Più Europa e meno ossessione delle coalizioni (ovvero il Risiko applicato alla politica)

 

Mentre i quotidiani sono ancora ossessionati dal risiko delle coalizioni, sopravvalutandone l’impatto sul voto, nonché dell’aggregazione strutturalmente minoritaria sull’estrema sinistra (che come tutte le realtà nuove gode di una copertura mediatica al momento della fondazione, chi si ricorda Fli di Fini e le profezie sui consensi al momento della nascita?), in Europa accadono cose importantissime.
La novità di ieri è l’intervento di Schulz al congresso Spd: sì alla grande coalizione purché ci sia una svolta federale europea a partire dai temi posti da Macron alla Sorbona.
Al di là della scelta della formula (che ha ovviamente le sue controindicazioni se diventa quasi permanente) il discrimine dell’Ue è evidentemente quello decisivo e ciò sarà ben evidente al momento delle elezioni italiane. E’ su quello che si possono giocare, dotandosi di una linea chiara, quella che il Governo ha già, come si ricava solo dall’articolo di Trovati
Per inciso non si capisce perché Schulz non abbia fatto su quel tema la campagna elettorale. Macron parlò due giorni dopo le elezioni tedesche, ma il carattere cruciale della svolta Ue era già evidente.
Insomma, nessuno sottovaluta la cucina politica delle coalizioni, che sono come i carri armati di Risiko (se non ce li hai non combini granché, soprattutto nei primi giri), ma a Risiko si vince se realizzi l’obiettivo che ti è assegnato, se lo persegui coerentemente e lo puoi realizzare anche con meno carri armati di altri. Qui invece si sarebbe spinti da alcuni commentatori a ricaricare carri armati dimenticandosi della carta degli obiettivi.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in diario

Dopo quello del Senato, ecco il parere sui collegi della I Commissione Camera

parere

Lascia un commento

Archiviato in diario

Roma, 11 dicembre

roma, 11 dicembre

Lascia un commento

07/12/2017 · 13:45

Approvato alla I Commissione Senato il parere sui collegi

PARERE DELLA PRIMA COMMISSIONE PERMANENTE

 

(Affari Costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio

e dell’Interno, ordinamento generale dello Stato

e della Pubblica Amministrazione)

 

 

Roma, 7 dicembre 2017

 

 

Schema di decreto legislativo recante determinazione dei collegi elettorali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (n. 480)

 

La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo,

considerato che:

i princìpi e criteri direttivi stabiliti dall’articolo 3, commi 1 e 2, della legge n. 165 del 2017 delineano con sufficiente chiarezza il perimetro per l’esercizio del potere di delega da parte del Governo, pur residuando necessariamente per il legislatore delegato un certo margine di discrezionalità nell’individuazione della soluzione ottimale per ciascuna circoscrizione;

la disciplina di delega individua infatti, assieme ad alcuni criteri obbligatori, un insieme di criteri da applicare di norma, quali l’omogeneità del bacino territoriale sotto gli aspetti economico-sociali e delle caratteristiche storico-culturali, la continuità del territorio di ciascun collegio, nonché il mantenimento dell’integrità del territorio comunale;

in tal senso, se alcune potenziali criticità sono direttamente ascrivibili alla meccanica applicazione dei criteri di delega, in altri casi le soluzioni individuate nell’ambito dello schema di decreto si prestano a valutazioni di opportunità in comparazione con altre soluzioni, parimenti compatibili con i criteri di delega, che possono risultare per alcuni aspetti meglio rispondenti alle specifiche esigenze di coerenza e omogeneità dei bacini elettorali;

lo schema di decreto legislativo reca, agli articoli 1 e 2, la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per ogni circoscrizione elettorale della Camera dei deputati (art. 1 – Tabelle A.1 e A.2) e del Senato della Repubblica (art. 2 – Tabelle B.1 e B.2),

