Orvieto il 2 e il 3 dicembre prossimischeda

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Italia. La patria dei tanti presidenzialismi sregolati

Eravamo nel 2008 e l’allora Presidente del Senato Franco Marini mi telefonò per chiedermi se fosse opportuno candidarsi per l’assemblea Costituente del Pd. “Dall’Abruzzo me lo chiedono con insistenza – mi disse – e so che non ci sono impedimenti formali, ma mi chiedo se sia opportuno”. Franco Marini poi non si candidò e si rivelò anche in quel caso persona saggia.

Non credo sia stato per il mio parere negativo, in cui gli segnalai i problemi a entrare in campo sia per un Presidente di assemblea (che in un partito deve parlare di contenuti, ossia di leggi che devono passare al vaglio della sua Assemblea dove deve garantire tutti), ma anche per il supplente del Presidente della Repubblica (lunga vita ai Presidenti: ma se poi succede oro qualcosa e il supplente si trova nel mezzo di una crisi?).
Mi sbaglierò, ma in buona e ristretta compagnia, tra gli altri, di Fabio Martini, Gabriele Cané e Dino Cofrancesco, mi sembra invece che i nostri Presidenti di assemblea non solo decidano in senso opposto, ma non si pongano nemmeno il problema.
Si copre retoricamente  la figura del Presidente di Assemblea con una “mistica dell’imparzialità” che tende a nascondere anche suoi poteri ampiamente discrezionali  con decisioni non scontate. Ma questa mistica crolla del tutto, lasciando il re nudo, se i Presidenti, al di là delle posizioni di merito e di schieramento sostenute, che potrebbero essere le più giuste e condivisibili, entrano del tutto nelle dispute politiche contingenti. Fanno del male alle istituzioni e non è detto che facciano bene neanche a loro stessi e alle cause sostenute.
L’Italia è in fondo il Paese dove per non avere un (semi)presidenzialismo regolato si accettano come normali tanti presidenzialismi sregolati.

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