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

le Tabelle A.1 e B.1, che recano l’elenco dei collegi uninominali con l’indicazione dei comuni ricompresi nel relativo territorio, individuano ciascun collegio uninominale con un codice alfanumerico e con l’indicazione del nome del comune con la maggiore ampiezza demografica. Per i comuni il cui territorio è suddiviso in più collegi uninominali (per i collegi Camera si tratta delle città di Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo; per i collegi Senato sono le città di Torino, Milano, Genova, Roma, Napoli e Palermo), vi è un elenco a parte, in un’apposita sezione, con l’indicazione del territorio del relativo collegio. In proposito, al fine di assicurare una maggiore chiarezza ed evitare incertezze in sede applicativa, è opportuno indicare in un unico elenco la composizione di tutti i collegi uninominali, inclusi quelli che ricomprendono aree sub-comunali delle città divise in più collegi, individuando univocamente il territorio comunale compreso nel collegio;

lo schema di decreto legislativo specifica inoltre, all’articolo 3, comma 1, che, nel caso in cui vengano istituiti nuovi comuni mediante fusione o distacco territoriale di comuni preesistenti ed i comuni di origine facciano parte di più collegi uninominali o plurinominali, il comune di nuova istituzione si intende assegnato al collegio uninominale o plurinominale nel cui ambito originario insisteva il maggior numero di popolazione residente ora confluita nel nuovo comune. In proposito, andrebbe valutata l’opportunità di specificare che tale previsione si applichi nel caso in cui l’istituzione di nuovi comuni avvenga prima della convocazione dei comizi, così da evitare incertezze in sede applicativa anche con riferimento alla raccolta delle sottoscrizioni;

andrebbe valutata, al contempo, l’opportunità di fare riferimento anche alla fattispecie disciplinata dall’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, riguardante l’ipotesi del distacco di un comune da una Regione e la sua aggregazione ad altra Regione; la questione si pone, in particolare, nel caso della recente approvazione, da parte del Parlamento, del disegno di legge che dispone il distacco dal Veneto al Friuli Venezia Giulia del comune di Sappada che, in base allo schema di decreto legislativo in esame, appartiene alla circoscrizione Veneto 1, collegio uninominale  07 (Belluno). Il testo approvato dal Parlamento, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevede, al comma 2, che “a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge i riferimenti alla regione Veneto e alla provincia di Belluno, contenuti in disposizioni di legge concernenti il comune di Sappada, si intendono sostituiti da riferimenti, rispettivamente, alla regione Friuli Venezia Giulia e alla provincia di Udine”. Appare dunque opportuno specificare che, nel caso in cui, prima della convocazione dei comizi, vi sia il distacco di un comune da una Regione ed aggregazione ad un’altra, ai sensi dell’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, con conseguente mutamento di circoscrizione, il suddetto comune si intende assegnato, nell’ambito della nuova circoscrizione, al collegio plurinominale ed al collegio uninominale ad esso territorialmente contigui; qualora più collegi rispettino il criterio della continuità territoriale, andrebbe definito un criterio di riferimento quale quello del collegio uninominale nel cui ambito insiste il minore numero di popolazione residente;

nella circoscrizione del Senato Piemonte, appare opportuno ridefinire il collegio uninominale Piemonte 01, per garantire la coerenza economico-sociale del territorio, unificando i due collegi uninominali della Camera Piemonte 1-05 (Ivrea) e Piemonte 1-07 (Settimo Torinese) e aggregando, di conseguenza, i collegi della Camera Piemonte 1-09 (Pinerolo) con il collegio Piemonte 1-08 (Moncalieri);

nella circoscrizione del Senato Emilia-Romagna, appare opportuno trasferire i comuni di Bomporto, Bastiglia, Ravarino e Nonantola dal collegio uninominale Emilia-Romagna 06 (Reggio nell’Emilia) al collegio uninominale Emilia-Romagna 05 (Modena), al fine di assicurare la continuità e l’omogeneità del territorio. I quattro comuni, infatti, costituiscono un’unione insieme ai comuni di Castelfranco Emilia e di San Cesario, che però sono aggregati al collegio di Modena. Appare dunque necessario ricomporre ad unità un territorio che condivide una comune pianificazione urbanistica, sociale ed economica;

nella circoscrizione della Camera Toscana, come fatto presente anche nella relazione illustrativa, si evidenzia che lo schema di decreto legislativo è stato predisposto ricorrendo ai collegi uninominali del 1993. Tale metodo è ispirato dall’opportunità di assicurare la coerenza tra i bacini elettorali per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato; peraltro, nella circoscrizione Toscana, tale metodo è stato derogato, portando ad un risultato di non omogeneità dei due bacini elettorali. Infatti, per i collegi uninominali del Senato, sono stati utilizzati i collegi uninominali della Camera, nei quali sono state introdotte modifiche ritenute necessarie dalla Commissione istituita ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge n. 165 del 2017, per garantire la compattezza provinciale. Tuttavia, le stesse modifiche non sono state apportate ai collegi uninominali per l’elezione della Camera; i collegi uninominali della Camera andrebbero a tal fine ridefiniti, in particolare sottraendo dal collegio Toscana 06 (Pistoia) i comuni di Capannori e Porcari, e inserendoli nel collegio Toscana 09 (Lucca); sottraendo dal collegio Toscana 04 (Empoli) i comuni di Lamporecchio e Larciano e inserendoli nel collegio Toscana 06 (Pistoia); sottraendo i comuni di Arcidosso, Castel del Piano, Castell’Azzara, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano e Semproniano dal collegio Toscana 12 (Siena) e inserendoli nel collegio Toscana 14 (Grosseto), in quanto comuni situati nella provincia di Grosseto; sottraendo il comune di Castelfiorentino dal collegio Toscana 11 (Poggibonsi) e inserendolo nel collegio Toscana 04 (Empoli), al fine di un’adeguata compensazione della popolazione residente; sottraendo il comune di Camaiore dal collegio Toscana 09 (Lucca) e inserendolo nel collegio Toscana 08 (Massa), anche in questo caso per compensare la popolazione; sottraendo il comune di Terranuova Bracciolini dal collegio Toscana 03 (Sesto Fiorentino) e inserendolo nel collegio Toscana 07 (Arezzo), per assicurare maggior omogeneità territoriale;

nella medesima circoscrizione della Camera Toscana, come rilevato anche nella relazione illustrativa, appare opportuno preservare quanto più possibile l’integrità delle aree vaste e, in particolare, della città metropolitana di Firenze, mentre nello schema di decreto legislativo l’aggregazione dei collegi uninominali è stata effettuata accorpando collegi di province diverse, come Prato e Firenze, separando collegi appartenenti alla stessa città metropolitana come Empoli, pur in presenza della possibilità di realizzare aggregazioni più rispettose del criterio oggettivo delle unità amministrative; di conseguenza, è opportuno sottrarre il collegio uninominale Toscana 04 (Empoli) dal collegio plurinominale Toscana 02 e inserirlo nel collegio plurinominale Toscana 03. Occorre altresì sottrarre il collegio uninominale Toscana 05 (Prato) dal collegio plurinominale Toscana 03 e inserirlo nel collegio plurinominale Toscana 01;

nella circoscrizione della Camera Umbria, per assicurare l’omogeneità storico-culturale dell’area, si evidenzia l’esigenza di sottrarre i comuni di Scheggino, Sant’Anatolia di Narco, Vallo di Nera, Monteleone di Spoleto, Poggiodomo e Cascia dal collegio uninominale della Camera Umbria 03 (Terni) e di aggregarli al collegio uninominale Umbria 02 (Foligno);

nella circoscrizione della Camera Lazio 2, come evidenziato nella relazione illustrativa, lo schema di decreto legislativo dispone lo spostamento di un comune della città metropolitana di Roma Capitale nella provincia di Viterbo, in quanto appartenente a un parco regionale; per evitare la lesione dell’integrità di entrambe le unità amministrative, il riporto in soglia del collegio di Civitavecchia si sarebbe potuto effettuare trasferendo alcuni comuni della provincia di Viterbo, inseriti nel collegio di Civitavecchia, nel collegio della provincia di appartenenza, così riportandoli all’interno della loro naturale sede amministrativa e organizzativa. In tale caso, si sarebbe potuto realizzare un adattamento che avrebbe consentito un miglioramento del livello di integrità delle aree vaste; vi è dunque l’esigenza di ridefinire i due collegi uninominali della Camera, trasferendo i comuni di Barbarano Romano, Bassano Romano, Blera, Villa San Giovanni in Tuscia, Vejano, Sutri, Capranica e Oriolo Romano dal collegio uninominale Lazio 02 (Civitavecchia) al collegio uninominale Lazio 01 (Viterbo) e trasferendo il comune di Mazzano Romano dal collegio uninominale Lazio 01 (Viterbo) al collegio uninominale Lazio 02 (Civitavecchia);

nella circoscrizione della Camera Abruzzo, si evidenzia l’opportunità di trasferire il comune Silvi, unico comune della provincia di Teramo rimasto nel collegio comprendente il territorio del collegio di Pescara, dal collegio uninominale Abruzzo 03 (Pescara) al collegio uninominale Abruzzo 02 (Teramo), così da ripristinare l’integrità della provincia di Teramo;

nella circoscrizione della Camera Campania 1, potrebbe apparire opportuno, al fine di riportare in soglia i collegi uninominali, trasferire i comuni di Casandrino, Melito di Napoli e Mugnano dal collegio uninominale Campania 01 (Giugliano in Campania) al collegio uninominale 04 (Casoria) e trasferire i comuni di Frattamaggiore, Grumo Nevano, Crispano e Fratta Minore dal collegio uninominale 04 (Casoria) al collegio uninominale 01 (Giugliano in Campania); tale soluzione permetterebbe di formare un nuovo collegio al Senato, aggregando il collegio uninominale Camera 05 (Napoli Arenella-Vomero) con il collegio uninominale Camera 04 (Casoria). In questo modo, il collegio uninominale 03 (Acerra Pomigliano) potrebbe essere aggregato al collegio uninominale 02 (Nola). Per tradizione e condizione socio-economica infatti i due collegi sono naturalmente affini, anche considerando che condividono la stessa diocesi e lo stesso tribunale;

 nella circoscrizione della Camera Campania 2, al fine di assicurare una maggiore omogeneità dei territori, appare opportuno trasferire i comuni di Mercato San Severino e Fisciano dal collegio uninominale 09 (Battipaglia) al collegio uninominale 08 (Salerno);

nella circoscrizione della Camera Basilicata sono da determinare complessivamente due collegi uninominali alla Camera, tre in meno rispetto ai cinque collegi uninominali definiti dal decreto legislativo n. 535 del 1993 per il Senato; al fine di valorizzare l’omogeneità geografica e storico-culturale delle relative aree, anche in relazione alla loro collocazione rispetto all’asse autostradale, si prospetta l’opportunità di una diversa aggregazione dei cinque collegi definiti dal decreto legislativo n. 535 del 1993; in particolare, il collegio uninominale 01 (Potenza) andrebbe formato mediante l’aggregazione dei collegi uninominali del 1993 di Potenza (collegio 01) e di Lauria (collegio 05), così da essere orientato lungo l’asse autostradale; il collegio uninominale 02 (Matera) dovrebbe essere  formato dai collegi uninominali del Senato 1993 di Melfi (collegio 02), di Matera (collegio 03) e di Pisticci (collegio 04), ad eccezione dei comuni di Senise, Castronuovo di Sant’Andrea, Calvera, Carbone, Teana, Chiaromonte, Fardella, San Severino Lucano, Francavilla in Sinni, Noepoli, Cersosimo, San Costantino Albanese, San Paolo Albanese e Terranova di Pollino, che rientrano nella provincia di Potenza e sono conseguentemente aggregati al collegio uninominale 01 (Potenza);

con riferimento alla definizione dei collegi plurinominali per il Senato nella circoscrizione Sicilia, si ritiene più congrua una ripartizione della circoscrizione regionale in 2 collegi plurinominali in luogo di 3. Tale soluzione appare coerente con l’esigenza di assicurare la massima compattezza territoriale, evitando un’irragionevole scomposizione del territorio. Il secondo dei tre collegi plurinominali, nell’aggregare i collegi uninominali di Agrigento, Gela e Messina, presenta infatti un profilo geografico irregolare, in quanto attraversa la Regione da nord a sud e da est a ovest, in tal modo unificando territori tra loro disomogenei sul piano economico-sociale e per caratteristiche storico-culturali. Appare pertanto più corretta la previsione di due soli collegi plurinominali, a est e a ovest dell’isola, che potrebbero coincidere con le due circoscrizioni elettorali della Camera dei deputati. Tale scelta, peraltro, si pone in piena sintonia con le osservazioni del Governo contenute nella relazione illustrativa di accompagnamento dello schema di decreto legislativo;

nella circoscrizione della Camera Sicilia 2, nel rispetto dell’unità territoriale, economica e sociale, appare necessario ricomporre nei collegi i comuni della provincia di Catania. Pertanto al collegio uninominale 04 (Acireale) occorre aggregare i comuni di Pedara, Nicolosi e Trecastagni; occorre di conseguenza sottrarre al collegio uninominale 06 (Misterbianco) i comuni di Pedara, Nicolosi e Trecastagni, e aggiungere il comune di Belpasso; appare, altresì, necessario aggiungere al collegio uninominale 07 (Paternò) i comuni di Militello in Val di Catania, Palagonia, Scordia e sottrarre ad esso il comune di Belpasso; al collegio uninominale 09 (Avola) occorre sottrarre di conseguenza i comuni di Militello, Palagonia, Scordia e aggiungere il comune di Carlentini; al collegio uninominale 10 (Siracusa) è necessario sottrarre di conseguenza il comune di Carlentini;

nella circoscrizione della Camera Sardegna, appare opportuno ridefinire, sia alla Camera sia al Senato, i collegi uninominali in cui si articola la circoscrizione, in modo da assicurare l’unitarietà di tutti i comuni facenti parte della provincia di Nuoro in un unico collegio e di tutti i comuni facenti parte della provincia di Oristano in un unico collegio, assicurando l’omogeneità dei bacini elettorali della Camera e del Senato, tenendo conto di bacini territoriali omogenei sotto l’aspetto economico-sociale, storico-culturale e linguistico, quali quelli rappresentati dalle precedenti articolazioni provinciali, e valorizzando anche i fattori di omogeneità rappresentati dai sistemi locali.

 

 

Estensore del parere

Sen. TORRISI

Lascia un commento

Archiviato in diario

Concentrarci sul messaggio europeista più che sugli alleati

 

Il dibattito politico sui quotidiani è bloccato o sui confusi lavori (e annesse strumentalità) della commissione sulle banche o sui micro-spostamenti di ceto politico, che hanno indubbiamente un qualche valore (sempre meglio qualche alleato in più che in meno), ma i cui riflessi significativi sul voto degli elettori sono tutti da dimostrare.
Invece il dibattito politico nelle sedi che contano è tutto diverso e riguarda il futuro della Ue a cui è strettamente legato quello dell’Italia.
Ieri era il giorno delle proposte della Commissione Ue che ha esplicitato la sua impostatazione di riforma istituzionale, che per fortuna qualche giornale commenta. Ha un valore relativo perché prima si deve formare la coalizione tedesca, però dimostra che il tema è vivo e decisivo.
Ne abbiamo parlato a Orvieto con la relazione Tonini e le conclusioni di Morando e ne ha parlato anche il presidente Mattarella ieri in Portogallo. Su questo si dovrebbe concentrare il Pd, anche in vista del vertice europeo del 15, perché è l’unico partito che potenzialmente avrebbe le credenziali per far valere un messaggio chiaro che varrebbe ben di più, in termini di potenziali consensi, delle liste alleate che, per carità, fanno sempre comodo, vista la legge elettorale, ma che non sono risolutive nel rapporto col Paese.
Su questi temi la lista alla sua sinistra è del tutto eterogenea, lì sono forti posizioni di sinistra sovranista favorevoli anche a possibili uscite dall’euro e che non a caso puntano a un asse post-elettorale col M5S; la coalizione di centrodestra è eterogenea perché deve muoversi tra Merkel e le Pen e ricorrere a escamotage come la doppia moneta. Interessante l’intervista di Di Maio alla Stampa, nonostante il titolo rassicurante. Di Maio conferma di voler mantenere la minaccia del referendum sull’euro, che da sola incrina la credibilità dell’Italia per entrare o no nella nuova zona di cooperazione rafforzata che si delinea e dove staranno di sicuro Francia e Germania. Di Maio sembra anche ignorare che la linea dei negoziati per espandere i deficit nazionali e allontanare il rientro dal debito è alternativa a quella federalista: chi starà nella nuova area più integrata otterrà appunto il vantaggio di una maggiore integrazione federale, traino decisivo per lo sviluppo, che comporta però l’onere di una maggiore convergenza tra i Paesi contraenti.
Al netto delle tecniche su questa o quella istituzione (il Ministro europeo dell’economia, il Parlamento della zona Euro), come spiega Fabbrini il Pd dovrebbe appunto impostare una campagna macroniana a vocazione maggioritaria, di tipo referendario, sul fatto che solo con la propria guida, viste le posizioni degli altri, l’Italia potrà entrare nella nuova zona integrata di cooperazione politica che maturerà nel 2019 e che decollerà con o senza di noi. Lo ha fatto dal niente Macron, certo in un sistema del tutto diverso (per sua fortuna), ma non è detto che non si possa riproporre in forme diverse. Sarebbe un messaggio ben più forte di qualche alleato in più.

Lascia un commento

Archiviato in diario

#Orvieto2017 Le conclusioni di Enrico Morando

morando orvieto

Lascia un commento

Archiviato in diario

Intervento di Stefano Ceccanti LEGGE ELETTORALE E CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE TRA I POTERI DELLO STATO

 

Premessa- delimitazione del tema

 

Questo dibattito non è relativo ai giudizi di merito da dare sulla nuova legge elettorale ed è un bene perché così si può evitare il cortocircuito ormai frequente di ritenere incostituzionali le norme che non ci piacciono, confondendo erroneamente i piani.

 

Ciò detto, è raro trovarsi in casi estremamente chiari come questo.

 

I ricorrenti sembrano aver preso troppo alla lettera l’affermazione evangelica “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.

In realtà se si continuano a fare richieste già respinte e a bussare alle porte sbagliate l’esito negativo è assicurato.

 

Vorrei illustrarlo in tre passaggi.

 

  1. La legittimazione soggettiva di singoli elettori e del Codacons non esiste

L’ordinanza 256/2016 Grossi-Coraggio, che ricapitola anche i vari precedenti decisi in modo conforme, a proposito di un conflitto di attribuzioni del Codacons in relazione al referendum costituzionale, è definitivo nel dichiararlo inammissibile per carenza di requisiti soggettivi:

“quanto alla persona fisica che agisce in proprio, la sua qualità di cittadino elettore non comporta che esso sia «investito di una funzione costituzionalmente rilevante tale da legittimarlo a sollevare conflitto di attribuzione» (ordinanza n. 284 del 2008);

che, quanto alla “associazione”, quale lo stesso CODACONS (Coordinamento delle associazioni e dei comitati di tutela dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) si definisce nel ricorso, essa non è titolare di funzioni costituzionalmente rilevanti, bensì delle situazioni soggettive che spettano alle «organizzazioni proprie della società civile» (così la ordinanza n. 120 del 2009, che ha affermato il difetto di legittimazione degli stessi partiti politici a sollevare conflitto di attribuzione);

 

  1. La legittimazione soggettiva di singoli parlamentari quando ci si riferisca alla violazione dei Regolamenti e delle prassi non esiste

L’ordinanza 149/2016 Grossi-Cartabia a proposito del ricorso del senatore Quagliariello e altri contro l’approvazione della legge sulle unioni civili attraverso i seguenti passaggi rileva che non sono state violate norme costituzionali, ma vi è un conflitto che riguarda solo interpretazioni di Regolamenti e prassi, non giudicabile dalla Corte:

“occorre, quindi, affinché vi sia materia del conflitto, che si lamenti la violazione di norme costituzionali attributive di potere al soggetto ricorrente;

che, a questo proposito, vero è che i senatori ricorrenti invocano gli artt. 1, secondo comma, 67, 71 e 72, primo e quarto comma, della Costituzione..;

che, tuttavia, è altresì vero che i ricorrenti, dopo aver invocato le suddette disposizioni costituzionali, sviluppano le censure lamentando una serie di violazioni dei regolamenti e della prassi parlamentare dovute a uno scorretto andamento dei lavori parlamentari relativi al disegno di legge n. 2081..

che, dunque, alla luce della ricostruzione della vicenda, la menomazione lamentata dai ricorrenti inerisce tutta alle modalità di svolgimento dei lavori parlamentari come disciplinati da norme e prassi regolamentari..

che, come questa Corte ha già avuto modo di chiarire, a ciascuna Camera è riconosciuta e riservata la potestà di disciplinare, tramite il proprio Regolamento, il procedimento legislativo «in tutto ciò che non sia direttamente ed espressamente già disciplinato dalla Costituzione» ”

 

 

  1. Sulla pretesa incostituzionalità del ricorso alla fiducia la Corte si è già espressa in senso negativo

La sentenza 391/1995 ha chiarito che Il Parlamento può ben normare la questione di fiducia come procedimento speciale senza violare il 72 ultimo comma che intende preservare la riserva di assemblea:

“ l’art. 72 della Costituzione affianca al procedimento ordinario di approvazione della legge alcuni procedimenti speciali, la cui disciplina viene affidata ai regolamenti parlamentari.

Tra i procedimenti speciali non contemplati dalla costituzione, ma previsti e disciplinati in sede regolamentare, possono essere ricompresi anche quello relativo all’approvazione dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge (art. 96-bis Reg. Camera e art. 78 Reg. Senato), nonchè quello concernente la posizione della questione di fiducia da parte del Governo sull’approvazione o reiezione di emendamenti ad articoli di progetti di legge (art. 116 Reg. Camera e art. 161, comma 4, Reg. Senato).”

 

 

 

Conclusione

Al termine faccio un’ulteriore considerazione. Il ragionamento sul voto di fiducia preso a sé stante non rende merito del contesto istituzionale. La vera anomalia sulle leggi elettorali è il voto segreto alla Camera su leggi politicissime e non di coscienza e la curiosa interpretazione data al regolamento del senato che lo ha consentito utilizzando come cavallo di Troia la tutela delle minoranze linguistiche.

Da quelle anomalie deriva la necessità del ricorso alla fiducia se non ci si voglia accontentare dello status quo nella materia.

Se rimuovesse il voto segreto si potrebbero anche ragionevolmente modificare i regolamenti espandendo l’area in cui è precluso il ricorso alla fiducia.

 

 

Lascia un commento

Archiviato in diario